domenica 1 aprile 2018

I sorrisi dei politici



Avete mai visto un politico che non sorride? Io ne ho cercato qualcuno e mi sono ricordato di Mario Draghi quando non era in Europa (ora sorride anche lui) e ultimamente forse di Padoan,  ma si tratta di eccezioni che naturalmente confermano la regola.

La maggior parte dei politici, sia che facciano parte del governo, sia che sperano al più presto di farne parte, sorridono sempre.

Sarà per la gioia di essere parte della casta o per quella di essere vicini ad esserlo, certo che è sempre molto difficile vederli seri.

Ma tutti questi sorrisi sono proprio uguali? O sono l’espressione di quello che pensano?

Ho provato a fare più attenzione a questi sorrisi e per ora ho potuto notare un po’ di differenze che elenco qui sotto. Provate anche voi a guardarli meglio nelle loro continue apparizioni in TV e forse avrete qualche elemento in più per giudicarli.

Ecco qui quelli che per ora ho identificato io:

Maurizio Martina: sorriso sornione e sarcastico
Beppe Grillo: sorriso beffardo
Luigi Di Maio: sorriso allegro e raggiante
Matteo Salvini: sorriso minaccioso e soddisfatto
Silvio Berlusconi: sorriso amaro e rassegnato
Pierluigi Bersani: sorriso circostanziato
Maria Elena Boschi: sorriso abbagliane e provocante
Andrea Orlando: sorriso spento
Matteo Renzi: sorriso sprezzante e malizioso

Massimo D'Alema:  sorriso ironico

E ora continuate pure voi!


Franco Fellicò

martedì 20 marzo 2018

Le elezioni politiche del 4 marzo



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Sono passati un po’ di giorni da quando si sono concluse le votazioni e possiamo solo valutare le posizioni che stanno assumendo sia i vincitori che i vinti.

Per la verità, a causa della pessima legge elettorale che dopo anni e anni di studi e di dibattiti si è alla fine varata, non si capisce chi sia il vincitore; anzi ci si accorge che si può considerare vincitore una o un’altra formazione politica a seconda dei punti di vista.

E mi spiego. Da che mondo è mondo, per capire chi è il più gradito tra i concorrenti che si sono candidati, si guardano giustamente le percentuali dei voti ricevuti; ora secondo quanto previsto dal “Rosatellum bis” visto che potevano candidarsi sia partiti sia coalizioni, guardando le percentuali ottenute dovremmo dire che il più gradito tra i concorrenti è stata la coalizione del centro-destra; essa comprende più partiti che ovviamente hanno ricevuto percentuali di voti diverse e tra essi c’è la Lega ha avuto la meglio (intendo nell’ambito della coalizione).

Il partito M5S, che concorreva da solo risulta al secondo posto; ma come SINGOLO PARTITO, se raffrontata con gli altri singoli partiti, ha ricevuto la maggior percentuale di voti, notevolmente superiore anche a quella della Lega, però non superiore alla percentuale della coalizione di cui la Lega fa parte; l’unica formazione perdente è certamente la coalizione di centro-sinistra che ha avuto una percentuale di voti più bassa degli altri e dove anche il partito PD più rappresentativo è risultato poco votato anche rispetto agli altri partiti visti singolarmente.

Quanto ho detto finora è una necessaria premessa che è bene tenere in mente visto che la competizione sembra cominciare solo ora.

Ciò di cui volevo parlare è invece la posizione che dopo le votazioni ciascun partito ha assunto, sia che si consideri tra i vincenti che tra i perdenti.

In effetti possiamo considerare che i principali contendenti in tutto erano TRE e cioè M5S, coalizione di centro-destra e coalizione di centro sinistra. Il risultato è che oggi coloro che si considerano vittoriosi sono DUE e cioè M5S e LEGA.

Questo è naturalmente un po’ strano perché in effetti la classifica dice che al primo posto c’è la coalizione di centro destra (con al suo interno come primo partito la LEGA); M5S invece non ha avuto più voti della coalizione di centro-destra, ma come partito ha avuto il maggior numero di suffragi di tutti i partiti singoli.

In questa situazione sembra che si siano tutti convinti che M5S è un vincitore (perché partito più votato di tutti) ma anche la LEGA lo è, pur avendo avuto meno voti di M5S, essendo il primo partito della coalizione più votata.

Non ha molta importanza quello che pensano un po’ tutti, ma visto che anche i due leader (Di Maio e Salvini) si sono convinti che  dovrebbero quanto meno spartirsi il primo posto, ormai si sono tutti allineati su questa posizione.

Poiché però la maggioranza atta a governare non ce l’ha nessuno, come sempre ciò che gli elettori hanno tentato di esplicitare con i loro voti non avrà più alcun effetto perché il governo, se mai ci sarà, dovrà crearsi con un accordo tra le parti; quindi niente di strano se chi ha votato Lega si troverà un governo in cui quanto meno una buona parte potrebbe essere di M5S o di PD; e niente di strano se chi ha votato M5S potrebbe dover vedere al governo anche molti esponenti di Lega o anche di PD; ed infine neanche niente di strano se chi ha votato PD,  potrebbe vedere al governo dei politici PD ma che servano solo come riempitivo di un governo M5S o di Lega.

Questa è la teoria che si può dedurre dalle regole che tanto attentamente si sono stabilite.

Ma vediamo in pratica come stanno andando le cose.

Ciascuno dei due cosiddetti vincitori, ha all’inizio subito affermato che avrebbe ascoltato TUTTI gli altri e entrambi hanno detto di essere disponibili a collaborare con CHIUNQUE a patto che avessero mostrato convergenza verso il proprio programma.

Lo sconfitto PD, per bocca di Martina (subentrato per il momento a Renzi) invece ha dichiarato che non è disponibile ad aiutare nessuno e anzi ha sottolineato con forza che starà all’opposizione, aggiungendo anche che ora vorranno vedere se i vincitori saranno veramente capaci di realizzare i loro programmi.

Il modo con cui Maurizio Martina ha detto queste cose non lascia dubbi che l’interesse primario degli esponenti del PD è di vedere soccombere chiunque andrà ad occupare quei posti che ritenevano loro di diritto.

Poi in qualche dichiarazione successiva, sempre Martina ha chiaramente detto che comunque la loro posizione non sarebbe stata un “ritirarsi sull’Aventino”, ma che sarebbero stati attivi, facendo capire benissimo che avrebbero ostacolato al loro meglio ogni azione di chiunque avesse formato il Governo; quindi non sarebbero stati sulla riva del fiume aspettando e sperando di vedere affogare i propri nemici, ma si sarebbero anche adoperati per aiutarli a precipitare più rapidamente possibile nei flutti.

I due vincitori invece continuano a sentirsi, hanno già dimenticato tutti gli improperi che si sono detti vicendevolmente durante l’agone e ora si sorridono; ciascuno di loro sa bene però che per allearsi dovrà cedere qualcosa.

Una situazione più ingarbugliata ci non poteva capitarci e non è detto che non intervenga anche il Capo dello Stato che chieda anche al PD di partecipare ad un unico Governo.

Intanto io penso che i due furbastri che noi in modo o nell’altro abbiamo votato, sono felicissimi entrambi perché finiranno per unirsi e approfitteranno proprio di quell’unione per salvarsi entrambi dal dover mettere in atto alcune promesse impossibili da realizzare che ciascuno dei due ha fatto agli elettori per farsi votare. 

II due infatti potranno concentrarsi insieme nel fare qualcosa a proposito della legge Fornero o dei migranti (argomenti su cui hanno delle posizioni non molto diverse) mentre potranno dire ai cittadini che a causa dell’alleanza, M5S ha dovuto rinunziare al progetto “reddito di cittadinanza”, mentre la LEGA ha dovuto rinunziare al progetto “flat tax”. 

Si salveranno a vicenda quindi dal dover dar corso a due promesse assai difficili da mantenere e in più andranno entrambi al governo conquistano il potere a cui anelavano.

In conclusione, è inutile dire quindi, come d’altra parte sapevamo bene, che il nostro voto sarà l’ultima cosa ad essere rispettata. Non lo sappiamo ancora per certo, ma il Governo se mai si farà, sarà deciso sulla base di contrattazioni tra dei furbi, forse diversi da quelli precedenti, ma comunque non da noi.

Visto tutto ciò, penso che sia il caso che ciascuno di noi faccia ben attenzione a quello che il proprio beniamino dice e fa; ci accorgeremo, chiunque esso sia, che tutti i giochi che si stanno facendo e si faranno sono strategie di partiti che tendono a conquistare la propria supremazia; si capisce benissimo che il bene della Nazione e dei cittadini non è altro che l’ultimo obiettivo che ciascuno di loro ha in mente.

Chiudo riportando un pensiero di Mark Twain:

SE VOTARE FACESSE QUALCHE DIFFERENZA, NON CE LO LASCEREBBERO FARE!

Franco Fellicò

sabato 24 febbraio 2018

Mancano pochi giorni



E’ passato poco più di un mese da quando ho esposto le mie opinioni a proposito delle elezioni in arrivo e ormai la chiamata alle urne è veramente prossima.

Anche se dal mio scritto precedente era evidente il mio sconforto nel considerare l’approccio con il quale stavano affrontando l’evento TUTTI gli aspiranti al potere, forse allora mi rimaneva ancora una velata speranza che nei tempi successivi avrei potuto capire qualcosa di più sulle intenzioni di almeno qualcuno di loro.

Ma ahimè, oggi a solo pochi giorni dal momento in cui dovrò esprimere la mia preferenza, sto constatando che il mio disorientamento è ancora totale e probabilmente è ancora più evidente che non un mese fa.

NESSUNO dei contendenti ha cambiato registro, ripetono tutti e sempre le stesse cose, e quando dico le stesse, intendo che tutti fanno esattamente le stesse promesse continuando ad indicare semplicemente solo gli argomenti che  affronteranno: le tasse, il lavoro, le famiglie, i migranti, la sicurezza, la giustizia, la sanità, la scuola e tutte quelle cose per le quali ci sarebbe tanto da fare e che OVVIAMENTE sono il compito di cui tutti i governanti, almeno sulla carta, dovrebbero occuparsi per istituzione.

Ci sarebbe quasi da dire: ma allora, visto che ritengono tutti di dover risolvere gli stessi problemi, perché non li affrontano insieme, invece di accapigliarsi per risolverli da soli?

Il fatto è che nessuno di loro sa come farà a dare soluzione a questi problemi, tutti vogliono andare al potere e quando ci saranno andati, se proprio si dovessero occupare veramente di quelle cose, vorranno essere liberi di attuare una qualunque strategia a loro gradita (e ovviamente principalmente utile ai loro tornaconto) senza dover dar conto a nessuno per il metodo che sceglieranno.

Dunque penso proprio che questa è l’unica spiegazione che possiamo darci, ma essa non può che convincerci che le probabilità che qualcuno dei problemi venga risolto è molto tenue, mentre la probabilità che un problema venga risolto in una maniera addirittura a noi gradita è quasi nulla.

In conclusione visto che ho parlato di probabilità, che sono oltre tutto assolutamente indipendenti dalla vittoria dell’uno o dell’altro o dell’altro ancora, e dunque ancora meno indipendenti dal nostro voto, dovremmo ormai essere convinti della inutilità di spendere anche quei pochi minuti necessari per recarci alle urne.

Naturalmente, poiché durante la nostra vita ci capita di fare anche delle cose inutili, spesso senza neanche esserne convinti, io alle urne ci andrò anche questa volta; ma se in questi ultimi 9 giorni che ci rimangono non dovesse accadere qualcosa di nuovo che mi dovesse far cambiare queste mie convinzioni, quando sarò davanti alle schede da riempire getterò in aria un dado e voterò ubbidendo al risultato che verrà fuori.

Qualcuno potrebbe dire: ma perché hai deciso così, perché allora non rimani a casa e al seggio non ci vai proprio per niente?

Ed ecco le mia risposta:

1.
Se non ci vado per niente, saprò per certo  che i risultati dipendono solo dagli altri e quindi mi potrei sentire colpevole di non aver voluto partecipare.

2.
Se voto anche io, sia pure con il voto deciso dal caso, potrò divertirmi a vedere se avrò vinto o avrò perso; inoltre sia se avrò vinto che se avrò perso, quando subirò le angherie di chi sarà andato al governo, potrò sempre dare la colpa al dado che avevo lanciato e non ad una mia scelta mal ragionata.

Così come quando acquisto un biglietto della lotteria di capodanno sono abituato a consultare l’elenco dei vincitori con una recondita speranza di essere tra loro, anche in questa occasione ascolterò le notizie che arriveranno durante lo spoglio più con curiosità che non con interesse, ma in questo caso sarò molto più sicuro che comunque non sarò tra i vincitorei

Infatti noi andiamo a votare per far vincere alcuni di loro, non per vincere noi. Ci andiamo per il loro bene, non per il nostro! Quindi noi perdiamo sempre.

Chiudo qui questo mio triste sfogo e però, questa volta ve lo chiedo espressamente, se la pensate diversamente e avete da consigliarmi qualcuno da votare, che sia di destra o di sinistra non mi importa, ma per il quale avete una fiducia così profonda da raccomandarmelo, scrivetemelo qui sotto con un vostro commento o mandatemi una email in privato;, ma vi prego non fatelo per simpatia suscitata dalla sua parlantina o per vostre supposizioni o per le vostre ideologie, ma datemi una chiara dimostrazione supportata da fatti veri e non campati in aria che dimostrino veramente il motivo che vi ha convinto.

Viceversa se non riceverò né commenti, né raccomandazioni, allora assumerò che la pensate come me e che come me siete anche voi completamente confusi, scettici e disorientati.

Franco Fellicò


domenica 4 febbraio 2018

L’esaltato di Macerata e le conseguenze del suo atto



Non solo un esaltato, ma anche un violento immondo che suscita soltanto ribrezzo, disgusto e ripugnanza; e solo questo il modo con cui si può cercare di descrivere costui, sicuri comunque di non essere riusciti a trovare gli aggettivi adatti.

Ma quale bestia, senza alcuna necessità che la costringe, attacca altri suoi simili in maniera così subdola e a tradimento?

Eppure c’è stato un essere umano, quello che dovrebbe essere il più nobile di tutte le creature viventi, che ha agito alla maniera in cui neanche un animale agisce mai. 

E purtroppo non è il solo, perché di bestie anomale come lui, siamo abituati ormai a sentir parlare ogni giorno.

Ho deciso di scrivere il mio pensiero su questa ultima vicenda, non per unirmi a tanti altri che l’hanno biasimata e che ne parlano con il mio stesso disprezzo, ma per provare ad immaginare ciò che avverrà nei prossimi tempi.

Probabilmente mi ripeterò, perché insisterò su un argomento che ho già più di una volta trattato; ma questa volta voglio farlo basandomi ed analizzando con attenzione un ultimo fatto avvenuto.

Sappiamo che il colpevole è stato immediatamente acciuffato dalle instancabili forze dell’ordine; i sei malcapitati, fortunatamente solo feriti (anche se qualcuno in modo abbastanza grave), sono ancora ricoverati nell’ospedale di Macerata e la popolazione spaventata sta riprendendo pian piano la sua vita normale. C‘è chi ci metterà tempo a dimenticare quell’orrore, e c’è anche chi dovrà anche riparare i danni ricevute alle vetrine.

Il colpevole è stato a lungo interrogato e si è assunta la responsabilità dell’accaduto, dichiarando che intendeva “vendicare” un nigeriano (peraltro per ora solo sospettato) che aveva assassinato Pamela Mastropietro.

Il reo confesso (Luca Traini) sarà certamente processato e condannato; ed io che non sono né un legale né tanto meno un magistrato, sono certo che la sua condanna, considerato che per fortuna nessuna delle sue vittime è morta, sarà di solo pochi anni di detenzione.

Intanto il fatto avvenuto ha procurato danni fisici a sei persone, danni economici alla sanità che si è incaricata di curare sei pazienti per un tempo certamente non breve, concreti danni economici ai negozi che hanno subito la rottura delle vetrine e danni morali per tutti coloro che si sono trovati nelle vicinanze del tentativo di strage.

C’è poi da considerare il costo delle forze dell’ordine e della magistratura, che esistono e sono pagate dallo Stato (e quindi da noi cittadini) e c’è infine il costo futuro da sostenere per mantenere in carcere quella belva (una volta lessi che quel costo è valutato in 140 Euro al giorno).

Dunque, il risultato della vicenda si tradurrà in una grossa perdita per i privati e per lo Stato, compensata soltanto dalla soddisfazione di aver recluso un essere immondo.

Ora io mi domando se la pena della reclusione sia effettivamente una vera pena, o se invece ci possa essere un modo più esemplare per punire chi delinque.

Quello che dirò, l’ho detto anche altre volte, e se ora ne sto parlando a proposito del fatto di Macerata, è un ragionamento applicabile a tutti i reati che provocano danni a cose private o pubbliche e naturalmente anche direttamente alle persone.

Non vi sembra giusto che, oltre ad essere curati, i feriti, che certamente non potranno per un po’ di tempo neanche lavorare per sostenersi, debbano essere indennizzati per il danno fisico ricevuto? Non vi sembra logico che le vetrine dei negozi vengano riparate a carico di qualcuno che non sia i negozianti che hanno subito i danni senza averne nessuna colpa?

Nel campo automobilistico chi procura danni è tenuto a rimborsare il danneggiato, sia attraverso la sua assicurazione obbligatoria, sia anche direttamente se non è sufficiente l’intervento assicurativo.

Ed invece in questo caso il signor Traini, dopo essersi “divertito” a danneggiare uomini e cose finirà soltanto per farsi una “villeggiatura” sia pure forzata per un po’ di anni.

Non sto certamente affermando che lo Stato (e quindi noi cittadini) debba accollarsi anche l’indennizzo ai sei malcapitati e la riparazione delle vetrine, ma sto dicendo che mi sembra giusto e logico che il colpevole di tutto quello che è accaduto si accolli questo onere.

Dunque, a mio avviso, il colpevole dovrebbe far fronte a tutte le spese che le sue azioni hanno determinato e dovrebbe rimborsare quindi sia lo Stato, sia le sue vittime e sia infine i privati cittadini che hanno subito dei danni senza nessun motivo.

Ma come fare per ottenere questo? Semplicemente provvedendo ad imporre al colpevole di rimborsare a ciascuno dei danneggiati (cioè lo Stato e i cittadini) tutte le spese che ciascuno ha dovuto e dovrà sostenere, e anche ad indennizzare le sei vittime con una cifra fissata dal magistrato proporzionale alla gravità del danno fisico subito; e se il colpevole non fosse in grado di farlo, spogliandolo dei suoi beni per quanto necessario.

E se, come è possibile, i beni del reo non fossero sufficienti alla necessità? La risposta è semplice anche in questo caso; bisognerebbe imporre al reo di lavorare duramente durante il suo soggiorno in carcere per produrre quel danaro che manca per saldare il suo debito.

Io penso che se si cambiasse il modo di punire chi delinque adottando queste regole, si otterrebbero molti risultati aggiuntivi utili. Infatti:

·      Chi si appresta a delinquere saprebbe già da subito che infliggere un danno a qualcuno equivale ad infliggerlo a se stesso; e questo è probabile che possa anche dissuaderlo dal procedere nella sua azione.
·      Chi è vittima sarebbe sempre indennizzato del danno morale o fisico o rimborsato delle spese per i danni materiali.
·      Anche lo Stato (e quindi tutti noi contribuenti) verrebbe in buona parte rimborsato delle spese che sostiene per tenere in vita le forze dell’ordine, la magistratura e la sanità; infatti esse sarebbero in parte a carico di chi si comporta male.
·      E pure tutti i cittadini avrebbero  il loro  tornaconto  perché  lo Stato potrebbe tassarli meno, visto che una buona parte delle spese che deve sostenere sarebbero a carico di chi delinque.

Per le cosche mafiose è da tempo che si utilizza la confisca dei beni; non vedo perché lo stesso metodo non si debba utilizzare per i reati compiuti da singoli ladri ed assassini o anche da semplici imbrattatori di muri o tifosi distruttori di stadi o dimostranti violenti che incendiano e distruggono auto e negozi.

C’è una speranza che qualcuno ci pensi, e che piuttosto di trastullarsi con complicate e stupide leggi sulle buste di plastica o sulla periodicità della fatturazione dei telefonici, si dedichi ad affrontare questo problema che è sicuramente più serio?

Io non ne ho molta, e voi?

Franco Fellicò