mercoledì 2 ottobre 2019

La fotocamera. Un altro assurdo che tarda a cambiare



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Mi è sembrato che l’articolo sull’automobile è stato apprezzato e allora ho deciso di dare il via anche ad altri scritti che analizzano anche altri casi di situazioni in cui la “tradizione” frena la logica evoluzione che dovremmo attenderci.
Ho allora rispolverato un mio vecchio scritto (del 14 marzo 2016) che critica i produttori di macchine fotografiche che, probabilmente spinti dall’interesse del business, continuano a mettere sul mercato macchine molto costose e poco pratiche.
Eccolo esattamente come era:   

La macchina fotografica che vorrei avere
Sono un anziano signore che tra gli altri hobbies ha anche quello della fotografia; non sono assolutamente un professionista, ma mi piace scattare foto e ritrarre per lo più panorami, ma anche piccoli oggetti e qualche volta anche persone.

Ho a lungo utilizzato macchine fotografiche con pellicola prima in bianco e nero e poi a colori e sono stato tra i primi ad acquistare una macchina digitale: era una Kodak da 2 Megapixel; la pagai un milione e 200 mila lire!

Da quel momento le mie macchine digitali si sono susseguite e ho avuto prima una 8700 Nikon, poi una D80 ed infine una D7000 sempre Nikon.

Sono tutti begli oggetti e mi hanno dato molte soddisfazioni, ma la macchina ideale, quella che mi piacerebbe avere ed usare, purtroppo non esiste.

Se infatti vuoi migliorare ed avere delle macchine di livello superiore, non hai difficoltà a trovarle sul mercato, ma per progredire non hai altra scelta che orientarti verso le REFLEX.

I grandi fotografi e i professionisti infatti prediligono quelle e spendono migliaia e migliaia di euro per dotarsene.

Io invece giocoforza sono passato ad usarle, ma soltanto perché le belle caratteristiche che desidero avere si trovano esclusivamente in quel genere di apparecchi. Ma accanto a quelle sofisticate funzioni devo anche sopportare i grandi svantaggi che una reflex al giorno d’oggi impone, nonché l’alto prezzo che viene giustificato dai fabbricanti per la complessa tecnologia e la precisione dei componenti di cui sono dotate.

Ripeto che non sono un professionista, ma credo di poter fare un discorso logico e poter dimostrare quanto sia anacronistica la REFLEX nell’era digitale e quanto più valida è la soluzione delle “compatte” che però sembrano esser relegate dal mercato a delle cenerentole non in grado di competere con le vere macchine professionali.

Ma veniamo al dunque. La reflex nacque molti anni fa e rappresentò una ingegnosa sofisticazione che consentiva di evitare l’errore di parallasse che i mirini delle vecchie macchine avevano.

Infatti inizialmente ogni fotocamera era dotata oltre che dell’obiettivo attraverso il quale le immagini venivano inviate sulla pellicola sensibile, anche di un mirino ottico per inquadrare la scena da riprendere; il mirino era necessariamente posto in una posizione diversa dell’obiettivo e questo provocava un errore di parallasse che diventava tanto più evidente quanto più il soggetto era vicino.

Ciò si traduceva in un errore nell’inquadratura che non risultava mai essere perfettamente la stessa di quella ripresa dall’obiettivo.

L’idea che risolse questo problema spinse a decidere di trovare un modo di far vedere dall’operatore l’immagine da riprendere proprio attraverso l’obiettivo da cui poi la stessa sarebbe stata inviata verso la pellicola impressionabile.

Per far ciò si utilizzò un prisma e uno specchietto che consentiva alla immagine da riprendere di essere proiettata con uno specchietto dietro l’obiettivo non verso la pellicola ma verso un prisma che poi lo avrebbe mandata verso l’occhio dell’operatore.
Ovviamente però quando dopo aver inquadrata  la scena l’operatore premeva il pulsante di scatto si doveva far spostare lo specchietto in maniera tale da far sì che l’immagine questa volta fosse proiettata non più verso il mirino, ma verso la pellicola.
Si può subito immaginare quanto perfetto dovesse essere tutto questo meccanismo che doveva funzionare anche molto rapidamente. Alla pressione del tasto di scatto Il classico “clac” era la chiara dimostrazione dell’azione su descritta.

Ma attenzione, il meccanismo non era solo questo appena descritto, perché ci si rese conto che se si voleva scattare una foto con un diaframma molto stretto per ottenere una maggiore profondità dell’immagine da riprendere, la luminosità dell’obiettivo sarebbe stata ridotta così tanto da essere poco chiara quando proiettata verso il mirino.
E allora, meraviglia delle meraviglie, si complicò ancora tutto il meccanismo facendo in modo che quando l’immagine era proiettata verso il mirino, l’apertura del diaframma fosse sempre massima e solo al momento dello scatto e in contemporanea con lo spostamento dello specchietto venisse diaframmato l’obiettivo all’apertura impostata manualmente o decisa dagli automatismi; solo dopo tutto ciò, l’obiettivo che ormai dirigeva l’immagine verso la pellicola veniva aperto per il tempo di esposizione impostato o calcolato.

Capite che complicazione? Solo una tecnologia di precisione riusciva a realizzare tutto ciò e ovviamente i costi di una così complessa e perfetta macchina non potevano che essere ben maggiori di una macchina non reflex.

Ma ovviamente i professionisti e anche i fotografi dilettanti di più alto livello non poterono fare a meno di utilizzare questi meravigliosi oggetti e si sobbarcarono volentieri a subirne anche gli alti costi.

Ma accanto a questa vera rivoluzione si approfittò anche per dotare queste macchine di alto livello anche di un’altra bella caratteristica e cioè di dotarle di obiettivi intercambiabili; si poteva così acquistare il solo corpo di una reflex e poi una serie di diversi obiettivi dal grandangolo al tele più o meno potente di modo che si potevano fare foto di soggetti molto diversi “semplicemente” cambiando gli obiettivi; bisognava spostarsi con una valigetta piena di questi accessori, ma si potevano fare foto di panorami, macrofoto e anche foto di oggetti molto distanti.

Ma mentre queste macchine continuavano a progredire accaddero due cose molto importanti: nacquero gli obiettivi zoom cioè a focale variabile e l’elettronica si inserì prepotentemente anche nel mondo della fotografia.

Gli obiettivi zoom, sempre più sofisticati e con una variabilità di focale sempre maggiore in effetti riuscivano ad evitare il fastidioso cambio di obiettivi e consentivano rapidamente di riprendere scene vicine e lontane senza dover levare e mettere continuamente obiettivi diversi.

L’uso dei sensori digitali in luogo della pellicola consentì invece di ottenere delle immagini immediatamente, senza più attendere lo sviluppo e la stampa per vedere i risultati.

E’ ovvio che non si poteva continuare quindi a sopportare né i costi delle pellicole, né i tempi e i costi necessari per lo sviluppo e la stampa e quindi, dopo qualche anno in cui gli ultimi scettici e tradizionalisti si convinsero che la pellicola chimica era stata assolutamente superata, le macchine fotografiche diventarono TUTTE digitali.

Ma ormai anche se le macchine professionali utilizzano obiettivi intercambiabili, sono ben pochi quelli che si dotano di una serie di obiettivi a focale fissa, ma i più acquistano un obiettivo a focale variabile che copra la maggior parte delle proprie esigenze, lo monta sulla macchina e non lo toglie più.

L’obiettivo intercambiabile è quindi morto almeno per il suo uso tradizionale, ma ha ancora una certa utilità soltanto perché in questo modo chi acquista una macchina è in grado di scegliersi l’obiettivo che più gli piace, dopo di che lo lascia montato per sempre o quasi.

Ma la cosa che invece pure doveva morire e invece i fabbricanti continuano ad imporre, è la tecnologia reflex; essa non solo contribuisce fortemente ad elevare il costo delle macchine, ma crea solo problemi inutili e aggiunge soltanto molti svantaggi pratici che viceversa non ci sarebbero.

Nella mia macchina ideale l’obiettivo dovrebbe oggi tornare a funzionare come le prime macchine non reflex e il problema di parallasse sarebbe eliminabile molto più facilmente che con il meccanismo delle reflex in quanto la superficie sensibile di un sensore digitale è in grado di fornire ad un mirino elettronico l’immagine che su di essa è proiettata; intendo dire che mentre si inquadra una immagine è sicuramente possibile anche vederla, e vederla esattamente così come il sensore la sta ricevendo e quindi come poi sarà esattamente registrata al momento dello scatto. E poiché le informazioni viaggiano lungo un filo elettrico il mirino può essere oltre tutto raggiunto facilmente e senza bisogno né di specchi né di prismi.

Quello che dico è ciò che è avvenuto nelle prime videocamere dove l’immagine vista dall’obiettivo era anche visibile in un mirino elettronico (un piccolo display dietro una lente a cui appoggiare l’occhio).

Con un mirino elettronico, che oltre tutto può essere anche posto senza problemi su una struttura mobile, l’inquadratura, i colori, la luminosità, il fuoco ed ogni altra caratteristica dell’immagine sarebbe vista esattamente come la sta vedendo il sensore e dunque solo quando l’operatore è soddisfatto può decidere di registrarla con una pressione sul tasto di scatto.

Ma non basta, l’immagine è visibile sempre, sia prima che durante che dopo la registrazione, mentre nelle macchine reflex si vede una immagine attraverso l’obiettivo (e cioè attraverso specchio e prisma)  e solo dopo lo scatto si può verificare come la stava vedendo il sensore.

In più con il mirino elettronico l’immagine potrebbe essere inviata anche ad un display più grande magari snodabile per cui diventa facile anche fare una foto stando in mezzo ad una folla semplicemente alzando la macchina in alto con il display rivolto verso il basso, cosa non possibile con la reflex perché con essa l’occhio per inquadrare deve necessariamente essere appoggiato alla macchina.

E ancora, nel caso di una macrofotografia dovendo fotografare una formica non sarebbe necessario sdraiarsi per terra con la faccia attaccata alla macchina, ma usando il display snodabile si potrebbe inquadrare la scena con comodità.

Ma visto che ci siamo e che sto parlando di una macchina ideale che non c’è, provo anche ad immaginarne una cha abbia anche il mirino estraibile; infatti trattandosi di un piccolo display digitale esso potrebbe essere sfilato dalla sua sede e giungere fino all’occhio dell’operatore rimanendo collegato alla macchina con un  filo sottile (e perché no, magari via bluetooth, quindi senza neanche il filo) e consentire a chi vuol fotografare una formica di vedere benissimo il soggetto senza interferenza alcuna della luce esterna.

Bene, tutto questo non con un incremento dei costi, ma invece con una sicura diminuzione, perché l’eliminazione dello specchio, del prisma, del mirino ottico e del complesso meccanismo reflex, costerebbe abbondantemente meno.

E l’obiettivo intercambiabile? Bene quello lo lascerei, ma al solo scopo di poter scegliere l’obiettivo zoom più adatto alle proprie esigenze e lasciarlo montato per sempre sulla macchina.

Questa macchina ideale, molto più simile alle compatte, ma dotata di tutte le sofisticazioni delle attuali reflex (eccetto il maledetto specchietto) sarebbe infine meno costosa, meno complessa e anche più leggera pur offrendo i tanti vantaggi di cui ho parlato.

Non voglio dimenticare di osservare che per aggiungere la possibilità di realizzare dei filmati nelle macchine reflex si è dovuto ricorrere proprio al sistema che io sto immaginando e cioè ABOLENDO l’utilizzo del complesso meccanismo reflex e inviando l’immagine vista dal sensore direttamente sul  display normalmente destinato soltanto alla visione delle foto dopo lo scatto.

Il fatto di VEDERE esattamente ciò che vede il sensore potrebbe consentire ulteriori sofisticazioni nel software; se chi mi legge usa Photoshop per rifinire le immagini, capirà che molte delle funzioni che si usano con quel programma potrebbero essere inserite nel software delle fotocamere e quindi l’operatore, guardando nel mirino, potrebbe avere la possibilità di correggere le deformazioni che l’obiettivo induce o modificare l’eccesso di ombre o modificare luminosità e contrasto e tanto altro, ancor prima di scattare.

Tutte queste cose sono IMPOSSIBILI con le attuali reflex proprio perché l’immagine che si inquadra non è quella stessa che poi impressionerà il sensore! Ma è una immagine vista otticamente a mezzo di un complicato meccanismo.

Ora i vari produttori stanno pensando a quello che ho detto, e la stessa Nikon ora comincia a parlare di macchine che assomigliano di più a quella che ho immaginato io; le chiamano MirrorLess per evitare di dire che si tratta dell’evoluzione delle compatte!
Ma comunque i produttori insistono nel far evolvere ESCLUSIVAMENTE le REFLEX e a mio avviso lo fanno soltanto per vendere macchine più costose e guadagnare di più; io li capisco perché questo è il mondo del business, ma quello che non accetto è che tanti bravi professionisti hanno abboccato alla manovra ed inneggiano alle reflex invitando continuamente “i veri fotografi” a servirsene.

Ma perché pagare di più ed avere di meno? L’unica risposta possibile è che le fabbriche desiderano vendere oggetti complicati e costosi anche se meno performanti.
Ma sono certo che se qualcuno mi ascolterà, venderà molto di più e costringerà anche tutti gli altri ad allinearsi. Occorre però anche che i professionisti la smettano di pensare esclusivamente alle reflex ed ad osannarle.

Una considerazione finale
Per consentire alle auto di muoversi si è passati dal motore a vapore a quello a scoppio e anche diesel; sono comunque tutti motori alternativi e si sono dovuti superare tutti i problemi della trasformazione del movimento da alternativo a rotativo; si è dovuto utilizzare un albero di trasmissione per portare il moto alle ruote motrici, a causa della scarsa potenza dei motori allo spunto è stato necessario introdurre il cambio che ha richiesto a sua volta la frizione; per la necessità di trasferire in curva in maniera diversa il moto alle ruote motrici è stato necessario inventare il differenziale. La tecnologia ha trovato quindi le soluzione a tutti i problemi ovviamente aggiungendo complessi meccanismi a tutte le vetture.

Oggi siamo alla vigilia di una trasformazione epocale in cui il motore delle auto sta per essere sostituito da alcuni motori elettrici; la tecnologia si dovrà occupare di altri problemi, come migliorare sempre più le batterie necessarie per aumentare l’autonomia e ridurre i costi, ma in cambio ci sarà una drastica riduzione della complessità dell’intera vettura. Infatti non servirà più il cambio né la frizione perché i motori elettrici forniscono proprio allo spunto la loro maggiore potenza; non occorrerà più né l’albero di trasmissione, nè il differenziale perché il moto sarà trasferito direttamente dal singoli motori a ciascuna ruota motrice.

Nessuno dei tecnici e neanche nessuno degli utilizzatori, immaginerà mai una vettura elettrica completa di albero di trasmissione, differenziale, cambio manuale o automatico e frizione.

Ebbene, a me sembra che accettare che una macchina fotografica digitale, e anzi quella da considerare la più perfetta e la più professionale, sia quella COMPLETA DI DISPOSITIVO REFLEX, equivale nel campo automobilistico a considerare VERE AUTO ELETTRICHE solo quelle complete di albero di trasmissione, differenziale, cambio e frizione.

E quello che mi meraviglia moltissimo è il convincimento soprattutto dei professionisti della fotografia che considerano ancora indispensabile quel costoso dispositivo ormai inutile.

Inviai questo scritto anche a Nital (Il concessionario italiano di Nikon) che inizialmente preferì non rispondermi; ma io insistetti ed allora, senza giustificare in alcun modo il motivo per cui  le caratteristiche professionali erano presenti solo sulle loro REFLEX, mi scrisse soltanto che nel loro catalogo esisteva anche una macchina “compatta” NON REFLEX, trascurando però il fatto che si trattava di una macchina dalle caratteristiche molto inferiori alle costose reflex.

Franco Fellicò

2 commenti:

Lucia ha detto...

Mentre leggevo pensavo: ma perché queste considerazioni Franco non le fa direttamente ad una casa costruttrice? Vedo alla fine dell'articolo che lo hai fatto con scarso risultato, ed allora dico per le macchine fotografiche quello che ho detto per le automobili: è solo questione di tempo. Quando una casa deciderà di seguire il tuo ragionamento, producendo una macchina migliore a prezzo inferiore, tutte le altre case si daranno da fare e si attiverà quel circolo virtuoso di cui parlavo per le automobili. In questo caso la ricerca del maggior guadagno per le case costruttrici coinciderà con l'abbassamento del costo per gli avventori.

Franco ha detto...

Si Lucia.
Io non ho dubbi che col tempo il problema si risolverà. Ma il mio disappunto non è per ill comportamento dei produttori che pensando al loro business preferiscono vendere macchine complesse e quindi più costose piuttosto che macchine più semplici per i quali i guadagni potrebbero essere minori. Il mio disappunto è per i professionisti della fotografia che si sono fatti prendere in giro accettando quel comportamento.
Non c'è alcun professionista che ha mai fatto le mie considerazioni, ed invece in tanti avrebbero dovuto martellare sull'argomento fino a mettere i produttori nel ridicolo. Ti immagini se tanti professionisti avessero chiesto con forza a Nikon di spiegare pubblicamente i motivi TECNICI per cui occorreva ancora uno specchietto e un prisma? A me non hanno risposto e alla fine hanno aggirato la mia domanda, ma io non sono niente; dovevano essere i professionisti a incastrarli!