Sarà questa l’ultima bravata di Donald Trump?
A me pare che le probabilità che Trump sia cacciato via dagli americani, compresi quelli che lo hanno eletto, vanno aumentando ogni giorno.
C’è un proverbio che dice: “Tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino”.
E il bullo americano sembra che faccia di tutto per farsi estromettere dalla guida del suo Paese.
Ad ogni sua decisione è seguita una diminuzione della sua popolarità e la decisione di attaccare l’Iran potrebbe essere quella che gli farà perdere definitivamente la credulità dei suoi cittadini.
E sono le sue continue contradizioni che lo rendono sempre più inviso; lui che aveva detto che voleva fermare le guerre del mondo è già la seconda volta che, senza chiedere consiglio a nessuno, ha deciso di utilizzare la forza dell’apparato militare degli USA per aggredire prima il Venezuela e ora l‘Iran.
E sappiamo tutti che prima ha detto che la guerra alll’Iran durerà 4 o 5 settimane poi, dopo solo una settimana, che potrebbe durare anche di più, e poi dopo 11 giorni, dire che la guerra sta già per finire.
I danni prodotti da tutte le sue decisioni avventate sono evidenti e colpiscono tutto il mondo rendendo l’America sempre più antipatica.
L’azione militare avviata contro l’Iran ha già provocato danni a tutto il medio Oriente e anche a tutte le Nazioni che importavano petrolio da quel Paese.
La chiusura dello stretto di Ormuz ormai si è già fatta sentire e si è verificato perfino che l’India ha deciso di riprendere ad importare il greggio dalla Russia e non è detto che questo non avverrà anche in tutti gli Stati che a causa dell’embargo avevano smesso di acquistare idrocarburi da quel Paese.
In pratica la Russia, amica dell’Iran, si è guardata bene dall’intervenire militarmente ma ha già avuto un primo beneficio da quella guerra ed infatti non solo sta vendendo il suo greggio nuovamente, ma lo vende anche a prezzi maggiorati.
La Russia inoltre che acquistava droni dall’Iran da impiegare contro l’Ucraina, le sta vendendo altre armi aumentando gli introiti da utilizzare per continuare la sua guerra all’Ucraina.
E in più la nuova grossa crisi sta distogliendo l’attenzione degli amici di Zelensky dal seguire i bombardamenti della Russia su tutta il Paese invaso da 4 anni.
Trump è sempre più considerato dunque l’unico responsabile di tutto quanto accade nel mondo; e nel suo Paese, che vorrebbe gestire solo seguendo le sue volontà e le sue idee, è sempre meno benvoluto.
Quanto tempo ancora ci vorrà perché quella rivoluzione che Trump vorrebbe vedere avvenire in Iran non avvenga invece negli USA per cui il cambio di regime che lui vorrebbe vedere in Iran avverrà in America?
Già i primi soldati americani sono tornati in Patria nelle bare e poichè purtroppo non saranno i soli, questo farà SI che la popolazione americana finirà per non perdonarlo più.
Quindi mentre l’Iran rischia di dover cambiare regime, Trump rischia di persona di essere cacciato dal posto che occupa.
C’è un’altra cosa da osservare ed è che Trump invidia il modo di governare di Putin e tende ad imitarlo. Non va dimenticata la sua frase: “La guerra all’Iran finirà quando tutti gli obiettivi saranno raggiunti”.
Questa frase è esattamente la stessa pronunziata da Putin a proposito della sua guerra all’Ucraina; ed è importante notare che Putin non ha mai dichiarato quali fossero esattamente i suoi obiettivi.
Si spiega quindi perché anche Trump si è guardato bene da dichiarare quale fosse la sua strategia e dimostra che il suo modo di agire assomiglia sempre più a quello del dittatore russo.
Non dichiarare gli obiettivi dovrebbe servire a giustificare un eventuale interruzione delle operazioni militari in qualunque momento, anche se costretti a farlo.
Ma la furbizia di Putin è di gran lunga maggiore di quella di Trump e l’avvicinamento che quest’ultimo ha voluto mettere in atto con quel dittatore si è tradotto in un grosso vantaggio per Putin.
Ora però è il caso di affrontare anche quello che accade nella nostra Italia.
Non è certo facendo la voce grossa con Trump che si potrebbe ottenere di fermare la guerra che non ci piace; in questo frangente occorre invece essere chiari e, contrariamente a Putin e a Trump, dichiarare ufficialmente la nostra posizione e la Melone lo ha più volte detto affermando che: “L’Italia non è in guerra e non vuole entrare a farne parte”.
Questa è una dichiarazione chiara e precisa che chiunque l’ha ascoltata (e l’hanno ascoltata tutti perchè più volte riportata dai media) non può essere sottovalutata; né possono essere sottovalutati gli incontri e gli accordi che la Presidente de Consiglio sta avendo con Francia, Germania e Regno Unito allo scopo di individuare una posizione comune che eviti il coinvolgimento in una guerra non desiderata.
Questi accordi stanno andando avanti anche se questa iniziativa sarebbe dovuta partire dall’Unione europea che come ormai tutti dicono sembra non esistere.
Ma l’opposizione continua a chiedere che la Presidente del Consiglio vada a riferire in parlamento sulla sua posizione.
La Meloni ha detto che lo farà (pare il giorno 11 marzo) ma sa bene che l’opposizione richiede questa precisazione direttamente a loro per avere la possibilità di insultarla indipendentemente da quello che lei dirà.
E mentre l’opposizione invoca che il Governo risolva o quanto meno attutisca i problemi dovuti all’alto costo dei carburanti alla pompa agendo sulle accise, la Meloni, accogliendo anche un suggerimento dell’opposizione, farà in modo che la tassazione sui carburanti sia temporaneamente alleggerita allo scopo di evitare costi insostenibili ai cittadini.
Ho iniziato questo scritto qualche giorno fa ma ho deciso di pubblicarlo dopo che il Presidente del Consiglio avrà soddisfatto l’opposizione esponendo direttamente a loro quale è la SUA POSIZIONRE.
E oggi posso concludere questo documento visto che la Premier del nostro Governo ha informato UFFICIALMENTE sia al Senato che alla Camera sulla sua posizione e lo ha fatto RIPETENDO ESATTAMENTE quello che già tutti sapevano e cioè che: “L’Italia non è in guerra e non vuole entrare a farne parte”.
Ha anche raccontato UFFICIALMENTE degli incontri che ha già fatto con Francia, Germania e Regno unito per assumere una posizione comune da tenere a fronte degli avvenimenti in atto.
Infine ha dichiarato che a tempo debito si occuperò del problema costi dei carburanti affermando però che gli aumenti immediati che ci sono stati alla pompa non sono originati dal costo maggiore del barile di petrolio dato che i carburanti distribuiti attualmente sono stati già acquistati da tempo a prezzi normali dalle compagnie petrolifere e che quest’ultime stanno approfittando della situazione per speculare e che per questo saranno perseguite.
Inoltre, considerando che i problemi da affrontare sono di grande importanza della Nazione ha proposto all’opposizione di farlo insieme nell’interesse dei cittadini.
Ma come c’era da aspettarselo, l’offerta non è stata apprezzata considerandola tardiva e secondo qualcuno della sinistra tesa piuttosto a trascinare tutta l’opposizione a partecipare ad un lavoro di difficile soluzione.
Quindi, a parte gli insulti che come prevedevo non sono mancati, le immancabili accuse di essere la serva di Trump, e la continua richiesta di condannare l’intervento del Presidente americano, l’opposizione ha deciso di rimanere a guardare dall’esterno per poter come al solito criticare ogni decisione evitando di farne parte.
Franco Fellicò

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