martedì 12 maggio 2009

L’Anti-Berlusconismo (...continua)


Effetti del mio scritto

Ne ho parlato con tanti, sia con amici che con parenti, e indipendentemente dal loro orientamento politico.

Ovviamente ho avuto riscontri diversi, ma in particolare ho potuto vedere che in generale sono stato abbastanza frainteso; infatti il mio intento era soltanto quello di esaminare e sottolineare alcuni comportamenti che mi sembravano atipici o almeno sproporzionati.

Non volevo affatto convincere nessuno a parteggiare per il partito avverso, ma soltanto volevo capire da cosa era spinto quell’ODIO PROFONDO che ho descritto.

Invece ogni discussione, sia fatta per email che di persona mi ha portato a dover discutere sul perché certi interventi che io ho portato solo quale esempio di qualcosa che comunque a mio avviso doveva essere apprezzato, erano invece considerati sbagliati e non di poco, visto che erano tali da suscitare tutta quella avversione per il leader dell’attuale governo.

La maggior parte degli “odianti” hanno cercato di sminuire anche i risultati evidenti, dando forte accento a piccoli particolari che a loro dire non hanno reso PERFETTI gli interventi stessi, cosa che li autorizzava automaticamente a definirli completamente sbagliati.

Insomma nessuna comprensione per chi cerca di fare qualcosa, ma una sicurezza assoluta che chi è dell’altra parte sbaglia per definizione.

In qualche caso mi hanno detto, senza aver peraltro alcuna prova, ma solo per aver dato credito a voci che corrono nella loro corrente politica, che le cose sono diverse da quelle che ci raccontano e che molte delle cose che ci raccontano sono balle.

In sostanza, mai nessuna cosa è stata fatta né bene né all’incirca bene; sembra quasi che si desideri piuttosto il NON INTERVENTO.

Anche l’eliminazione dell’ICI è stata ovviamente criticata e tutti hanno voluto dimenticare che durante la campagna elettorale questa possibile azione veniva sbandierata anche dalla sinistra.

A questo proposito approfitto perciò per raccontare qui di seguito una storiella, che come tutte le storielle ha anche una sua “morale”.



Una storiella (leggere e meditare)

In una famiglia in cui da anni le cose andavano avanti bene, un bel giorno il capofamiglia, pressato dalle difficoltà economiche sempre maggiori a causa di una crisi mondiale che aveva fatto aumentare il costo della vita a dismisura, si vide costretto a ridimensionare le sue spese e tra le altre cose decise anche di ridurre le paghette che era solito corrispondere ai suoi due figli.

A sua volta il primo dei due figli, ragazzo molto assennato, per adeguarsi alla nuova situazione decise di ridurre il suo consumo di sigarette e di andare in discoteca una volta al mese piuttosto che una volta alla settimana; l’altro invece, sicuro che il problema del padre non lo riguardava affatto, e assolutamente intenzionato a non cambiare le sue abitudini, decise di trovare in qualche altro modo la differenza di danaro che gli era venuto a mancare, e trovò la soluzione cominciando a trafugare qualche oggetto nei supermercati che vendeva poi agli amici e ai compagni di scuola.

Si trovava così bene nell’arrotondare in quel modo la sua paghetta che cominciò anche a pensare che se avesse incrementato il suo “facile lavoro” sarebbe riuscito non solo a mantenere il suo “tenore di vita precedente”, ma avrebbe addirittura avuto la possibilità di procurarsi nuovi svaghi.

La cosa durò a lungo prima che fosse preso in fragrante e che fosse punito secondo legge; ma sapete perché passò tanto tempo prima che fosse scoperto? Perché quasi tutti gli amici di quella famiglia, pur essendosi accorti della cosa, non pensarono di avvisare il loro amico padre del ragazzo, ma addirittura parlando tra di loro, lo giustificavano dicendo che la colpa era appunto del padre, perché se avesse fatto a meno di ridurgli la paghetta il ragazzo non avrebbe certamente rubato.

Allora io mi domando, chi è il vero colpevole? Visto che il fratello più onesto si era adeguato, perché non poteva farlo anche l’altro? O la colpa era del padre che non aveva pensato di andare a rubare lui, per poter continuare a dare ai figli la solita cifra settimanale?

Lo Stato è il padre e può decidere di stringere la cinghia rinunciando a qualche introito per agevolare i cittadini; ma la conseguenza corretta deve essere che i suoi figli (i Comuni o gli enti a cui è stata tolta un po’ di paghetta) si adeguino riducendo a loro volta le proprio spese, e non andando a rubare nelle tasche dei cittadini quello che è a loro mancato.

Osservo inoltre che quando qualche Comune si comporta come quel figlio dissennato, è molto grave che i cittadini gli diano ragione dando la colpa allo Stato che gli ha ridotto gli introiti e non a loro che invece hanno voluto ad ogni costo mantenere tutte le loro spese!

Se poi è proprio questo che qualcuno pensa e non ha nessuna intenzione di colpevolizzare il Comune ma anzi lo giustifica, allora sarebbe addirittura logico che lo IMITASSE andando a rubare a sua volta per recuperare il danaro che ingiustamente gli è stato richiesto.

E non mi si venga a dire che tutte le spese dei Comuni sono indispensabili, perché sono pronto a citarvi decine di interventi che potrebbero riportare le spese a rientrare negli attuali introiti.

A solo titolo di esempio su possibili centri di spesa su cui intervenire penso alle ingenti spese delle feste patronali, all’abbondante illuminazione delle strade per non dire di tutte le luminarie in occasione del Natale e del fine anno; al gran numero di manifesti alle inutili e dannose cunette artificiali e anche se volete agli abbellimenti della città che non sono certo indispensabili, senza contare alla gran quantità di auto e mezzi di ogni genere utilizzati dall’amministrazione municipale.

E dopo esser intervenuti in tutti questi sprechi se ancora non bastasse, e SOLTANTO se si dovesse necessariamente cominciare ad agire anche su sanità, scuola o su altri servizi di pari importanza, SOLO ALLORA si potrebbe cominciare a pensare di prelevare qualche nuovo introito tassando i cittadini.

Ancora una volta prego chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui, di riesaminare oggettivamente il proprio pensiero e di non giustificarsi ad ogni costo, ma di meditare onestamente su quanto ho detto, ponendosi l’obiettivo di capire se è giusto giustificare i Comuni (di qualunque colore siano) e di colpevolizzare invece il Governo centrale (anch’esso di qualunque colore sia).

I Comuni non hanno diritto ad alcuna giustificazione, il Governo può essere anche criticato se volete, però non certamente per aver cancellata l'ICI, ma piuttosto per non aver effettuato attenti controlli sulll'operato dei Comuni.

lunedì 27 aprile 2009

L'Anti-Berlusconismo


Prima parte. Di che si tratta!

Si chiama così perché non è una normale avversione per una corrente politica e perché non è motivato dal fatto che si ha una diversa visione di come dovrebbero agire i politici o perché delle idee non sono condivise.

L’Anti-Berlusconismo non è dunque una naturale contrapposizione alle idee di un partito, ma è un ODIO profondo per il rappresentante e leader di un partito diverso da quello in cui si crede.

Capisco che si possa considerare poco valido un individuo, e che si possa avere un diverso grado di stima o di disprezzo per un politico; penso anche che sia giusto che ciascuno possa stimare o disprezzare quelli che militano nel partito avverso, così come spesso si ha un maggiore o minor grado di simpatia anche per i rappresentanti del proprio partito.

Ma quando si tratta del PDL, allora né idee né tantomeno le singole azioni vengono mai esaminate e in qualche caso criticate, ma si condannano tutte, senza tentare neanche di trovare qualche ragione che le giustifichi; e si abbaia contro il leader di quel partito verso il quale si nutre un ODIO SELVAGGIO.

Chi è avverso al PDL non è un italiano con delle idee diverse, ma è un individuo che ODIA IL SUO LEADER e vorrebbe vederlo ridotto alla povertà, schiacciato dalla magistratura, malato di cancro, torturato e impiccato.

E’ un fenomeno unico perché chi odia Berlusconi non ha mai odiato nessun altro così intensamente; quando soltanto si parla di lui si inalbera, alza la voce, impreca, e lo denigra in ogni modo possibile anche con osservazioni futili quali: “con tutti i soldi che ha, indossa sempre lo stesso maglione” oppure allineandosi con Franceschini: “in Abruzzo ha aperto una scuola e ha affermato che si sono riaperte tutte le scuole” (per la cronaca solo qualche giorno dopo la TV nazionale ha affermato che erano state riaperte 204 scuole su 294).

E’ inutile dire che quelle stesse persone che hanno fatto quelle affermazioni sarebbero state pronte a criticare il premier se lo avessero visto indossare un vestito al giorno o se non si fosse occupato affatto delle scuole abruzzesi.

Molto di questo ODIO è stato sollecitato dall’opposizione e dai suoi leader che giorno dopo giorno da Casini a Di Pietro e da Veltroni a Franceschini altro non fanno che criticare ogni suo intervento chiedendo azioni che spesso o sono state già fatte, oppure sono inattuabili a causa della precaria situazione economica; eppure immagino che anche PER SBAGLIO qualcosa di buono potrebbe pur essere capitato di fare.

Ma io credo che l’ODIO sia anche frutto dell’INVIDIA; sono molti, e non solo i suoi colleghi dell’altro schieramento, quelli che lo invidiano per la sua posizione economica, per le sue aziende, per il suo potere e per la sua popolarità; tutte queste cose le vorrebbero per se o per lo meno per i politici del proprio schieramento e allora di fronte allo smacco di non averle, ci si arrabatta a sbraitare contro di lui spesso anche senza avere alcun argomento valido; altrettanto fanno i suoi colleghi antagonisti e non si accorgono che così facendo si rendono sempre più antipatici, e non solo vanificano ogni possibilità di acquisire la fiducia di qualche indeciso, ma continuando a perdere credibilità e seguaci.

Quell’uomo che si osteggia è stato l’unico che finora ha visitato per ben 5 volte le zone del terremoto (e la popolazione lo ha gradito), ma chi lo odia dirà insieme a Franceschini che lo ha fatto per mettersi in mostra; eppure sanno bene tutti che Franceschini ha fatto solo FINTA di andare in Abruzzo in incognito, perchè poi ha lui stesso pubblicizzata la cosa nei vari telegiornali dicendo che diversamente da Berlusconi lui vi era andato in incognito! (e allora perché lo va dicendo?)

Sanno tutti che la promessa che le prime nuove case saranno pronte in sei/sette mesi, se non ci saranno altri gravi avvenimenti, si realizzerà, e che l’affermazione che si farà tutto senza imporre nuove tasse è una certezza; ma pur vivendo i risultati e avvantaggiandosi nel non dover versare nuovi balzelli, quelli che lo ODIANO non faranno mai un passo indietro, sicuri di trovare qualche argomento che consentirà loro di continuare a denigrarlo.

La prova è che questi italiani non cambieranno mai neanche di fronte a realtà di cose che sono state realizzate soltanto per la caparbietà di colui che continuano ad osteggiare:


  • l’ICI sulla prima casa non si paga più

  • tutti sanno che l’emergenza rifiuti di Napoli ha avuto una rapidissima soluzione; il termovalorizzatore che non si completava mai ha visto la luce e in questi giorni è partito l’ultimo treno che da anni portava a caro prezzo i rifiuti napoletani in Germania        

  • le prime tratte di Alta velocità delle Ferrovie dello Stato sono andate in funzione

  • l'appalto per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina è stato sottoscritto

  • la protezione civile in occasione della tragedia abruzzese ha funzionato in modo egregio

  • il piano casa è comunque un tentativo di rimettere in moto l’edilizia e di ridurre la disoccupazione

  • ............

Ebbene nessuno, pur risparmiando l’ICI gli è grato, nessuno gli riconosce la forte azione svolta per l’emergenza rifiuti, l’alta velocità è come se non esistesse, i soldi per il ponte sullo stretto dovevano essere spesi diversamente, arrivare dopo sole tre ore dal sisma è un’eternità (perché forse se c’era qualcun altro al governo sarebbero arrivati in 5 minuti) e per il piano casa meglio abolirlo e cadere nell’immobilismo (idolo di chi critica soltanto) piuttosto che chiedere e sperare in controlli serrati che evitino le scorrettezze.

Concludo questa parte con un’affettuosa richiesta diretto ai miei amici ai quali chiedo, dopo aver onestamente considerato i propri atteggiamenti “battaglieri”, di mitigare il proprio odio per Silvio, trasformandolo in una normale avversione per le idee della corrente politica diversa da quella per cui parteggiano e manifestando il proprio dissenso con pacate critiche costruttive sull’operato dell’attuale governo; tutto ciò perchè sarebbe bello conversare tra noi anche su argomenti per i quali le opinioni divergono, trovando invece assurdo che l’argomento politico debba essere considerato un tabù da evitare, per non correre il rischio di dover incrinare della belle amicizie.


Seconda parte. E allora? Due Italie?

Vi è mai capitato. dopo aver deciso di cambiare strada per aggirare un ingorgo stradale, di sentire affermare da vostra moglie che sarebbe stato meglio rimanere in coda e procedere lentamente perché secondo lei la decisione non farà guadagnare niente?

Purtroppo in questi casi non potete che sopportare la sua critica, perché non potete procedere contemporaneamente per i due itinerari e dimostrare a lei o anche a voi stessi quale è la scelta giusta.

Ebbene è così purtroppo anche con quei vostri amici che criticano l’operato del leader che odiano e nel quale invece voi credete; anche in questo caso infatti non avete nessuna possibilità di far vedere loro cosa sarebbe accaduto se le scelte le avessero fatte quelli che loro ritengono essere migliori.

E’ per questo che ho pensato ad una possibile soluzione, purtroppo IRREALIZZABILE, ma che farebbe finalmente capire a me o ai miei avversari politici, quale è il miglior premier o almeno quale è il meno peggiore.

Immaginate che l’Italia si dividesse in due, ma solo virtualmente, e che al governo di una parte ci fosse Berlusconi e dall’altra ci fosse Prodi (o altro personaggio della sinistra caro a quelli dell’altro versante). Immaginate anche che a mezzo di un apposito referendum ciascun cittadino possa decidere non di eleggere uno dei due contendenti, ma di appartenere all’uno o all’altro schieramento.

Tenendo conto della situazione politica italiana attuale, all’incirca la metà degli italiani sarebbero quindi per Berlusconi, mentre l’altra metà sceglierebbe Prodi.

Ma chi andrebbe al governo? Non, come avviene oggi, quello che ha avuto la maggioranza, ma sia l’uno che l’altro!

Sarebbero oltre tutto contenti tutti e due essendo entrambi affamati di “potere”; ma in più, cosa da non sottovalutare per niente, non litigherebbero più, perchè ciascuno di essi non avendo oppositori, potrebbe governare la sua parte di Italia senza intralci applicando le proprie idee che però sarebbero indirizzate soltanto ai propri seguaci.

Immaginate allora di dividere in parti proporzionali ai due insiemi, sia il debito pubblico che tutti i beni pubblici esistenti nel nostro Paese e di lasciare ai leader di ciascuna parte la libertà di legiferare imponendo le proprie regole e di fissare tasse ed obblighi a cui soltanto i propri adepti dovranno sottostare.

Ogni organizzazione pubblica avrebbe due sezioni in ciascuna delle quali lavorerebbe personale di una delle due parti che sarebbero destinati a servire solo i cittadini di quello schieramento; gli appartenenti all’organizzazione (ospedalieri, insegnanti, magistrati, poliziotti, ecc.) godrebbero del trattamento economico fissato dal proprio governo e sarebbero tenuti a rispettare le sue regole.

Ciascuno italiano quindi avrebbe il leader che desidera e sarebbe felice di rispettare solo quanto deciso dal suo beniamino, non si adirerebbe più per le scelte governative e al massimo continuerebbe a criticare l'operato di quello che odia, senza però doverlo subire; ciascun cittadino avrebbe i vantaggi e sopporterebbe gli svantaggi di appartenere ad una delle due coalizioni e parallelamente avrebbe la possibilità di vedere chiaramente se l’organizzazione che ha deciso di scegliere funziona veramente meglio o peggio di quella che ha deciso di rifiutare.

Alla distanza di qualche anno si potrebbe poi indire un nuovo referendum e con i nuovi risultati cambiare le appartenenze ai gruppi e naturalmente ridistribuire debiti e beni in maniera proporzionale alle nuove percentuali di appartenenza.

Sono certo che dopo qualche legislazione, la percentuale di uno dei due governi salirebbe a dismisura, ma non vi so dire quale né ho voglia di immaginarlo, anche perché mi basta sapere che in qualunque momento potrei iscrivermi alla coalizione a me più gradita.

Oggi, con le elezioni politiche periodiche e con la cosiddetta alternanza, dopo le elezioni quelli della minoranza sono costretti ad accettare le regole di quelli della maggioranza e il passaggio da uno schieramento ad un altro avviene soltanto sulla base di promesse che molto spesso non sono mantenute.

Purtroppo ogni nuovo governo non può essere giudicato e raffrontato bene con l’altro in quanto i problemi che deve affrontare sono sempre diversi da quelli che ha affrontato il governo precedente e ciò consente a chi si candida di poter abbindolare solo con chiacchiere e senza dover dare a nessuno alcuna vera prova tangibile di efficienza.

Viceversa con la doppia gestione si potrebbe vedere con estrema chiarezza quali sono i risultati che le due diverse coalizioni hanno saputo raggiungere, in quanto ciascuno di essi ha potuto applicare le proprie teorie alla soluzione dello STESSO problema.

Infine con la doppia amministrazione, nessuno potrebbe più lamentarsi di dover sopportare imposizioni da un governo che non ha votato e in più potrebbe dopo un certo tempo anche cambiare idea e passare dall’altra parte acquisendo immediatamente il diritto a vivere come quelli che ha potuto vedere veramente stare meglio.

Lo so bene che questa è un’utopia e che nessuno sarebbe disposto a realizzare una così difficile organizzazione, ma ho anche il sentore che la maggiore opposizione verrebbe proprio da TUTTI i nostri politici che avrebbero una gran PAURA di dover dimostrare questa volta con i fatti le proprie capacità.

Ma, ora che ci penso, non è questo una specie di federalismo che pur qualcuno sta proponendo da tempo, con la notevole variante di non dividere le amministrazioni per zone geografiche, ma molto meglio per desiderio di appartenenza espresso da ogni singolo italiano?

lunedì 21 luglio 2008

Quel maledetto cicalino

SI.

Sto parlando del cicalino installato sulla mia autovettura; è una Mercedes classe A ma non è la sola a disporre di questo aggeggio infernale.

Il cicalino è nato da tanti anni e spesso accoppiato con l’accensione di una spia luminosa era solito avvisare con dei sommessi BIP che una portiera non era perfettamente chiusa o che il carburante stava per esaurirsi o per altri avvisi utili.

In questi ultimi tempi è stato anche utilizzato per avvisare che non è stata allacciata una cintura di sicurezza, ma in questo caso il “maledetto cicalino” non è più discreto come in tutti gli altri casi: inizia sommessamente dopo aver superato i 20 km/ora e prosegue per pochi secondi così, poi aumenta la frequenza e diventa più insistente, infine aumenta di volume diventando insopportabile; e si ACQUIETA soltanto quando il guidatore e/o il passeggero anteriore non ha ubbidito ai suoi COMANDI.

Io percorro spessissimo dei brevissimi tratti di strada in città a bassissima velocità e con continue fermate per una serie di piccoli servizi giornalieri; ebbene sono costretto a SUBIRE continuamente il fastidiosissimo supplizio oppure a continuare ad inserire e disinserire la fibbia della cintura.

Osservo che ogni dispositivo meccanico ha una propria vita e tale vita dipende dalla frequenza d’uso del dispositivo stesso per cui sono anche convinto che il continuo inserimento e disinserimento delle fibbie prima o poi le guasterà, magari rendendole inefficaci al momento del bisogno .

La mie età supera i settanta, ho la patente da 55 anni ma ho cominciato a guidare (la Balilla spider) ben 65 anni fa; ho percorso milioni di chilometri con innumerevoli autovetture ed indosso le cinture di sicurezza IN CUI CREDO FERMAMENTE da anni ed anni.

Ma non posso sopportare di essere COMANDATO da un aggeggio infernale che mi costringe alcune volte a girare la chiave di accensione mentre sono in marcia per par far ripartire da capo il conto alla rovescia di quel maledetto cicalino.

Ma è possibile che individui maggiorenni e vaccinati debbano essere comandati a bacchetta da uno stupido DISPOSITIVO che in caso di inosservanza si prende anche l’arbitrio di infliggere loro una punizione sonora?

L’avviso sommesso (un solo bip) lo posso ammettere perché può servire ad evitare una dimenticanza, ma il disturbo indefinito fino a fare impazzire il guidatore è un arbitrio che non può essere tollerato.

Prima di scrivere questo documento ho cercato un pò su Internet sicuro di trovare qualcosa sull’argomento e mi sono imbattuto in un forum dove ho trovato un automobilista che proponeva di rendere obbligatorio questo tipo di supplizio dicendo:

Se il cicalino è fatto bene e continua a suonare all'infinito finchè non ti allacci la cintura voglio vedere chi si fa un viaggio con sto rompimento di scatole Poi certo ci sarebbe quello che pur di non mettersi la cintura va dall'elettrauto e si fa smontare il cicalino ma insomma penso sarebbe casi limitati.

Ma perché invece di proporre simili torture agli altri, quell’automobilista non si fa installare in proprio quell’aggeggio, magari facendolo dotare anche di un martello che come ultimo atto lo colpisca alla nuca per convincerlo ad indossare la cintura? E se pensa di ridurre così i morti (che sono solo 7000 all’anno) perché non propone di obbligare ogni fumatore ad indossare un cicalino che si mette a suonare all’infinito finché non spegne la sigaretta per ridurre i morti per il fumo che sono invece oltre 160.000 all’anno? Ma per loro basta avvisare con una piccolo scritta sul pacchetto: IL FUMO UCCIDE e allora analogamente basterebbe imporre nelle auto la scritta: SENZA CINTURE SI MUORE.

Io invece credo che sarò proprio uno di quelli che si farà disattivare il cicalino, perdendo completamente la sua utilità anche per le altre sue funzioni, ma liberandomi da questa limitazione di libertà che non posso accettare.

E’ certo che non acquisterò più una autovettura dotata di questo SUPPLIZIO a meno che non sia impostabile dall’utente la modalità di avviso che preferisce; le macchine sono oggetti nati per servirci e noi non dobbiamo invece diventare servitori delle macchine.

FATECI CASO.

LA VESSAZIONE PER GLI AUTOMOBILISTI E’ CONTINUA E SPESSO SONO PROPRIO GI AUTOMOBILISTI STESSI AD OCCUPARSENE.

LA LIBERTA’ SI RIDUCE SEMPRE DI PIU’; SEMPRE DI PIU’ CHI DECIDE PER NOI SONO DEGLI STUPIDI DISPOSITIVI O DEI COMPUTER PROGRAMMATI PER IMPORCI ASTRUSE REGOLE; FINIREMO PRESTO PER ESSERE DOMINATI DALLE MACCHINE

Le buste di plastica

Prima di tutto vi invito a visitare il sito che un mio caro amico mi ha segnalato e che io ho riportato qui sotto; scoprirete quanto è grave il problema della produzione delle “buste di plastica”.

http:
//www.poconorecord.com/apps/pbcs.dll/article?AID=/20080506/MULTIMEDIA02/8050501

Purtroppo sono pagine in lingua inglese, ma vi sono molte foto che parlano da sé, per cui anche chi non dovesse conoscere un pò di inglese, non farà fatica a rendersi conto della situazione.

La visione di quel documento mi ha fatto tornare alla mente sia il provvedimento di alcuni anni fa deciso dal nostro Governo per contrastare il problema, sia quelle che furono le mie considerazioni sull’argomento.

E quindi riporto qui di seguito provvedimento e considerazioni.

Il provvedimento fu quello di gravare ogni busta acquistata, di una TASSA di 100 lire; l’idea dei nostri scienziati-politici era che in quel modo si sarebbe ridotto il consumo di quel tipo di busta.

Era un’idea assolutamente errata ed infatti noi tutti sappiamo che nessuna riduzione di consumo c’è mai stato; infatti non sono mai state prodotte prodotte buste di carta in luogo delle buste di plastica, né nessuno è mai tornato ad usare la vecchia borsa per la spesa.

Intanto è chiaro che lo Stato non poteva raccogliere le 100 lire dai singoli acquirenti dei fruttivendoli o degli esercizi di vendita al pubblico; sarebbe stato impossibile, e allora c’è da pensare che avrà invece provveduto a prelevare quella tasse alla fonte e cioè dai produttori delle buste che poi saranno stati autorizzati a riprendersi le cifre dai grossisti che a loro volta la avrebbero addebitata ai dettaglianti che infine le avrebbero recuperate dall’utente finale.

Probabilmente ogni produttore di buste sarà stato obbligato a dichiarare il quantitativo di buste prodotte e in tal modo verserà le 100 lire per ognuna di esse allo Stato.

Mi chiedo allora su milioni di buste che una fabbrica produce quanto interessante sia diventato il produrre un certo quantitativo di buste “in nero” visto che per ciascuna di esse il produttore incassa dal grossista non solo il normale guadagno (probabilmente qualche lira) ma anche per ogni busta in più prodotta e non dichiarata ben 100 altre lire.

Se i produttori nel passato dichiarando il falso avrebbero soltanto sottratto un po’ di guadagno alla tassazione, ora invece c’è anche da guadagnare un “bonus” aggiuntivo di altre 100 lire a busta, per cui la voglia di imbrogliare sarà sicuramente aumentata moltissimo.

Dunque posso concludere che la decisione presa dai nostri politici, invece che spingere alla riduzione della produzione è risultato essere un “incentivo” all’aumento della produzione.

Ciò si è tradotto in AUMENTO DELLE BUSTE PRODOTTE e anche MAGGIORE SPINTA ALL’EVASIONE FISCALE.

Che ne dite? E’ un bel risultato, si o no?

Ma non sarebbe stato meglio obbligare i produttori a dimezzare la produzione di buste di plastica sostituendo il 50% di esse con buste di carta? Ma forse questo è troppo difficile da pensare per i nostri scienziati !!

ED ORA INVITO I LETTORI AD UN ESERCIZIO.

PER OGNI NUOVA REGOLA FISSATA DAI NOSTRI GOVERNANTI, PROVATE A PENSARE CHE COSA SAREBBE ACCADUTO SE SI FOSSE DECISO ESATTAMENTE IL CONTRARIO: SCOPRIRETE QUASI SEMPRE CHE SI SAREBBERO OTTENUTI RISULTATI MIGLIORI.

giovedì 17 luglio 2008

Possibili soluzioni per la giustizia?

Non sono un legale, nè un politico e nenche un magistrato, ma a me semplice cittadino di questo sventurato Paese, sembra che solo applicando un pò di logica, cosa che ritengo invece di possedere, si potrebbero trovare diverse soluzioni ai problemi della giustizia che essenzialmente sono due:


  • La estrema lentezza

  • La inadeguatezza delle pene        

Innanztutto, piuttosto che incrementare ancora la forza “magistratura” si dovrebbe perseguire fermamente l’obiettivo di ottimizzare le risorse esistenti, evitando gli sprechi di tempo e le attuali moltiplicazioni del lavoro.

Ho già evidenziato che moltissimo tempo viene sprecato dalla magistratura per le innumerevoli procedure di rinvio inutili. Non esiste udienza che non venga rinviata un buon numero di volte; tutto ciò è lavoro sprecato che invece potrebbe essere utilizzato più proficuamente per “decidere”.

Durante gli anni che passano nelle attese e per i rinvii capita spessissimo che i giudici vengano trasferiti ad altro incarico o promossi e spostati; in queste frequenti situazioni il giudice che subentra deve rileggere e ristudiarsi l’oggetto del contendere con conseguente spreco di tempo.

Dunque basterebbe limitare il numero dei rinvii, magari fissando un tetto massimo da non superare, per guadagnare del tempo prezioso da utilizzare più proficuamente; inoltre bisognerebbe evitare di continuare ad assegnare udienze a giudici che stanno per essere trasferiti o stanno per andare in pensione e che quindi mai riuscirebbero a completare prima del trasferimento la massa di lavoro che hanno da portare avanti; dovrebbe essere istituita una norma che soltanto quando un magistrato ha portato a termine tutto il lavoro che gli è stato assegnato, egli potrà essere promosso e/o spostato ad altro incarico.

Anche in questa maniera si recupererebbe tempo che invece è spesso sprecato a causa del nuovo studio delle questioni da parti dei giudici che subentrano.

Infine occorrerebbe promulgare una legge che eviti le duplicazioni inutili dei processi che spesso vengono, come ho citato in altri miei scritti, moltiplicati pur trattandosi di situazioni esattamente uguali; ad esempio nelle cause di lavoro dove di solito si tratta di decidere se un datore di lavoro ha bene o male applicata una norma, una volta giunti ad una sentenza essa dovrebbe essere immediatamente applicata a tutti i lavoratori di quell’azienda che si sono trovati nella stessa situazione; se proprio non si volesse a posteriori applicare la sentenza a tutti gli aventi diritto, almeno bisognerebbe precedentemente accorpare d’ufficio le cause identiche ed affidarle tutte ad uno stesso magistrato; non solo si guadagnerebbe tempo prezioso, ma si eviterebbe il verificarsi di sentenze spesso contrastanti a fronte di uno stesso problema; ed ancora si consentirebbe ai ricorrenti di unirsi con conseguente risparmio economico.

Insomma a me pare che, come in ogni azienda che si rispetti, l’ottimizzazione delle risorse è fondamentale e non vedo perché un’organizzazione come la magistratura non debba invece occuparsi di questo problema specie nel momento in cui ha difficoltà nel far fronte alla grossa mole di lavoro che deve portare avanti.

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C’è un altro aspetto importante per il quale noi cittadini siamo ormai abituati a dire che “la giustizia non esiste” ed è la non certezza della pena o comunque la incongruità delle pene; il cittadino non tollera di vedere libero dopo poco tempo dal reato un assassino, né accetta la esiguità di certe pene.

Ci sono mille attenuanti e regole che in un modo o nell’altro finiscono per ridurre al minimo ogni pena quando non la nullificano completamente.

Dunque per applicare pene giuste a mio avviso occorrerebbe sempre e soltanto valutare il danno economico prodotto dal delinquente dopo di che egli dovrebbe essere costretto a restituire alla società o al privato verso il quale ha diretto la sua opera distruttrice la somma calcolata.

Ad esempio chi brucia un autobus dovrebbe essere condannato a ricomprarlo, chi ruba, una volta scoperto, dovrebbe essere condannato a restituire tutta la refurtiva maggiorata di una multa e anche chi uccide dovrà restituire alla sua famiglia il “valore” dell’individuo soppresso (ricordo che anche le assicurazioni valutano il valore di una persona deceduta per fissare il rimborso da applicare).

Calcolata la cifra del danno per ciascun reato e aggiuntovi una maggiorazione percentuale a titolo di multa il delinquente dovrà versare all’avente diritto detta cifra e, se non fosse in grado di farlo, prestare la sua opera in lavori socialmente utili o comunque lavorando per lui per il tempo necessario per restituire il dovuto (ovviamente la sua giornata di lavoro dovrebbe essere valutata secondo il tipo di lavoro da lui effettuato e maggiorata delle spese necessarie al suo mantenimento).

Questa sarebbe GIUSTIZIA vera, perché la pena sarebbe sempre veramente commisurata al danno provocato; chi imbratta un muro o graffia volutamente un’auto o peggio la incendia, deve sapere che è come se quel danno lo facesse a se stesso, perché se scoperto dovrà pagarlo; le carceri sarebbero meno affollate e si trasformerebbero in luoghi dove lavorare per restituire; non costerebbero quasi più niente in quanto gli stessi occupanti sarebbero tenuti con il proprio lavoro a rimborsare lo Stato delle spese sostenute per mantenerlo.

NON PENSO DI ESSERE PAZZO; A ME SEMBRANO PAZZI QUELLI CHE SOSTENGONO CHE CHI DELINQUE NON SOLO NON DEVE RIMBORSARE NESSUNO DEL DANNO ARRECATO, MA DEVE ESSERE ANCHE OSPITATO GRATUITAMENTE DALLO STATO (SIA PURE IN CARCERE) E SPESSO ANCHE CON DIRITTI SUPERIORI A TANTI POVERI ONESTI CITTADINI SENZA LAVORO.

Il documento del Ministro Fantozzi

Nel 1995 essendo io titolare di partita IVA mi fu recapitata una missiva del Ministro Fantozzi che ora non riesco a ritrovare ma dalla quale mi ero annotato alcuni paragrafi più salienti. Li riporto qui, seguiti da quelle che furono le mie interpretazioni:

GENTILE CONTRIBUENTE, LA LEGGE N. 656 DEL 1994 HA DATO LA POSSIBILITA' DI DEFINIRE I REDDITI DI IMPRESA E DI LAVORO AUTONOMO PER GLI ANNI DAL 1987 AL 1993 E L'IVA PER GLI ANNI DAL 1988 AL 1993 VERSANDO PER CIASCUNA ANNUALITA' E PER CIASCUNA IMPOSTA, LE SOMME DETERMINATE DALL'AMMINISTRAZIONE FINANZIARIA A SEGUITO DI UNA PARTICOLARE PROCEDURA DI ACCERTAMENTO.

Io ho interpretato questo periodo come segue: Mio sventurato suddito ti comunichiamo che per colmare una parte degli enormi ammanchi creatisi a causa della nostra inettitudine, abbiamo deciso di rastrellare un congruo numero di miliardi con una tecnica nuova, anche se apparentemente simile a quella praticata dal signor AMATO con il prelievo forzato sui conti correnti di alcuni anni fa. Ti facciamo notare che come allora, anche in questo caso si è curato di rendere il provvedimento il più equo possibile, infatti dovrai ammettere che esso è "ugualmente iniquo" per tutti.

Un'altra frase diceva testualmente:

ADERENDO ALLE PROPOSTE DI CONCORDATO (PER TUTTE LE ANNUALITA' INTERESSATE O ANCHE SOLO PER ALCUNE DI ESSE) IL CONTRIBUENTE IMPEDISCE OGNI ULTERIORE ACCERTAMENTO RELATIVO AI REDDITI DEFINITI. INOLTRE....

Anche in questo caso io ho letto la frase come se avesse detto: Chi non accetta la nostra proposta sappia che sarà sottoposto ad un accurato controllo a seguito del quale, tenuto conto della giungla contributiva che abbiamo creato negli anni, sicuramente sarà trovato inadempiente in una qualche misura. Ti assicuriamo pertanto che qualora non accetterai di ottemperare a questa nostra richiesta, sicuramente finirai per doverci versare una cifra molto maggiore.

Più avanti il documento diceva:

SE DECIDERA' DI COGLIERE QUESTA OPPORTUNITA', POTRA' EFFETTUARE IL PAGAMENTO DEGLI IMPORTI CONTENUTI NELLE PROPOSTE SEGUENDO LE MODALITA' INDICATE NELLA "GUIDA".

Ed io leggevo:

Se deciderai di versare quanto da noi stabilito potrai passare da uno dei nostri soliti esattori del "PIZZO". Altrimenti non risponderemo più nè della sicurezza dei tuoi beni nè dell'incolumità tua e dei tuoi familiari.

Per finire:

DA QUEL MOMENTO SCATTERANNO PER LEI I BENEFICI PREVISTI PER CHI ADERISCE AL CONCORDATO. CON I MIGLIORI SALUTI. FANTOZZI.

Cioè:

Da quel momento quindi rimarrai sotto la nostra protezione fino a quando non decideremo di applicare altre misure simili. Ha, Ha, Ha. Fantozzi.

Leggendo poi il resto della documentazione acclusa si viene a sapere che: "L'AMMISTRAZIONE FINANZIARIA HA PREDISPOSTO LE PROPOSTE AVVALENDOSI DI UNA METODOLOGIA MATEMATICO-STATISTICA, FONDATA SULLE ELABORAZIONI DELL'ANAGRAFE TRIBUTARIA. TALE METODOLOGIA TIENE CONTO, PER CIASCUNA CATEGORIA ECONOMICA, DELLA DISTRIBUZIONE DEI CONTRIBUENTI PER FASCE DI RICAVI O DI COMPENSI E DI REDDITIVITA', RISULTANTI DALLE DICHIARAZIONI."

In poche parole si capisce bene che, una volta fissata la cifra che si desiderava realizzare, è stato chiesto agli analisti dell'Anagrafe Tributaria di effettuare delle elaborazioni sui dati delle dichiarazioni dei redditi di tutte le imprese a partire dal 1987 utilizzando una formula capace di produrre un gettito complessivo pari al bisogno indicato dal Ministro.

E' stato facile, no? In effetti si è assunto che tutti i contribuenti sono evasori fiscali e anche che lo sono tutti in uguale misura o meglio in una misura proporzionale in un qualche modo alle dichiarazioni da essi stessi fatte; qualche GRANDE ESPERTO ha allora tirato fuori una formula, l'ha fatta provare sui dati disponibili, probabilmente dopo la prima prova l'ha corretta per fare i modo che i risultati del gettito fossero proprio quelli voluti e alla fine ha fatto produrre i tabulati da inviare, con i saluti di Fantozzi, ai malcapitati.

Nessuno ha pensato che tra coloro che avrebbero ricevuto la lettera vi poteva essere almeno qualcuno che aveva onestamente dichiarato tutti i suoi redditi; o se qualcuno lo ha pensato, comunque nessuno si è minimamente preoccupato di non offendere questi cittadini.

Io so che un piccolo lavoratore autonomo poteva decidere di utilizzare per la contabilità IVA un regime forfettario o uno analitico.

Come è allora possibile che dopo che un contribuente ha deciso dim optare per il regime analitico, dichiarando ogni suo guadagno e versando l'IVA relativa mensilmente, si vede attribuito un reddito diverso calcolato e forfettizzato a mezzo di UN METODO MATEMATICO-STATISTICO e si pretende da lui il versamento di IVA mai percepita?

Come è possibile che questo calcolo matematico-statistico venga inventato nel 1994 e poi utilizzato per determinare i redditi dell'ultimo anno nonchè di ben 7 anni precedenti?

Ma visto che paghiamo le tasse a mezzo di una autotassazione che non può essere naturalmente fatta se non conoscendo prima le regole da applicare, non riesco a capire come è possibile che prima paghiamo le tasse rispettando le regole che ci hanno comunicato e 7 anni dopo inventano una formula diversa, non ce la comunicano nemmeno, ci ricalcolano tutti i redditi degli anni passati con la formula a noi sconosciuta, ci danno del LADRO e per concludere pretendono di farci pagare anche multe ed interessi per non aver versato quelle cifre che con le regole allora vigenti nopn avremmo mai potuto calcolare nella nostra autotassazione; e pensate che quegli interessi venivano richiesti perfino a coloro che erano creditori di imposta e che quindi avevano spesso in mano dello Stato molto di più di quanto quest'ultimo aveva deciso improvvisamente di pretendere.

Queste sono cose assurde, pensate da menti che si considerano libere di colpire a proprio piacimento, sono cose che fanno andare su tutte le furie gi onesti cittadini, sono cose che fanno passare ogni desiderio di appartenere a questa Nazione, sono cose che spingeranno prima o poi anche i più onesti a farsi giustizia da soli evadendo quando è possibile, sono infine comportamenti per niente dissimili da quelli dei Mafiosi e dei Camorristi.

MA C'E' QUALCUNO CHE DOPO LETTO QUESTO DOCUMENTO PENSA ANCORA CHE SIAMO IN UN PAESE CIVILE?

La giustizia non esiste (dimostrazione 3)


  • Che il fisco adotti tutta una serie di espedienti per individuare eventuali evasori “transeat”.

  • Che a fronte di un sospetto, il povero cittadino sia sottoposto ad un controllo approfondito “passi pure”.

  • Che il sospettato sia obbligato a dimostrare tutto il suo comportamento “può essere ancora sopportato”.

Ma alla fine di tutto ciò:

  • Che lo Stato pretenda di tassare i malcapitati soltanto in base a delle supposizioni suffragate da astrusi e grossolani calcoli teorici

  • Che il povero suddito sospettato non abbia nemmeno il diritto di difendersi a meno di non ricorrere a sue spese ad una Commissione Tributaria

  • Che se però desidera difendersi (ovviamente anche essendo nel giusto) egli deve prima versare comunque un terzo dell’assurda richiesta e rimanere poi in attesa che in un certo numero di anni qualcuno deciderà di esaminare il suo caso E’ VERAMENTE TROPPO e dimostra soltanto che evidentemente lo Stato non ha in nessuna considerazione i cittadini e li tratta come dei SUDDITI DA SCHIAVIZZARE E DA SFRUTTARE.

Dopo quello che mi è capitato e che esporrò successivamente, non posso fare a meno di ricordare quanto diceva un mio vecchio amico già da anni riferendosi al fisco italiano: esiste la NCO (Nuova Camorra Organizzata) ma anche la VCL (Vecchia Camorra Legalizzata); infatti a giudicare dalle istruzioni impartite agli uffici periferici da chi gestisce il fisco, è difficile scacciare l’idea che costoro hanno preso lezioni di comportamento appunto dalle organizzazioni mafiose; in più però le loro regole sono “legalizzate” e quindi a differenza delle organizzazioni camorristiche, essi non possono essere perseguiti in alcun modo.

Sento spesso Capi di Stato ed esponenti del Governo insistere sul fatto che i cittadini debbano avere fiducia nelle Istituzioni, ma mi domando in virtù di quale comportamento giusto noi poveri sudditi invece possiamo veramente aderire a questi inviti.

La prova ultima di come siamo bistrattati e di come quanto ho già affermato corrisponde a verità, la potrete avere semplicemente apprendendo quello che è capitato a me e che può essere considerato un esempio emblematico del comportamento prepotente di chi è investito dell’autorità di controllare il comportamento fiscale di un qualunque individuo di questo sventurato Paese.

Sono un Dirigente di Banca in pensione, ero sempre stato un esperto di informatica del suo Centro Elettronico fino a diventare il “responsabile dello sviluppo hardware e software” della banca; nel 1991 avevo optato per un pensionamento anticipato soltanto per poter in cambio offrire un posto di lavoro in Banca ad un mio figlio. Per mia fortuna e data la mia carica, ero e sono titolare di un buon assegno di pensione con il quale posso vivere più che decorosamente; ma la mia passione per l’informatica che non mi ha mai abbandonato (ad oggi sono 48 anni che vivo nell’ambiente) mi spinse fin dal 1991 ad aprire una partita IVA per effettuare una piccola attività di consulenza ad un’azienda di Telese Terme (BN) di un mio vecchio amico ed ex collega.

La mia scelta era stata spinta non da motivi economici ma più che altro:


  • per poter continuare a studiare la mia materia evitando di diventare obsoleto entro breve tempo

  • per tenere in esercizio il mio cervello

  • per aiutare un vecchio amico e la sua Azienda a progredire

  • per non sentirmi inutile

  • per continuare a raccogliere qualche soddisfazione ancora, oltre le tante avute finanche in ambiente internazionale nel passato

Mi facevo pagare poco e andavo a Telese soltanto quattro volte al mese e solo per qualche necessità eccezionale dell’azienda vi dedicavo qualche ora in più del concordato. Dal 1991 a oggi ho lavorato così, su ogni fattura ho fatto guadagnare allo Stato l’IVA che l’azienda mi liquidava; su questi piccoli guadagni ho versata tutta l’IRPEF dovuta che come si può immaginare mi è stata tassata ad una aliquota piuttosto alta poichè gli introiti dell’attività autonoma venivano aggiunti a quelli preponderanti della mia pensione; insomma nel mio piccolo ho contribuito anch’io agli introiti dell’erario in maniera più che proporzionale ai miei guadagni.

Avevo molte spese anche perché il luogo di lavoro era ad oltre 100 Km. di distanza dalla mia residenza (vivo a Gaeta –LT-), ma a me bastava che i guadagni coprissero le spese e le tasse da versare in quanto come ho detto prima gli introiti dell’attività erano motivati da ragioni tutt’altro che economiche.

La cosa è andata avanti così fino a tutto l’anno 2006 e quindi per ben 15 anni ho contribuito fortemente allo sviluppo dell’Azienda che realizza software per gli enti locali e che anche con il mio aiuto ha raggiunto un livello di qualità di primo livello nell’ambito nazionale.

Ma alla fine del 2006 mi è pervenuta una “missiva” dell’Agenzia delle Entrate che mi invitava a recarmi negli Uffici di Formia per giustificare il motivo dei miei guadagni dichiarati per l’anno 2000 che a giudizio del fisco non erano corretti.

In poche parole il mio commercialista mi spiegò che la lettera (prodotta da un computer dell’Agenzia delle Entrate centrale) aveva applicato i cosiddetti parametri vigenti per l’anno 2000 ed aveva calcolato un guadagno teorico che per la mia attività doveva essere di 103 milioni di lire circa e non 26 milioni circa come da me dichiarato e che pertanto il mio imponibile era stato di ben 77 milioni di lire inferiore a quello da loro fissato con i parametri.

Seguiva tutto un calcolo su quanto io avrei dovuto versare allo Stato per questa differenza che tenendo conto di more, interessi e varie si traduceva in un mio debito di circa 55 milioni di lire per il solo anno 2000. Ovviamente la cosa era così assurda che inizialmente non mi spaventò per nulla perchè da una mia analisi capii che i parametri fissavano un guadagno teorico di un informatico del mio livello ma che naturalmente avesse lavorato per un anno intero a tempo pieno e verificai anche che poiché un lavoratore a tempo pieno lavora per 1.920 ore in un anno, io che ne avevo lavorate (documenti alla mano) soltanto 408 quindi in part-time al 21%, dichiarando 26 milioni di lire ero oltre tutto anche coerente con i parametri adottati dal fisco.

Ma poi quello che più contava era che in effetti io avevo fatturato fino all’ultima mia ora di lavoro, avevo versato sia IVA che IRPEF su tutti gli effettivi guadagni e quindi NESSUNO avrebbe mai potuto pretendere di darmi dell’evasore e chiedermi altre cifre oltre quelle già versate. Il commercialista provò a spiegarmi che quelli dell’Agenzia delle Entrate però qualcosa avrebbero comunque voluto “grattare” ma io fui inflessibile, non tanto per non pagare, ma perché pagando avrei indirettamente ammesso di essere un evasore, cosa assolutamente non vera.

Preparai un documento dettagliato, nel quale chiarii che il mio era un lavoro part-time, che il mio tenore di vita era funzione esclusivamente del mio assegno di pensione e che comunque ero disposto ad accettare qualunque controllo contabile o di qualunque genere che potesse dimostrare il contrario. Non potetti partecipare all’incontro al quale andò soltanto il mio commercialista in quanto io ero impegnato in quel giorno a Roma per una visita medica fissata tanti mesi prima; al mio ritorno il commercialista mi consegnò un verbale del contraddittorio nel quale l’impiegato interessato diceva che sentite e lette le mie ragioni proponeva di ridurre il maggior imponibile calcolato da 77 milioni a 58 milioni di lire e che poiché il mio rappresentante come a me richiesto, si era rifiutato di accettare l’offerta, mi sarebbe stato fatto un accertamento per l’intera cifra (quindi 77 milioni di lire).

A tutt’oggi sto aspettando questa richiesta ufficiale (il così detto accertamento) alla quale dovrò fare opposizione e l’unico modo per farlo sarà di ricorrere alla Commissione Tributaria di Latina, ma la legge prevede che affinché un cittadino possa far valere le sue ragioni deve pagare, infatti deve prima versare il 33% della cifra pretesa dallo Stato (nel mio caso 18 milioni di lire) cifra che se fra un certo numero di anni mi daranno ragione, mi sarà restituita. In più mi dicono che in ogni caso non avrò mai diritto nè al rimborso delle spese sostenute per difendermi, né tantomeno ad alcun indennizzo per i danni morali e reali ricevuti.

Intanto ho immediatamente chiusa la partita IVA, non ho voglia di avere più a che fare con simili masnadieri, ed osservo che se io l’ho potuto fare visto che posso vivere senza problemi con la mia pensione, qualcun altro invece sarebbe costretto a continuare ad essere perseguitato, non potendo fare a meno di lavorare per vivere.

Vorrei REGALARE il mio lavoro al mio amico di Telese e alla sua Azienda, ma non ho la possibilità di farlo, sia perché detta Azienda ha paura di accettare i miei regali, sia perché se lo Stato lo scoprisse, direbbe che non è vero e pretenderebbe da me delle tasse assurde su guadagni mai realizzati.

Osservo poi che quando i media parlano di enormi cifre di evasione fiscale, è il caso di ridimensionare abbondantemente dette cifre, perché è certo che le cifre dell’evasione vengono calcolate con l’utilizzo di parametri che nulla hanno a che vedere con la realtà; basti pensare alla cifra che hanno chiesto a me per il 2000 per rendersene conto.

Intanto io sto diventando un esperto delle regoli fiscali, e contino a scoprire le mille angherie a cui i contribuenti sono sottoposti; le regole sono sempre più assurde, la giustizia ha sempre due facce che sono assolutamente diverse e opposte a seconda che le regole debbano essere rispettate dal contribuente o dal fisco.

Negli anni successivi al 2000 i parametri sono stati sostituiti dagli studi di settore che dovrebbero essere delle formule più precise dei parametri per calcolare ciò che il fisco ritiene essere un “imponibile annuo tipo” più o meno corretto per ciascun settore; queste formule sono effettivamente più precise dei parametri ed infatti esse tengono conto anche delle ore di lavoro che ciascun contribuente esercita in un anno (applicando infatti queste regole il mio dichiarato risulta “quasi” corretto) ma naturalmente non tutte le variabili sono considerate; ad esempio non si tiene in alcun conto della distanza che ciascun lavoratore deve coprire per raggiungere il luogo di lavoro per cui risulta che il reddito imponibile di un lavoratore che presta la sua opera sotto casa non deve essere diverso da quello di un lavoratore che deve percorrere anche centinaia di chilometri ogni giorno per recarsi a lavorare (insomma non si tiene conto delle maggiori spese che qualcuno deve sostenere); e tante altre variabili come i periodi di malattia, e altre informazioni che incidono sicuramente sul reddito di ciascuno.

Per gli studi di settore è stato addirittura preparato un programma (Gerico) scaricabile da Internet che ho anche provato ad usare per verificare in anticipo se quanto io guadagno è coerente con le aspettative dello Stato e ho quasi sempre constatato che rientro nella fascia di redditi considerati accettabili; ora è ovvio che se il programma fissa una fascia di accettabilità vuol dire che per lo meno chi è rientrato in detta fascia possa essere “assolto”, magari dopo aver dimostrato in qualche modo i motivi per cui non si è riusciti a raggiungere il massimo; ma invece gli Uffici dell’Agenzia delle Entrate considerano inaccettabili redditi che sono entro la fascia ma pretendono assolutamente che i redditi siano sempre superiori al valore massimo indicato dal programma; non vogliono sentire ragioni e accettano soltanto che il malcapitato adegui i suoi guadagni a quel valore massimo pagando multe ed interessi per degli introiti mai avuti.

E come se non bastasse su quegli introiti inesistenti il fisco pretende dalla tasca del malcapitato l’IVA non versata, mentre se effettivamente quegli introiti fossero stati fatti, l’IVA sarebbe stata versata dal datore di lavoro e il contribuente non l’avrebbe pagata in quanto se la sarebbe scaricata; insomma non solo lo Stato pretende di inventare del lavoro mai fatto, ma chiede di intascare su di essi un’IVA che se il lavoro fosse stato veramente fatto, non avrebbe mai incassato.

Ora io dico: se lo Stato ha inventato un modo per valutare attraverso dei calcoli i possibili guadagni medi dei lavoratori di ciascun settore e desidera utilizzare tale strumento per individuare dei soggetti che sembrano sospetti poiché le loro dichiarazioni sono sensibilmente inferiori alle loro cifre, non ho niente in contrario che si facciano delle verifiche per capire se i motivi addotti sono plausibili o se effettivamente si tratta di evasione, ma non si può certamente pretendere, bendandosi gli occhi, che o si guadagna quanto dice il programma Gerico, oppure ci si deve forzatamente adeguare.

Ed invece si ragiona proprio così, tanto che i commercialisti al momento della dichiarazione dei redditi, esaminano i risultati di Gerico, lo confrontano con il reddito EFFETTIVO del loro cliente e quando esso risulta inferiore al massimo indicato in quel maledetto programma consigliano di adeguarsi (esiste proprio un modo per farlo già previsto dalla procedura) in maniera da pagare di più di quanto effettivamente dovuto, ma “essere tranquilli di non avere più alcun controllo”.

Questo è un metodo che va molto bene per chi guadagna veramente molto ma molto di più di quanto previsto dal programma in quanto basta adeguarsi al programma per non essere più soggetti a controlli, ma colpisce fortemente chi invece per motivi diversi si trova ad aver guadagnato meno del “PREVISTO”. Il bello è poi che neanche dopo aver dichiarato per un certo anno, magari adeguandosi alle cifre di Gerico aggiungendo dei guadagni mai fatti soltanto per “non avere fastidi” si può stare tranquilli, perché spesso accade che in date successive alla dichiarazione fatta, le regole vengono cambiate per cui ciò che era coerente al momento della dichiarazione diventa improvvisamente non coerente e soggetto a controlli e ovviamente a ulteriori sanzioni.

Ricorderete che durante la “scarica” di provvedimenti fiscali fatti per recuperare soldi per le casse dello Stato, uno degli ultimi Governi ha organizzato un cosiddetto “inasprimento degli studi di settore” dal quale ha anche subito calcolato un ulteriore introito da prelevare ingiustamente dalle tasche dei lavoratori; ma può uno studio di settore essere inasprito? Uno studio può essere più o meno preciso, ma decidere di inasprirlo significa soltanto stabilire che ciò che fino a ieri era considerato un giusto guadagno viene innalzato al solo scopo di reperire più soldi.

E come minimo questo procurerà un aumento dell’inflazione perché i lavoratori autonomi il minimo che potranno fare per difendersi dalla “rapina” è di aumentare i loro prezzi al consumo.

Vivendo in questo clima non posso fare a meno di pensare a quando la camorra avvicina un negoziante e dopo aver “valutato a spanne” i suoi guadagni gli fissa una tangente mensile da pagare; naturalmente l’avverte garbatamente che se dovesse decidere di non pagare correrebbe dei rischi non trascurabili. E per finire se non foste ancora convinti vi riporto in questo BLOG un documento ORIGINALE (leggete il post "Il documento del Ministro Fantozzi") che alcuni anni addietro fu fatto pervenire ai lavorati autonomi e pertanto anche a me dall’allora Ministro Fantozzi; il documento è firmato di suo pugno e se letto attentamente mostra proprio una grande attinenza con il comportamento della mafia quando pretende un “PIZZO” e poi minaccia ritorsioni a chi non dovesse ubbidire. E allora siamo cittadini o sudditi?

PENSATE CHE UN GIORNO SI AGGIUSTERANNO QUESTE COSE? SI PUO' ANCORA INSISTERE NEL CHIEDERCI DI AVERE FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI O BISOGNA DIRE CHE VOGLIONO SOLO INVITARCI AD UN ATTO UFFICILE DI SOTTOMISSIONE?