domenica 10 febbraio 2019

Evviva l’EURO








Il giorno 7 febbraio 2019 ho ritratto queste ZUCCHINE in vendita in un supermercato Carrefour di Roma al “modico prezzo” di  € 9,48.




Forse sarà perché ho un’età piuttosto avanzata, ma non ho potuto fare a meno di fare questa moltiplicazione:  

                                   1936,27 x 9,48 = 18.355,84

Insomma capite che se fossimo rimasti con le LIRE oggi un chilo di zucchine costerebbe oltre 18.000 lire?

I giovani forse non ci fanno caso, ma chi ha vissuto buona parte della sua vita con le LIRE, non riesce a capacitarsi. 

Io non lo ricordo con precisione, ma non credo che un kg di zucchine nel 1990 potesse costare più di 50 lire; ed allora questo significa che oggi esse sono aumentate di 367 volte; significa cioè che nel 1990, con la cifra di oggi, avremmo potuto avere non un solo chilo, ma oltre 3 quintali e mezzo di quello stesso prodotto!

Quello che è accaduto è dunque pazzesco; pensate che perfino la benzina (che oggi vale 3.000 lire al litro) costa “soltanto” TRE VOLTE di più.

E non dimentichiamo che l’aumento dei prodotti dell’alimentazione è ben più importante che quello di qualunque altra cosa, perché dell’alimentazione non può fare a meno nessuno.

Ed intanto l’ISTAT quando parla di inflazione ci riferisce di piccole percentuali di aumenti. Non so se nel paniere che ISTAT utilizza per fare i suoi calcoli ci sono anche le zucchine, ma ho il dubbio che certi prodotti INDISPENSABILI che sono aumentati così tanto, vengono tenuti fuori dal paniere proprio per evitare di doverci allarmare.

Siamo “presi per i fondelli “ anche dall’ISTAT visto che ultimamente ha deciso di mettere nel paniere lo zenzero piuttosto che i zucchini, e ha deciso anche di inserirvi tanti prodotti elettronici che, come tutti sanno, non solo non sono indispensabili, ma hanno costi in continua discesa.

Cosa fare? Ormai non possiamo fare più nulla visto che anche l’uscita dall’euro si tradurrebbe in un altro disastro. L’unica cosa che ci rimane è di valutare attentamente, e DA SOLI, l’andamento dei prezzi, perché solo se lo facciamo da soli abbiamo la possibilità di avere le idee veramente chiare e precise.

Anche se purtroppo la lira è ormai tramontata definitivamente, le moltiplicazioni per 1936,27 sono però un buon esercizio da non dimenticare quando si legge un prezzo o si acquista qualcosa.

Anzi io penso che una buona remora all’aumento dei prezzi, sarebbe una legge che OBBLIGHI tutti i commercianti a scrivere, pure se in piccolo, accanto al prezzo in euro di qualunque merce anche la corrispondente cifra in LIRE. Voglio vedere se Carrefour avrebbe avuto “la faccia” di scrivere accanto a € 9,48  (£ 18.355,84)!

Franco Fellicò

mercoledì 2 gennaio 2019

Ancora su RAI e sulla pubblicità in TV.





Ho provato a lasciare il televisore sintonizzato su un canale della RAI e ho potuto constatare, che quando lo riaccendo, ho un’altissima probabilità di trovarmi nel bel mezzo di una serie di spot pubblicitari.

Forse non ci avete fatto caso, ma se fate la prova con l’intenzione di verificare quello che ho appena detto, vi accorgerete anche voi che è così. E basta provare a rimanere per un po’, specie nelle ore serali, su quei canali per accorgervi che ormai la nostra TV pubblica, quella che dovete obbligatoriamente PAGARE, è sempre meno interessante e assomiglia sempre più alle tante emittenti di televendita.

Ho già parlato il 15 settembre 2017 di questo problema; vi invito quindi a rileggere quel mio scritto con le cifre ivi riportate.

E’ passato da allora più di un anno e non ho verificato con dei controlli precisi se e quanto la situazione è cambiata, ma posso senza ombra di smentita affermare che quell’andazzo non è solo rimasto invariato, ma si è aggravato ulteriormente.

Ormai ci siamo assuefatti e ciascuno di noi cerca di trovare modo di fare qualcosa quando nel bel mezzo di un film o di un qualunque programma appaiono le consuete e svariate interruzioni con le quali ci ammanniscono stupide notizie sulle prodigiose qualità di un’acqua minerale, sugli sconti favolosi offerti per dei divani, sui miracoli di certi medicinali, sulla perfezione di  certi assorbenti vaginali, su un particolare trattamento per eliminare i brufoli, o su un favoloso sciroppo per combattere la tosse.

E poi ci sono i biscotti, i reggiseni, i profumi, i montascale, le trasformazioni di bagni in docce, i nuovi dischi in vinile, le padelle antiaderenti, i bagnoschiuma, la pomata per la prostata, l’eco scopa, le auto, gli aspirapolvere, l’anti bruciore di stomaco, le proposte di telefonia, il carburante che fa risparmiare, l’olio extravergine di oliva, il minestrone, le zuppe, i piselli surgelati, la pasta, il decongestionante nasale, i materassi, i rimedi per il mal di gola, i rimedi per il raffreddore, i rimedi per il mal di schiena, i rimedi per l’influenza, le migliori vacanze, e potrei continuare ancora all’infinito.

La durata di queste antipatiche interruzioni è intorno ai 5 minuti durante i quali veniamo bombardati da una dozzina di spot tutti di scadente fattura e ormai arcinoti; questa durata è l’unica certezza che abbiamo e quindi sappiamo di poterne approfittare per mettere a posto le sedie attorno al tavolo, o andare a prendere un caffè o fare una qualunque cosa che duri all’incirca quel tempo; di solito abbassiamo il volume, artatamente incrementato, per non essere assordati dalle stupidaggini che vengono trasmesse o magari andiamo a dare un’occhiata agli altri canali dove, se non ci capita di incappare in altri spot, possiamo anche trovare qualcosa di più interessante da guardare.

Ancora una volta voglio ripetere che un Governo che si è fatto in quattro per OBBLIGARE ogni famiglia del Paese a sovvenzionare il servizio pubblico, continua a permettere questo sconcio che mi sembra tollerabile solo per le emittenti che trasmettono gratuitamente, ma che è assurdo debba essere consentito a delle emittenti per le quali si paga un canone oltre tutto OBBLIGATORIO.

Sappiamo tutti che ultimamente è entrato in vigore il GDPR che dovrebbe servire ad arginare gli abusi che vengono perpetrati via internet e intanto si consente che un servizio pubblico, PAGATO dai cittadini, possa entrare nelle nostre case nei momenti più diversi per proporci prodotti a cui quasi nessuno è interessato.

Ho anche scoperto da poco che una società (la SpotX Italia) con sede ad Amburgo ha cominciato ad offrire servizi pubblicitari televisivi MIRATI e cioè utilizzando i cookies che ormai sono possibili anche con i moderni SMART TV. La società, chiede agli utenti di tenere attivi i cookies sul proprio SMART TV in maniera da poter far giungere ad essi delle pubblicità mirate. Poi aggiunge, così come ormai fanno tutte le società pubblicitarie anche su internet, che nel rispetto del GDPR richiedono un’autorizzazione all’utente. Se questa autorizzazione verrà data, l’utente riceverà solo delle pubblicità mirate, mentre se l’autorizzazione verrà negata la pubblicità NON VERRA’ FILTRATA e quindi si dovrà accettare di riceverla tutta e quindi in mole maggiore.

In questo modo si sono difesi tutti quelli che ci infastidiscono; e le alternative che abbiamo sono solo DUE: se li autorizziamo ci infastidiranno solo con le pubblicità che secondo loro sono più adatte a noi, se non li autorizziamo saremo puniti, perché ci invieranno TUTTE i tipi di pubblicità.

I Governi, che pensavano di risolvere un problema, lo hanno quindi come al solito ingigantito, e ciò nonostante si vantano di un risultato che invece non sono non c’è stato, ma che ha aggravata la situazione.

Io spero che una importante società di informatica, utilizzando le moderne tecniche disponibili, possa riuscire presto a dotare gli SMART TV di una funzione che sappia riconoscere l’inizio e la fine delle interruzioni pubblicitarie sostituendo automaticamente il loro contenuto con delle informazioni registrate più interessanti, o oscurando il video ed emettendo piacevole musica durante tutta l'interruzione. Sarebbe un grosso business per chi dovesse riuscire a metterci a disposizione questa funzione.

Volendo si potrebbe anche migliorare la funzione time-shift, già presente in alcuni apparecchi TV; basterebbe far partire la registrazione del programma desiderato all’effettiva ora di inizio suggerendo agli utenti di cominciare a seguirlo una ventina di minuti dopo; si vedrebbero quindi le immagini registrate del programma in continuità perché la registrazione potrebbe essere sospesa durante gli spot pubblicitari e ripresa subito dopo mentre l’utente è ancora intento a vedere la parte precedente appena registrata; gli utenti non si accorgerebbero di niente e vedrebbero tutto il programma soltanto leggermente in ritardo, ma senza più alcuna interruzione.

In attesa che si possa disporre di uno SMART TV con queste utili funzioni io consiglio di vedere le trasmissioni di RAI a cui si fosse interessati, non più in diretta, ma usufruendo di RAI REPLAY; in questa maniera si avrà modo di seguire tutti i programmi senza alcuna interruzione visto che (almeno per ora) nelle registrazioni di RAI REPLAY, la pubblicità non è inclusa.

Al Governo provo a ripetere di intervenire su questo vergognoso andazzo VIETANDO a RAI di infastidire i propri utenti PAGANTI con questi stupidi spot; o quanto meno vietando l’emissione degli spot con delle INTERRUZIONI dei  programmi o dei film.

Anni fa, quando la TV era meno tecnologica ma più seria, alla sera dopo il telegiornale c’era “Carosello”, un programma in cui venivano raccolti tutti gli spot pubblicitari; quel programma veniva seguito da chi lo desiderava oltre a venir utilizzato dai genitori per segnalare ai bambini che era giunta l’ora di andare a dormire.

Potremo mai vedere nuovamente un “Carosello” in un orario ben preciso e smettere di essere torturati dalle interruzioni attuali?

Franco Fellicò


giovedì 20 dicembre 2018

Cambiano i Governi, ma come sempre, le …prese per i fondelli, rimangono


Le buste di plastica dovrebbero essere eliminate? Allora basta tassarle e il problema è risolto! 

Gli alcolici fanno male e bisognerebbe quanto meno limitarli? Una tassa sugli alcolici e la soluzione più conveniente! 

Il fumo uccide? Basta aumentare la tassazione su sigari e sigarette che tutto è risolto!

Il traffico nelle grandi città è troppo alto? E allora una tassa da pagare per ogni auto che entra in centro è il toccasana per ridurre quel traffico, ma ovviamente, cosa molto più interessante, il provvedimento serve a introitare altri soldi.

L’inquinamento deve essere ridotto per il bene dei cittadini? Basta tassare chi acquista le auto che inquinano di più, e la soluzione è trovata!

Ovviamente questi provvedimenti sono le soluzioni semplicistiche che chiunque è al Governo preferisce; perché i furbastri (almeno così ritengono di essere) credono e pensano così di prendere “due piccioni con una fava”; secondo loro, tutti i cittadini dovrebbero plaudire alle loro decisioni perché si occupano del loro bene, e naturalmente, sempre secondo loro, nessuno dovrebbe accorgersi che il loro unico obiettivo è quello di acquisre danaro.

Poco importa se la plastica continua ad essere utilizzata, anzi meglio se questo succede; non è un gran peccato se i cittadini si rovinano la salute con l’alcool o si uccidono con il fumo, visto che saranno stati utili allo Stato versando un contributo per rovinarsi.

Poco importa anche se poi l’acquisto di auto più tradizionali si dovesse ridurre, non importa neanche che forse un po’ di operai delle fabbriche o dell’indotto perderanno il lavoro, né che qualche grossa azienda automobilistica si trasferirà all’estero; l’importante è che le casse dello Stato si arricchiscano, magari facendo apparire l’incentivo deciso per le auto a emissioni ridotte o zero, come una grande elargizione, mentre invece via cosa iene finanziata da UN PICCOLA PARTE di quello che si è estorto a chi acquista un’auto un po’ meno valida e anche se rispettosa delle regole mondiali che pur esistono a proposito delle emissioni di CO2; e la prova che quello che ho detto è proprio vero è che la tassazione inizierà dal giorno 1 marzo 2019 mentre gli incentivi partiranno dal 31 marzo (è evidente infatti che i furbi intendono già disporre di un gruzzolo da cui cominciare a prelevare gli incentivi).

Insomma nessun incentivo sarà messo a disposizione dallo Stato del tipo di tutti quelli che esistono da tempo negli altri Paesi; da noi invece, visto che abbiamo dei furbi al comando, saranno gli stessi cittadini a finanziare un provvedimento il cui merito, sempre secondo loro, è del Governo.

Si può dunque tranquillamente affermare che il Governo in carica, anche se si professa “del cambiamento”, in quanto a furbizia è esattamente uguale a quelli precedenti; e in più ha un altro asso nella manica e cioè il “contratto di Governo” che non manca mai di citare tutte le volte che c’è necessità di qualche decisione; infatti, furbescamente il Di Maio è sempre pronto a rigettare ogni proposta che non gradisce dichiarando che si tratta di argomento non previsto in quel contratto, fermo restando che quando invece decide qualcosa che potrebbe essere non gradita ai cittadini, la mette tranquillamente in atto dimenticando di verificare se era stata prevista nel predetto contratto. 

La furbizia, quindi non manca certo a quelli di M5S che anzi, ritengono di dover essere graditi agli elettori proprio per una certa superiorità in quel campo.

Tornando alle soluzione dei problemi citati all’inizio, mi sento di affermare che se l’obiettivo primario fosse veramente il bene dei cittadini, piuttosto che tassare certi prodotti dannosi, bisognerebbe invece bandirli e per ottenerlo basterebbe intervenire su chi li produce, incentivandoli con opportuni sgravi fiscali. a convertire la loro produzione in favore di prodotti più puliti 

Ma evidentemente è più facile prendersela con i più deboli; ed è per questo che si preferisce multare chi consuma ciò che è considerato dannoso, piuttosto che impedire in qualche modo che sul mercato siano disponibili i prodotti giudicati pericolosi.

Lo dimostra il fatto che per contrastare il consumo di droga si colpisce chi la detiene e ne fa uso, e un po’ anche chi la commercializza, ma molto meno chi la produce. 

Franco Fellicò

mercoledì 19 settembre 2018

Ancora sulla …giustizia



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Più volte ho affermato che nel nostro Paese “la giustizia non esiste” e tra i miei scritti ci sono infatti tante dimostrazioni (numerate) che lo dimostrano.

Sono stanco di numerarle anche perché siamo in tanti a condividere l’amara constatazione di quanto siano ingiuste le nostre regole e di come le leggi sembra debbano essere rispettate soltanto dai cittadini, o meglio dai sudditi.

Voglio tuttavia raccontare ancora un fatto di cui sono stato e sono ancora protagonista direttamente; si tratta di una questione tra me e l’Agenzia delle Entrate.

Nel 2010 ho aderito ad una offerta del mio ex datore di lavoro che mi ha proposto di liquidarmi in un’unica soluzione una pensione integrativa di cui ero titolare. Naturalmente secondo legge il datore di lavoro nel liquidarmi la cifra, ha calcolato, trattenuto e versato per mio conto all’Erario ben 44.239,46 (il 30,55% del lordo che mi spettava).

Alla fine del 2014 (dopo 4 anni quindi) l’Agenzia delle entrate mi ha inviato una “Comunicazione bonaria”  nella quale mi informava che il mio datore di lavoro aveva calcolato male la trattenuta e che dai loro calcoli invece risultava che per la tassazione separata della cifra ricevuta, l’aliquota media da applicare non era del 30,55%, ma del 31,26%; per questo motivo mi invitava a versare altri € 1.028,61 entro 30 giorni!

Entro i 30 giorni quindi, qualora avessi ritenuto non corretto il loro calcolo, avrei dovuto dimostrare loro che il calcolo corretto era invece quello utilizzato dal mio datore di lavoro.

Avendo molta fiducia nell’operato del mio datore di lavoro (una Banca) ho scoperto che la differenza dipendeva dal fatto che la banca aveva applicato nel suo calcolo la cosiddetta “clausola di salvaguardia”, mentre l’Agenzia delle entrate non l’aveva considerata.

Per giorni e giorni, recandomi più volte negli uffici dell’Agenzia delle entrate di Roma 7 ho tentato di dimostrare che la “clausola di salvaguardia, DOVEVA ESSERE APPLICATA, ma anche il funzionario (M. C.) con il quale alla fine sono riuscito a parlare, ad ogni incontro di diceva una cosa diversa e mi chiedeva delle documentazioni sempre nuove che di volta in volta io poi dovevo farmi fornire dalla banca.

Siamo andati avanti così per l’intero mese che avevo a disposizione per far valere le mie ragioni, e alla fine il funzionario (bontà sua) mi ha anche “regalato” delle proroghe per aumentare il tempo a mia disposizione e fargli avere tutti i documenti che mi chiedeva.

Gli ho sempre fatto avere tutto, anche se si trattava di documenti che nulla avevano a che vedere con la questione, ma alla fine nulla è cambiato, perché la conclusione è stata che DOVEVO PAGARE e se non l’avessi fatto sarebbero scattate anche forti multe e la cifra si sarebbe elevata almeno di un altro 50%. L’unica cosa che sono riuscito ad ottenere è stata una rateizzazione in 6 rate da pagare ogni trimestre (con relativi interessi naturalmente in funzione del ritardo). Ho pagata quindi la prima rata sperando di riuscire nel frattempo a far valere le mie ragioni.

Ho anche inviato alla Agenzia di Roma 7 una richiesta in autotutela con tutta la documentazione del caso chiedendo la cancellazione della richiesta e la restituzione delle rate pagate, chiarendo che le avevo versate al solo scopo di non incorrere in sanzioni che avrebbero fatta elevare la cifra pretesa.

La “letterina bonaria” era stata inviata a tutti coloro che come me avevano aderito all’offerta di liquidazione e ciascuno di loro era stato invitato a versare la differenza; tutti i collegi di sventura avevano reagito alla richiesta scorretta e una parte di essi era stata anche capita dagli uffici del loro territorio che avevano proceduto a sgravarli dell’onere richiesto.

Per questo motivo ho avvicinato, tramite il mio commercialista l’ufficio dell’Agenzia delle entrate di Formia che in un primo momento sembrava disposto a darmi ragione, ma che successivamente si è dovuto tirare indietro avendo ricevuta una precisazione dalla Direzione regionale del Lazio che chiariva che la clausola di salvaguardia poteva essere applicata soltanto per emolumenti CONNESSI al passaggio in quiescenza e che QUINDI poiché la capitalizzazione della pensione non aveva questo presupposto, non poteva essere applicata.

In pratica i signori della direzione regionale hanno confuso il vocabolo della lingua italiana CONNESSO con il vocabolo CONTEMPORANEO e hanno affermato che poiché la capitalizzazione della pensione era avvenuto non in concomitanza col passaggio in quiescenza, la clausola di salvaguardia non poteva essere applicata.

A nulla è servito chiarire che anche se la capitalizzazione era stata fatta in un periodo successivo al passaggio in quiescenza si trattava sempre di EMOLUMENTI CONNESSI al passaggio in pensione, ma i soloni dell’Agenzia delle entrate non hanno saputo dire altro che potevo solo ricorrere alla Commissione Tributaria.

Ora penso che tutto l’accaduto sia chiaro a chi ha letto questo documento fin qui, e allora riporto qui di seguito l’intera avventura completa di date:

settembre 2010
la mia pensione integrativa mi  è stata liquidata in un’unica soluzione e per consentirmi di incassarne la capitalizzazione ho versato allo Stato € 44.239,00 trattenutemi dal mio datore di lavoro in qualità di “sostituto di imposte”

24 ottobre 2014
ricevo dall’Agenzia delle Entrata una “lettera bonaria” nella quale mi si dice che avrei invece dovuto versare euro 45.267,61 e quindi mi si richiede di versare la differenza e cioè ancora altri € 1.028,61 (il calcolo dell’Agenzia delle Entrate è diverso solo perché non è stata considerata la “clausola di salvaguardia” che invece secondo legge doveva essere considerata).

dal 25 ottobre 2014 per circa due mesi
mi reco molte volte agli uffici dell’Agenzia delle Entrate di Roma 7 parlando anche con un funzionario che mi chiede una infinità di documenti diversi (che ovviamente sono costretto a richiedere a mia volta al mio datore di lavoro); ricevo anche ben due proroghe di 30 giorni per avere il tempo di procurarmi i documenti, ma alla fine il funzionario, diversamente da altri suoi colleghi di altri uffici territoriali, non mi ascolta e insiste che DEVO PAGARE

dal 29 maggio 2015 al 2 maggio 2016
per evitare multe salate pago in sei rate trimestrali quanto indebitamente richiestomi aggiungendovi ovviamente anche gli interessi per un totale di € 1056,11.

23 aprile 2015
richiedo formalmente in AUTOTUTELA la cancellazione della indebita richiesta  e il rimborso delle rate versate, ma l’Agenzia delle Entrate non mi risponde proprio.

31 agosto 2015
faccio ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma avverso il silenzio/rifiuto dell’Agenzia delle Entrate 7 di Roma che di contro chiede ai giudici:

·      Il rigetto dell’istanza
·      La condanna alle spese di giudizio
·      La maggiorazione di esse del 50% per la rifusione delle spese di mediazione

25 settembre 2017
la Commissione Tributaria Provinciale emette finalmente la sentenza che è A MIO FAVORE dichiarando quindi che la “clausola di salvaguardia va considerata” e che quindi il calcolo fatto dal sostituto d’imposta è corretto. Conclude però dicendo che le spese di giudizio vanno compensate (anche questa decisione dei giudici è vergognosa!)

6 ottobre 2017
il mio commercialista NOTIFICA. come previsto dalla legge, la sentenza all’Agenzia delle Entrate di Roma 7 alla quale è dato un tempo di 60 giorni per ricorrere in Appello o per pagare.

19 settembre 2018
A PARTIRE DAL 6 GENNAIO L’AGENZIA DELLE ENTRATE DI ROMA 7, NON AVENDO FATTO RICORSO IN APPELLO, AVREBBE DOVUTO QUINDI RIMBORSARMI € 1.065,11 OLTRE AGLI INTERESSI MATURATI FINO ALLA DATA DEL PAGAMENTO. MA MALGRADO NUMEROSI SOLLECITI A TUTT'OGGI NON SI È ANCORA DEGNATA DI FARLO; FINORA SONO PASSATI 9 MESI DA QUANDO IL DEBITO E' STATO ACCERTATO E NON HO NESSUNA IDEA SE E QUANDO IL RIMBORSO SARA' FATTO.

PER RIEPILOGARE CI SONO VOLUTI BEN QUATTO ANNI DALLA LETTERA BONARIA CHE MI CHIEDEVA DI VERSARE UNA CIFRA NON DOVUTA E CHE HO DOVUTO VERSARE UGUALMENTE PER EVITARE SANZIONI A LIVELLO DI STROZZINAGGIO.

DOPO 4 ANNI DI TRIBOLAZIONI, SPESE E PREOCCUPAZIONI, PUR AVENDO AVUTO RAGIONE DALLA COMMISSIONE TRIBUTARIA, L’AGENZIA DELLE ENTRATE DI ROMA 7 NON MI RIMBORSA E LA LEGGE SEMBRA ESSERE DALLA SUA PATE VISTO CHE NESSUNA MULTA, NEANCHE MENO PESANTE DI QUELLA PREVISTA PER I CITTADINI RITARDATARI, E’ PREVISTA PER QUELL'ORGANO DELLO STATO.

E NON MI E’ NEANCHE CONSENTITO DI COMPENSARE LA CIFRA CHE MI E’ STATA ESTORTA, MA DEVO CONTINUARE A VERSARE LE TASSE DOVUTE PUR ESSENDO UN CREDITORE DELLO STATO PER ORA DA 9 MESI.

Ora se qualcuno che mi legge ritiene ancora che in Italia "la giustizia esiste" o anche soltanto che "e’ uguale per tutti", me lo scriva pure con un commento, ma mi spieghi pero’ perché lo pensa ancora.

MA NATURALMENTE SONO GRADITI ANCHE I COMMENTI DI CHI CONCORDA!

Franco Fellicò