mercoledì 16 settembre 2020

Ancora sul provvedimento del Ministro Sergio Costa.

Ho già scritto a proposito della stupida idea del Ministro Sergio Cosa, ma questa volta voglio dimostrare, numeri alla mano, come quella sua idea (che pensa di far passare come un’idea condivisa dalla maggioranza di coloro che hanno partecipato alla consultazione popolare), si tradurrà NON COME LUI VORREBBE FARE INTENDERE in una riduzione dell’inquinamento, ma invece in un aumento che tenterò anche di valutare esattamente.

Dopo la dimostrazione che darò, si dovrà concludere o che il Ministro Costa, e chi lo consiglia, non ha alcuna competenza su chi e come si produce l’inquinamento, oppure sa bene che il suo provvedimento aumenterà i danni all’ambiente, ma ritenendo che l’obiettivo di racimolare soldi sia più importante dell’ecologia, ha deciso di andare avanti comunque.

Prima di tutto vorrei commentare la “presa in giro” della consultazione popolare, visto che  non ha certamente dato i risultati che i media stanno sottolineando.

Ecco un parte di un articolo che ho letto a questo link:

https://www.investireoggi.it/fisco/prezzo-carburanti-aumento-delle-accise-in-vista-dal-prossimo-anno/

Verso l’aumento del prezzo carburanti. Il governo ha intenzione di innalzare le accise sul diesel a partire dal prossimo anno allo scopo di tutelare maggiormente l’ambiente.

È infatti allo studio l’ipotesi di una parificazione al rialzo delle accise tra diesel e benzina, aumentando così il prezzo carburanti. Da un sondaggio condotto dal Ministero dell’Ambiente fra cittadini, imprese ed esperti è scaturita la necessità di incrementare l’accisa presente sul gasolio. Prelievo fiscale che attualmente lo avvantaggia rispetto alla benzina.

Ma vi pare possibile che una larga parte di cittadini, tutti certamente oltre che cittadini anche automobilisti, abbiano accettata l’idea di un aumento sul carburante più gettonato in assoluto; non lo avranno senz’altro potuto richiedere i possessori di auto diesel ed escludo anche che lo possano aver richiesto i possessori di auto a benzina, che non essendo interessati all’aumento,  non penso proprio che abbiano voluto fare un dispetto a chi per senza alcuna colpa veniva preso di mira dal fisco con la scusa di rendere giustizia a loro.

Io ho partecipato alla consultazione ed ho naturalmente espresso il mio parere contrario al provvedimento e ho sostenuto anche che se si voleva fare giustizia bastava ridurre le accise della benzina rendendole uguali a quelle del gasolio; si sarebbe evitata la diversità di trattamento, si sarebbe ricevuto certamente un plauso da tanti automobilisti possessori di auto con motori a benzina ed in più si sarebbe andati nella direzione del Governo che continua a dire ogni giorno che ha intenzione di ridurre la pressione fiscale.

Ma poiché nessuno ha potuto controllare i risultati della consultazione, è certo che il Ministro ha approfittato per dirci che la sua idea è stata approvata da tutti! Ed infatti tutti i media continuano a dire che a partire dall’anno prossimo le accise sul gasolio aumenteranno gradatamente fino ad uguagliare quelle della benzina.

Veniamo ora al motivo che vi chiarirà come il provvedimento si tradurrà in un  peggioramento dei danni che la mobilità arreca all’ambiente; dimostrerò così ancora una volta che per qualunque provvedimento preso dai nostri “illustri governanti”, solo facendo il contrario di quello che hanno deciso di fare si può avere il risultato che dicono di perseguire; avremo quindi conferma che anche il Ministro Costa non fa accezione a questa regola.

Veniamo dunque alla dimostrazione, che ho anche riportato nel modulo della consultazione, ma che sarà stata cestinata insieme a tutte le altre comunicazioni.

Vi ricordo prima di tutto che nell'articolo precedente ho chiarito, citando anche un'autorevole dimostrazione tecnica, che il miglior motore a benzina moderno riesce ad avere un rendimento massimo del 37% contro il rendimento massimo di un moderno motore diesel che raggiunge il 44%.

Premetto anche che tutti i bravi tecnici sanno bene che un motore diesel moderno è in grado di inquinare meno di un moderno motore a benzina e che il diesel è stato ingiustamente accusato di essere più inquinante a causa della vicenda diesel-gate che nulla ha a che vedere con la tecnologia corretta impiegata sui nuovi motori. Ciò nonostante, considerato che tutte le nuove auto a benzina o diesel devono necessariamente rispettare le regole antinquinamento esistenti, possiamo anche assumere che le auto moderne infliggono all’ambiente tutte lo stesso danno. 

Ovviamente il danno è però proporzionato alla quantità di carburante che viene consumato perché è esso che non venendo bruciato completamente causa l’immissione di particelle dannose nell’atmosfera.
 
Osserviamo anche che per far sì che si possano muovere tutte le auto della nostra nazione, occorre che venga consumata una certa quantità di carburante.

Il provvedimento del Ministro Costa, come vantaggio che lui stesso sottolinea, tende a far sì che gli automobilisti non siano più invogliati ad acquistare vetture diesel, visto che il costo maggiore delle auto diesel non risulterà più compensato dal minor costo del carburante: ragionevolmente quindi molti decideranno di modificare i propri interessi, cosa che  si tradurrà in un progressivo spostamento degli automobilisti verso le vetture a benzina.

Ma per quanto detto prima, accadrà anche che per il minor rendimento di quelle auto, la quantità di carburante necessaria da acquistare per mantenere in movimento tutte le auto della nazione dovrà aumentare.

E di quanto dovrà aumentare? Dovrà aumentare esattamente del 7% perché tale è la differenza di rendimento dei due motori. Ma se si consumerà il 7% di carburante in più, ovviamente anche ai livelli di inquinamento delle auto moderne, vuol dire che l’inquinamento a parità di mobilità crescerà appunto del 7%.

Penso che anche un ragazzo studente di scuola media possa capire questo ragionamento, ma invece il Ministro Costa non lo capisce; oppure lo capisce benissimo, ma poiché il suo obiettivo vero è solo quello di racimolare più soldi (in maniera anche da guadagnarsi la sua targa in premio) sarà felice, visto che incasserà più soldi non solo da chi sarà rimasto al diesel e pagherà più accise, ma anche da quelli che migrando alla benzina saranno costretti ad acquistare più carburante di prima, contribuendo ad aumentare gli introiti del fisco con le accise sulla benzina.

Questo il progetto del Ministro Sergio Costa che continua ad andare avanti a dispetto dei risultati sicuramente contrari della consultazione; con questa dimostrazione si potrà quindi affermare con assoluta certezza che: o l’ambiente è nelle mani di un incompetente, oppure, cosa più probabile che noi siamo nelle mani di un altro dei FURBASTRI che ci governano che credono di infinocchiarci illustrandoci obiettivi FINTI ai quali credono solo gli stupidi.

Non so cosa pensare; nel primo caso potremmo avere compassione per chi è stato messo a capo di un Ministero senza avere le cognizioni necessarie al suo lavoro; nel secondo caso dovremmo offenderci per essere stati considerati degli stupidi creduloni da chi invece si crede furbo.

Voi che pensate?

 Franco Fellicò


mercoledì 12 agosto 2020

Ed ecco una nuova …presa per i fondelli! Siete pronti per la consultazione?


Come potete notare ho parlato di “nuova …presa per i fondelli” e non dell’ultima di esse, perché la serie, come tutte le serie, continuerà certamente all’infinito e quindi l’ultima non ci sarà mai.

Si tratta di un prossimo provvedimento che nietepopodimeno si dice debba porre fine ad un’ingiustizia, servendo allo stesso tempo ad un miglioramento ambientale con perfino il vantaggio di produrre un gettito che potrà essere ovviamente ben utilizzato.

 

Ma quale sarà questa grande meraviglia? Come è stato possibile riuscire in un colpo solo ad ottenere così tanti vantaggi? La risposta è semplice: si tratta di una idea magistrale che ovviamente non poteva che scaturire dalla mente illuminata di uno dei nostri amministratori.

 

Questa volta l’illuminato è il “Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare”; si chiama Sergio COSTA.

 

Evidentemente costui, volendo ad ogni costo essere protagonista in qualcosa, ha ideato questa fantasticheria, cercando anche di condirla con qualcosa di assolutamente nuovo.

 

Ha deciso infatti che fosse giunto ormai il momento di porre fine ad una grande ingiustizia e si è organizzato per offrire ai cittadini una soluzione meravigliosa che oltre a risolvere definitivamente quel grosso problema, avesse degli altri vantaggi per tutti, ma senza dimenticare anche un maggior gettito fiscale, cosa sempre da non sottovalutare.

 

Si tratta quindi di TRE obiettivi raggiungibili con un solo provvedimento; roba da far tremare le vene e i polsi di qualunque altro suo collega!

 

Ma forse tutti voi stanno aspettando che io arrivi al dunque e vi sveli a quale provvedimento mi sto riferendo; ma io vi prego di pazientare ancora un momento perché voglio anche dirvi che questo triplice obiettivo è condito, come ho detto prima, con un qualcosa di assolutamente nuovo; infatti questo provvedimento prenderà forma definitiva soltanto dopo che TUTTI NOI o comunque tutti i cittadini che lo vorranno, avranno partecipato ad una apposita consultazione per esprimere il proprio parere e/o per proporre migliorie al provvedimento.

 

Si tratta di una consultazione ONLINE già in iniziata (dal 31 luglio) e che si concluderà il 27 agosto 2020.

 

Capite l’astuzia del furbastro? Lui intende mettere in atto un intervento che ha già deciso e che produrrà TRE grandi vantaggi a tutti i cittadini e per giunta chiede a questi ultimi di esprimere i proprio consenso (o dissenso spero).

 

Ma cosa accadrà quando la consultazione si concluderà? Quanto valore avranno le osservazioni certamente valide dei cittadini? A mio parere: NESSUNO. Il quarto vantaggio (nascosto perché non sottolineato dal furbastro) servirà quindi a poter affermare, quando il provvedimento sarà messo in atto, che in fondo la scelta è stata anche condivisa dalla maggioranza dei cittadini!

 

Senza ombra di dubbio siamo quindi di fronte all’ennesima …presa per i fondelli perpetrataci questa volta da Sergio Costa che come tale sale anche lui sulla ribalta dove riceverà la solita targa che gli riconoscerà la grande intuizione e l’ottimo risultato conseguito.

 

Bene. Ora che vi ho detto tutto quanto dovevate sapere è giunto il momento di “svelarvi l’arcano”. Forse molti di voi lo avranno già capito e avranno già fatto le proprie considerazioni, ma ora insieme vorrei analizzare meglio quello che si intende farci ingoiare come ottima idea, veramente risolutrice dei problemi del caso.

 

In effetto la grande ingiustizia, principale oggetto del provvedimento, è la differenza di tassazione che c’è tra la benzina e il gasolio; su ogni litro di benzina infatti le accise gravano per 0,728 euro mentre per il gasolio SOLO (si fa per dire) 0,617 euro.

 

Per la verità si tratta di DUE grosse ingiustizie, dove una delle due è ancora più ingiusta dell’altra; ed allora come pensate che si debba evitare l’ingiustizia della DIVERSA tassazione? Semplice: rendendo uguali le due ingiustizie. Ed è proprio questo che il grande Sergio Costa propone. Ma come si possono rendere uguali due ingiustizie se una di esse vale 0,728 e l’altra vale 0,617? Ci sono ovviamente due modi: portarle entrambe a 0,728, oppure portarle entrambe a 0,617.

 

E non vi sembra logico che, se veramente si vuol fare giustizia, la soluzione sarebbe quella di allineare entrambe le tassazioni a 0,617? In questa maniera infatti oltre ad eliminare l’ingiustizia della diversa tassazione si allineerebbero le tassazioni alla ingiustizia inferiore.

 

Questa scelta, che ugualmente raggiungerebbe l’obiettivo di eliminare una disparità di tassazione, sarebbe certamente più gradita a buona parte dei cittadini; ma questo sarebbe ovviamente preso in considerazione se i nostri governanti pensassero veramente a noi!

 

Ed invece quale è la proposta  del grande legislatore? Portiamo anche la tassazione del gasolio a quella stessa della benzina e così avremo fatto giustizia delle ingiustizie e potremo finalmente dire che ormai le ingiustizie, sono ugualmente ingiuste, essendo state allineate entrambe a quella più ingiusta.

 

Ma ora esaminiamo le altre motivazioni che vorrebbero farci intendere.

 

Un risultato potrebbe essere la probabile riduzione del consumo di gasolio con uno spostamento nel tempo verso motori a benzina piuttosto che diesel. Questa motivazione, si basa su una “caccia alle streghe” che è iniziata con il Dieselgate nel 2015 e che però poi è continuata e continua ancora oggi con la colpevolizzazione del motore diesel accusato come il principale motivo di inquinamento a carico delle auto.

 

Questo convincimento è completamente sbagliato perché i motori diesel di oggi hanno caratteristiche anche superiori a quelli a benzina proprio anche per l’inquinamento ambientale.

 

Inoltre se per assurdo tutti gli automobilisti decidessero di abbandonare il diesel e passare alla benzina, si avrebbe certamente un inquinamento maggiore dovuto al fatto che il rendimento di un motore diesel può arrivare anche al 44% contro un massimo del 37% del migliore dei motori a benzina vedi eventualmente:

 

https://www.vialattea.net/content/130/#:~:text=saluti%20%E2%80%93%20vialattea.net-,Perch%C3%A8%20un%20motore%20Diesel%20ha%20i,elevati%20di%20un%20ciclo%20Otto%3F&text=Un%20rapporto%20di%20compressione%20ottimale,il%2037%25%20del%20ciclo%20Otto.

 

Infatti per muovere tutte le macchine di un Paese occorre energia e se l’energia che si consuma è sfruttata al 37% piuttosto che al 44%, ovviamente ne necessità di più.

 

Consumare quindi più energia e cioè più carburante equivale allora a creare più inquinamento e dunque il secondo obiettivo è REGOLARMENTE mancato.

 

Il terzo obiettivo, detto in parole povere, è fare soldi, e ovviamene quello rimane in piedi, ma non ci si dica che l’intenzione è di fare giustizia e anche di badare all’ambiente perché, come spero di aver dimostrato si tratta di FANDONIE.

 

Ultima cosa. Malgrado tutto ho girato con insistenza per la rete alla ricerca della famigerata consultazione, perché anche se sono convinto dell’inutilità di esprimere un parere, volevo comunque dire la mia sull’argomento.

 

Ebbene io non sono riuscito a trovare come fare per parteciparvi; ci sono molti siti che ne parlano, spiegano di che si tratta, indicano i tempi, illustrano finanche i tre moduli da riempire chiarendo che se ne può riempire anche uno solo, ma nessuno riporta un link a mezzo del quale giungere ad una pagina WEB dove poter esprimere il proprio parere.

 

Un tentativo di rendere impossibile o almeno molto difficoltosa la partecipazione? Non so rispondere. Vi dico solo: se trovate la pagina adatta, comunicatemela!

 

Franco Fellicò

 

sabato 6 giugno 2020

Quello che le associazioni dei consumatori dovrebbero fare.


Questo scritto segue quello precedente e riguarda lo stesso tema, ma questa volta non mi rivolgo direttamente ai consumatori, ma a quelle organizzazioni che hanno come obiettivo, almeno nel loro statuto, la loro difesa.

Mi è capitato  di  leggere  al link:  https://codacons.it/scontrini-maggiorati-536-euro-a-famiglia/ un articolo del 5 giugno 2020 pubblicato da “Il Resto del Carlino” e d ecco le mie osservazioni al riguardo.

Il tenore di quanto vi si legge non è dissimile da tanti altre informazioni divulgate da Codacons, ma anche da qualunque altra associazione di consumatori.

Nell’articolo citato si riporta quello che sta accadendo alla ripresa  delle attività commerciali. Viene rilevato un fatto, ormai noto a tutti, e cioè che la grande maggioranza degli esercizi commerciali alla ripresa delle attività hanno ritoccato pesantemente i prezzi naturalmente aumentandoli.

Il Codacons avrebbe addirittura calcolato che questi aumenti provocheranno una maggiore spesa annua di 536 euro a famiglia. E chiarisce anche che 166 euro sono da ascrivere al settore alimentare, 124 euro per la ristorazione, 85,5 euro per abbigliamento e calzature e 30,5 euro per i parrucchieri.

L’associazione ha poi stilato una classifica degli aumenti stabilendo che al primo posto ci sono gli e-book con un aumento del 30,4% in soli tre mesi; poi c’è la frutta fresca, i PC portatili e fissi, i palmari e i tablet con un aumento del 12,8% e i monitor e le stampanti che sono aumentati del 11,3%.

Ma a che servono queste notizie? Ad affliggere ulteriormente i consumatori? Non sarebbe stato piuttosto meglio, agire in qualche modo per difenderli?

L’associazione dirà che ha fatto giungere la propria protesta alla Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercenti) che naturalmente di contro avrà negato l’esistenza degli aumenti ammettendoli soltanto in qualche “raro caso”; ma la cosa, come sempre, finisce lì e gli aumenti non solo rimangono, ma certamente sono destinati anche ad allargarsi.

L’azione delle associazioni dei consumatori hanno quindi un effetto NULLO su quello che accade, visto che ci si limita soltanto a monitorare gli eventi senza porre in atto alcuna azione collettiva che sia della stessa portata di quella attuata dai commercianti.

Se esaminiamo l’accaduto, potremmo concludere che poiché i commercianti hanno subito un danno, prima per la prolungata chiusura e poi per il successivo minor afflusso di clienti, hanno aumentato i prezzi allo scopo di riprendersi tutto quanto perduto.

Questa sarebbe la loro giustificazione anche se, come sempre accade, quando si applica un aumento ai prodotti a causa di un evento imprevisto che lo giustifica, ogni esercente provvede ad aggiungervi quel po’ di margine in più per poter incrementare i propri guadagni.

Chi soffre per questo sono soltanto i consumatori che pur essendo in maggioranza, sembrano costretti a subire le angherie degli esercenti che sono invece in netta minoranza.

Quello che io osservo è che se il Covid-19 ha colpito l’intera umanità, i danni relativi devono ovviamente essere subiti da tutti indistintamente, non soltanto dai consumatori; e questi ultimi, oltre ai danni diretti che hanno subito, non hanno alcun dovere di attutire quelli subiti dai commercianti.

Osservo anche che per norma, quando la domanda diminuisce, così come è nel nostro caso,  i prezzi dovrebbero diminuire e non aumentare. E’ noto che quando la richiesta di carburanti è diminuita notevolmente, i loro prezzi hanno subito una netta diminuzione; e se l’afflusso, ad esempio ai ristoranti e ai bar, si è ridotto anche quei prezzi sarebbero dovuti diminuire; ed invece essi, secondo i commercianti, devono AUMENTARE.

Al momento, visto che la paura di esporsi è ancora molto alta e non tutti i consumatori sono disponibili a recarsi a cena in un ristorante o a prendere un caffè o un aperitivo al bar, mi aspetterei che i ristoratori e i baristi provassero ad invogliare il pubblico con una diminuzione dei prezzi piuttosto che con un aumento.

Dunque il comportamento di tutti i commercianti è illogico e se i consumatori li accettano senza reagire, bisogna riconoscere che lo fanno “stupidamente”. E i commercianti approfittano proprio di quella stupidità.

Oggi gli esercenti dovrebbero “pregare” i consumatori di riprendere a spendere, ed invece li scoraggino con aumenti controproducenti.

Ma ora, come è mia abitudine, poiché non mi piace fare critiche senza anche proporre possibili soluzioni, passo ad esporre come un’associazione consumatori dovrebbe muoversi per proteggere effettivamente la categoria.

Osservo prima di tutto che la forza disponibile è elevatissima perché i consumatori sono molto di più dei commercianti e quindi in numero tale da poter imporre le regole, piuttosto che subire quelle fissate da una categoria molto meno numerosa.

Basterebbe quindi organizzarsi, per riuscire immediatamente a capovolgere il mercato e a far sì che i prezzi siano determinati dai consumatori e non dagli esercenti.

Mi risulta che alcune associazioni consumatori hanno organizzato “gruppi di acquisto” per ottenere prezzi particolarmente vantaggiosi per la fornitura di servizi; e lo fanno utilizzando la forza della quantità di contratti da proporre ai fornitori.

E allora perché non organizzare gruppi di consumatori che tutti insieme costringano i commercianti a smettere di tartassarli e a fare in modo che i loro  prodotti siano offerti a prezzi più onesti?

Si tratta di una vera e propria guerra che consentirebbe ai numerosi consumatori di coalizzarsi e vincere tutte le battaglie. 

Un chiaro esempio di quello che utilmente potrebbe fare un’associazione consumatori? Eccolo:

Potrebbe individuare e verificare quegli esercenti che secondo la Fipe NON HANNO FATTO AUMENTI e aggiungervi anche altri disposti a lasciare inalterati i prezzi a quelli ante Coronavirus o meglio ancora a ridurli; potrebbe redigere degli elenchi per categoria di questi operatori onesti ed invitare tutti i consumatori a servirsene, chiedendo loro invece contemporaneamente a DISERTARE tutti quelli non presenti negli elenchi.

Si otterrebbe così un incremento dell’utilizzo degli esercenti virtuosi e una immediata diminuzione dell’accesso agli esercizi che hanno operato gli aumenti.

Ovviamente quei commercianti che per la loro ingordigia rimanessero quasi fuori mercato, potrebbero essere inseriti anch’essi negli elenchi delle associazioni consumatori, dopo aver però  dimostrato di aver riadeguato i prezzi; quelli che invece dovessero continuare a tenere i prezzi maggiorati, subirebbero la giusta punizione di una notevole riduzione dei clienti.

Tutto questo sarebbe facile da realizzare e le associazioni consumatori dovrebbero farlo senza nessun onere per i consumatori; potrebbero però chiedere agli esercenti virtuosi un piccolo contributo per sostenere le spese derivanti dall’organizzazione; ovviamente però le associazioni dovrebbero riempire gli elenchi sempre e solo con i nomi di quegli esercenti che avranno dimostrato veramente di essersi adeguati con prezzi uguali o inferiori a quelli in essere prima dell’arrivo del virus.

In sostanza la “tassa Covid”, così come è stata chiamata, verrebbe sostituita piuttosto da un “bonus Covid” così come dovrebbe essere per vivacizzare un mercato in regressione.

Ovviamente occorrerebbe la collaborazione di un elevato numero di consumatori che dovrebbero anche essere disposti a rinunziare sia ad una cenetta al ristorate, sia ad una tazzina di caffè al bar pur di non agevolare le scelte scellerate ed illogiche degli esercenti.

Perfino il Governo ha dato prova di incentivare in vari modi i consumatori a spendere, e se i commercianti pensano di dover andare contro corrente, è bene che ne paghino le conseguenza direttamente e subito.

Franco Fellicò

mercoledì 20 maggio 2020

Io l’avevo immaginato.


Come ho scritto nel mio documento precedente, quello che avevo immaginato si sta già verificando, infatti già ieri ho sentito alla TV che alla riapertura i bar hanno fatto aumenti dell’ordine del 50% e i parrucchieri del 25%,

Nessuno del Governo ha pensato che questo sarebbe accaduto e quindi nessuno ha provveduto a stabilire oltre alle le regole che i commercianti dovevano rispettare, anche ad imporre che alla riapertura i prezzi dovevano rimanere inalterati.

Allora visto che chi poteva imporre questa regola non l’ha fatto e visto che ai commercianti è stata lasciata completa libertà circa i prezzi da praticare, gli unici che possono contrastare questo, sono i consumatori stessi.

Voglio premettere che i commercianti appartengono a diverse categorie; ci sono quelli che vivono fornendo prodotti NON INDISPENSABILI (e tra questi ci sono i baristi e ristoratori) o poco necessari (ad esempio barbieri e parrucchieri) e poi ci sono quelli che invece vendono prodotti alimentari che sono indispensabili.

Io avevo sempre pensato che quei commercianti dei quali tutti possono fare facilmente a meno, sono i più sfortunati, perché ovviamente la loro clientela non li avrebbe più visitati non soltanto perché erano chiusi, ma il motivo sarebbe stato duplice: la chiusura obbligatoria di quegli esercizi, ma anche paura di entrare in luogo dove il contagio sarebbe stato più probabile.

Avevo perciò anche immaginato che molta clientela sarebbe rimasta lontano da quegli esercizi anche quando avrebbero potuto riaprire, perché in molti avrebbero pensato di poter fare a meno di loro; per questo motivo ho trovato strano che ci fossero tante pressioni dei ristoratori e dei baristi per l’apertura dei loro esercizi; infatti essi avrebbero dovuto capire che oltre alla libertà di aprire occorreva anche la disponibilità di clienti decisi a servirsi di loro senza paura.

Io per esempio avevo inizialmente stabilito che anche quando quelli avessero riaperto, non vi sarei andato per un bel po’ di tempo ancora; poi però, considerandolo quasi un dovere, per consentire anche a loro di ricominciare a guadagnare qualcosa, successivamente avevo pensato che mi “sarei fatto forza” e una qualche cenetta o un qualche aperitivo sarei andato a farlo, ma più per fare del bene a loro, che per una mia necessità.

Considero questo comportamento indispensabile e quindi mi sento anche di raccomandarlo ai miei amici, perché tutti, quando possiamo, dobbiamo fare qualcosa per risollevare l’economia del nostro Paese.

Ma se i commercianti intendono ottenere dai pochi clienti che andranno da loro (magari con la buona intenzione di aiutarli a sopravvivere) quello che guadagnavano prima quando i clienti erano molti di più, allora la mia posizione cambia totalmente e smetto di sentirmi in dovere di andare a trovarli, non ci vado proprio e approfitto anche per stare più al sicuro a casa mia.

Così come io stesso poco prima ho consigliato di non abbandonare i ristoratori e i baristi, nel caso questi dovessero aumentare i prezzi (cosa che stanno già facendo), mi sento invece in dovere di consigliare a tutti di evitare proprio di andarvi, lasciandoli aperti e in attesa di clienti.

Così come non ho fiducia nei nostri politici, ho anche poca fiducia nella disponibilità dei cittadini di adottare dei comportamenti comuni atti a regolarizzare il mercato; ma se c’è qualcuno più fiducioso di me, gli suggerisco di provare a far circolare su WhatsApp un invito a comportarsi in un modo che contrasti gli aumenti.

Non organizzo io stesso questa azione perché, come ho detto e anche per fatti realmente accadutimi, sono quasi certo che la risposta dei cittadini sarebbe scarsissima!

In teoria però se una larga parte di chi letto l’invito, lo mettesse in atto, si riuscirebbe certamente a bloccare gli aumenti; se invece la cosa non dovesse prendere piede, allora come in altre occasioni, avremo avuto ancora una volta la prova che la forza che i consumatori potrebbero avere, non viene utilizzata, e si preferisce rimanere dipendenti da quello che decidono i fornitori.

Il sistema sarebbe semplice; prima di entrare in un bar e ordinare anche un semplice caffè, basterebbe chiederne il prezzo e se dovesse essere diverso da quello ante crisi, bisognerebbe rinunziarvi e passare al massimo ad un altro bar che invece ha mantenuto i vecchi prezzi, mentre se tutti si fossero allineati (come pare abbia detto la TV) il caffè lo si dovrebbe prendere a casa.

Analogamente per i ristoranti; si dovrebbe chiedere il menù chiarendo anche che si vuol verificare se i prezzi sono rimasti i soliti e se si dovessero trovare aumenti, si dovrebbe passare ad altro ristorante finché non se ne troverà uno che ha mantenuto i prezzi; e se non se ne trovasse nessuno, si dovrebbe fare a meno di cenare fuori, rimanendo a cena a casa propria.

E non si dovrebbero fare eccezioni, né si dovrebbero considerare giustificati gli aumenti; infatti TUTTI dovrebbero rimetterci qualcosa con la crisi, e anche i commercianti (specie quelli che offrono prodotti non necessari); così come ci rimetteranno i clienti perché, per consentire a quegli esercenti di sopravvivere, accetterebbero un po’ di rischio che potrebbero certamente evitare standosene a casa propria.

Concludo dicendo che il comportamento degli esercenti che fanno gli aumenti è assolutamente illogico; le leggi del mercato, quando le richieste diminuiscono, provocano di solito una diminuzione dei prezzi (sotto gli occhi di tutti ci sono i carburanti che per la scarsa domanda mondiale sono diminuiti moltissimo, e questo malgrado la materia prima rappresenta solo una piccolo parte del costo); questi esercenti invece, a fronte di una domanda scarsa, pretendono di aumentare i prezzi; ovviamente in questo modo non fanno altro che scoraggiare ulteriormente quelli che rappresentano la domanda, che finirà ridursi ancora di più.

Franco Fellicò

giovedì 14 maggio 2020

Naturalmente non hanno capito la lezione


Questa volta voglio provare ad anticipare quello che probabilmente avverrà e che, chi si sta occupando della fase 2 avrebbe dovuto capire certamente prima di me.

Chi ha un po’ di intelletto quando sbaglia dovrebbe accorgersene e dovrebbe almeno cercare di non ripetere ancora una volta gli stessi errori.

Come ho detto nel mio scritto di qualche giorno fa, il calmiere sulle mascherine introdotto all’improvviso quando il fenomeno della speculazione era ormai in atto, non solo non ha avuto l’effetto voluto, ma ha creato anche altri problemi; si è trattato quindi di un errore.

Allora ci si aspetterebbe quanto meno che quel tipo di errore non venisse più ripetuto, ed io invece mi aspetto che ancora una volta o non si provvederà in tempo, oppure peggio ancora, si inventerà qualcosa quando sarà tardi, peggiorando ancora una volta quello che sarà accaduto.

Ma ora provo a spiegarmi meglio, illustrando quello che penso avverrà nel prossimi giorni.

Come è noto c’è una forte spinta da parte degli imprenditori e ancor più dai commercianti per la ripresa delle attività; con molta prudenza il Governo sembra sia stato costretto anche ad anticipare dei passi rispetto a quanto previsto, e l’unico mezzo che ha per cercare di non far crescere i contagi, pur riattivando le attività, è quello di imporre una particolare attenzione che TUTTI dovranno avere nello svolgere la propria attività.

I ristoratori, i bar, i parrucchieri e quelli della balneazione avranno quindi l’obbligo di rispettare delle regole che sostanzialmente sono quelle del distanziamento. Per questo si sono fissate delle distanze precise tra i tavoli dei ristoranti, tra le postazioni dei parrucchieri, tra gli ombrelloni sulle spiagge, ecc. ecc.

Ovviamente questo comporterà un minor numero di coperti disponibili per ciascun ristoratore, un minor numero di ombrelloni su una stessa superficie di spiaggia e così via.

Non bisogna essere allora degli scienziati per capire che accadrà che ognuno di questi attori provvederà ad innalzare i prezzi che aveva praticato fino ad ieri; e, come accade sempre quando un motivo qualunque richiede un aumento dei prezzi, l’entità dell’aumento sarà anche superiore a quello necessario, perché i commercianti approfitteranno della situazione non solo per ripianare ma anche per migliorare i propri guadagni.

Dunque è certo che tutti questi servizi subiranno degli aumenti notevoli che tutti cercheranno di giustificare con il minore sfruttamento dello spazio disponibile.

E’ anche probabile comunque, e questo sembra che i commercianti non lo capiscano, che per il timore della pandemia non ci sia tanta voglia di andare a pranzo o a cena ad un ristorante e anche ad andare a passare una giornata al mare e che quindi saranno in molti a decidere di rinunziare almeno per un anno alla vacanza al mare e a rimandare la ripresa dell’abitudine di una pranzo o una cena fuori casa.

Questo aggraverà la situazione perché potrebbe accadere anche che i pochi posti disponibili sia al mare che ai ristoranti non vengano neanche utilizzati completamente e questo potrebbe provocare quindi un ulteriore “necessità” di alzare i prezzi.

Mi sono riferito principalmente ai ristoratori e agli addetti alla balneazione, ma il discorso vale per tutti i commercianti che alzando i prezzi anche solo per il minor afflusso previsto, non faranno altro che scoraggiare ulteriormente i consumatori .

Vista questa situazione il Governo dovrebbe per tempo cercare di bloccare questi aumenti, anche se in parte comprensibili e quindi dovrebbe imporre PER TEMPO non soltanto le distanze, ma anche il mantenimento dei prezzi praticati nell’anno precedente.

Ma così i commercianti guadagneranno di meno? Si certamente, ma meglio questo che chiudere definitivamente. Il Governo potrebbe, piuttosto che promettere 500 euro di “bonus vacanze” alle famiglie, ridurre il danno dei commercianti diminuendo o meglio azzerando le tasse per questi imprenditori, visto che guadagneranno molto di meno.

Un intervento di questo tipo o comunque un qualunque intervento che cerchi di non far innalzare i prezzi, sarebbe utilissimo e non solo per i cittadini, ma anche per gli stessi commercianti; infatti solo mantenendo i prezzi, essi potranno avere più probabilità di presenze; se i prezzi saliranno ci saranno due motivi per i cittadini di evitare sia il mare che i ristoranti: la paura della pandemia e il costo alto da sostenere. Viceversa se i prezzi saranno gli stessi degli anni passati ci saranno due motivi per non rinunziare: il costo inalterato e lo spazio maggiore disponibile rispetto agli enormi affollamenti del passato.

Non mi risulta che ci sia qualche politico che abbia pensato a queste cose semplicissime e quindi mi aspetto che niente di quello che dovrebbe essere messo in atto SUBITO, sarà fatto; forse si tenterà di fare qualcosa quando sarà troppo tardi, ripetendo l’errore fatto con le mascherine.

Franco Fellicò

sabato 9 maggio 2020

La privacy


Ho deciso di scrivere queste mie idee dopo aver ricevuto via WhatsApp un messaggio di quelli che si invita a far circolare; in esso è riportata una protesta contro la possibile attivazione di applicazioni per smartphone che potrebbe avvisarci di essere nei pressi di una persona che potrebbe contagiarci.

Si dice che la geo-localizzazione è una pratica da evitare, perché lede la nostra privacy.

Probabilmente ci sono quindi delle persone che non desiderano che qualcun altro possa venire a sapere dove ciascuno si trova durante la giornata. Ma allora io mi domando, ma cosa fanno di illecito questi signori visto che desiderano spostarsi a proprio piacimento senza essere visti? E come mai quando escono non si muniscono di barba e baffi finti per non essere riconosciuti?

Io penso che chi va a fare la spesa in un supermercato o va al cinema o va a divertirsi, non debba preoccuparsi se quello che fa venga reso noto anche ad altri; non fosse altro perché in tutti questi casi, di norma, nessuno cerca di fare queste cose di nascosto, ma ciascuno sa bene che chiunque lo vede in giro possa godere di questa conoscenza.

Ci sono casi in cui invece degli spostamenti vorrebbero essere fatti di nascosto e questo è quasi sempre perché si tratta di azioni illecite o anche solo di azioni non troppo corrette che si vorrebbe evitare di far conoscere a tutti.

La privacy è quella materia che sembra si debba occupare di evitare che le azioni compiute dalle persone siano note a tutti, ma rimangano riservate, aiutando gli individui a nasconderle.

Ora, se le azioni di chi vive in società sono perfettamente lecite, non vedo che necessità ci sia di nasconderle, se sono invece illecite allora la privacy potrebbe essere di una certa utilità; ma utilità per chi le compie, non invece per chi le subisce, anzi questa copertura diventa perfino dannosa per questi ultimi.

Ma vediamo a dei casi pratici e ai risultati ottenuti con il GDPR. La conoscenza ad esempio dell’indirizzo email di una persona normalmente non viene resa pubblica dal legittimo proprietario semplicemente perché non ne vede l’utilità, non tanto perché ritiene che chi non è stato espressamente autorizzato possa farne un uso illecito o dannoso.

Allora che ci sia una legge che protegga i cittadini dall’uso indiscriminato di questi indirizzi mi sembra corretto. Ma che per ottenere questo si sia dovuto inventare il GDPR mi sembra pazzesco. Si sono stabilite regole complicatissime che ciascuna azienda o anche singolo individuo deve rispettare soltanto se per qualche motivo si trova a possedere informazioni sulle persone.

Si è regolamentato ogni possibile uso di questi dati senza rendersi conto che gli usi definiti illeciti sono un numero ALTO NUMERO DI CASI, ma che gli usi illeciti possibili sono INFINITI. Si è cercato di regolare l’invio delle email non sollecitate stabilendo che per poterlo fare chi le vuole inviare deve munirsi dell’autorizzazione di chi deve riceverle; poi si è vietato l’invio di email pubblicitarie personalizzate (cioè basate sul tipo di navigazione su internet di ciascuno), ma lo si è consentito solo per coloro che hanno fatto una richiesta scritta per accettarlo.  

Il risultato di tutto questo è stato che tutte le aziende che imperversano in rete e che vogliono pubblicizzare i propri prodotti hanno scritto a coloro di cui avevano gli indirizzi e li hanno messi di fronte ad una scelta: decidere se accettare le pubblicità personalizzate, nel qual caso gli arriveranno solo quelle basate sul proprio comportamento di navigazione in rete, oppure negarle nel qual caso gli arriveranno TUTTE le pubblicità senza distinzione alcuna. E’ inutile dire che non esiste mai la possibilità di richiedere la cancellazione totale di tutte le email pubblicitarie, personalizzate e non. La richiesta delle aziende sembra quasi una minaccia, perché è come se si dicesse: se accetti quelle personalizzate ti potranno arrivare un tot di email, viceversa se non le accetti te ne arriveranno molte di più!

Anche se dovuto per legge, non tutti coloro che inviano email pubblicitarie hanno in calce all’email una possibilità di chiedere la cancellazione del proprio indirizzo dagli archivi del mittente e quando questa possibilità esiste, il più delle volte o si viene catapultati in un sito da visitare ,oppure si finisce in una pagina inesistente o ci si imbatte in un errore del sistema (naturalmente creato ad arte per evitare di dover accettare la richiesta).

Un’altra possibilità è di trovare una scritta in coda alla email in cui viene detto: “Ricevi questa email perché sei iscritto al sito ……….." indicando il nome di un sito sconosciuto che spesso non esiste proprio, o comunque nel quale non si è mai capitati di entrare. Questa nuova tecnica nasce dal fatto che ormai sono nate aziende che vivono esclusivamente di questo mestiere; fanno pubblicità ovviamente a pagamento per altri utilizzando un archivio di indirizzi che si sono procurati in modo diversi; per cui se anche si riesce a chiedere la cancellazione, essa viene eseguita soltanto per UNA DELLE MILLE aziende che quella che agisce rappresenta, ed è quasi impossibile riuscire a far cancellare il proprio indirizzo dagli archivi di quella che opera, in maniera da eliminare TUTTE le pubblicità delle aziende da lei rappresentate.

Io non credo che ci sia qualcuno che gradisce queste email e che non sia infastidito dal loro arrivo, per cui mi domando se non sarebbe stato meglio PROIBIRLE TOTALMENTE, punendo quindi chiunque invia email non sollecitate, indipendentemente dal fatto che siano o non gradite. In questa maniera qualunque invio di pubblicità per email sarebbe fuori legge e punibile; l’unico modo di pubblicizzare un prodotto sarebbe o quello di illustrarlo sul sito dell’azienda o di raccoglierlo insieme a tanti altri prodotti da pubblicizzare in appositi siti aperti a tutti e quindi raggiungibili da chiunque PER PROPRIA SCELTA vi volesse andare.

Tanti anni fa alla TV c’era dopo il TG una mezz’ora di pubblicità raccolte in un apposito programma (Carosello) nel quale venivano messi in onda i vari spot pubblicitari. Oggi invece, la modernità ci costringe a vedere gli spot in improvvise interruzioni dei programmi più disparati, interruzioni fatte ad arte immediatamente prima di un avvenimento interessante per far si che nessuno lasci il canale durante la pubblicità visto che potrebbe perdere delle scene importanti che stanno per venire.

Pensiamo di andare avanti ed invece indietreggiamo ogni giorno; ho più volte osservato che le regole non esistono per niente per certi organismi pubblici, perfino quando i servizi sono a pagamento OBBLIGATORIO.

Anche in questo caso sarebbe utile che tutti questi spot che rappresentano ormai una buona parte della programmazione del nostro servizio televisivo pubblico, venissero nuovamente raggruppati in un apposito programma “Carosello” trasmesso ad un’ora ben precisa in maniera da consentirne la visione a chi è interessato e non obbligatoriamente a tutti i telespettatori.

Ma la privacy di questo sembra non preoccuparsi.

Tornando all’argomento iniziale e cioè alla protesta per evitare la geo-localizzazione, vorrei ricordare che la maggior parte dei delitti e dei reati vengono risolti proprio con l’uso di questo mezzo e con le registrazioni delle telecamere di sicurezza (altro dispositivo che spesso è considerato non gradito); ripeto ancora che chi non ha niente da nascondere non ha motivo per preoccuparsi dell’uso di queste apparecchiature e  possibilità, specie quando, come nel caso della mappatura dei contagi da Covid-19 essa possa servire a vincere la battaglia che i questi giorni si sta combattendo e a ridurre anche solo di poco le vittime.

Per finire voglio ricordare invece che una larga parte della popolazione, appoggiata anche dai cosiddetti tutori della privacy, si è dichiarata contraria alla creazione di un’applicazione per smartphone atta a aiutare tutti noi riducendo la possibilità di contagio da corona-virus; la maledetta “spada di Damocle” della protezione della privacy ha colpito ancora, tanto che si è dovuto escludere l’uso dei server che potevano facilmente conoscere la posizione di ogni possibile “untore”; si è così passato ad utilizzare solo ed esclusivamente il bluetooth che come è noto consente la comunicazione fino ad una decina di metri e non centralizza le informazioni; si sono dovuti inventare complicati algoritmi che generano codici sempre diversi che due telefonini vicini possono scambiarsi e alla fine, l’ultima che ho letto sul Sole 24 Ore di qualche giorno fa è che l’applicazione “immune” che si pensa di mettere in circolazione verso la fine di maggio, avvertirà il possessore di un telefonino sempre che l’altro corrispondente VOLONTARIAMENTE ha installata l’applicazione e solo se chi pensa di essere protetto si è trattenuto PER PIU’ DI 15 MINUTI AD UNA DISTANZA MINORE DI DUE METRI da un soggetto pericoloso!

Capirete bene che questa è una grande stupidata (per non dirla in maniera più colorita) e non può servire assolutamente a niente se non ad avvisare “a posteriori” che, se la persona vicino alla quale si è stata così a lungo è eventualmente infetta, data la grande facilità di contagio del nostro virus, la persona “protetta” può essere sicura di essere stata infettata.

Ma probabilmente, anche con un simile pessimo risultato, quelli così attenti alla propria privacy, staranno ancora imprecando contro l’eventuale diffusione di quell’applicazione.

Franco Fellicò

giovedì 7 maggio 2020

La chimera (nel 2020)


Se non lo ricordate, la CHIMERA è un mostro fantastico della mitologia orientale che aveva tre teste: una di leone, una di serpente e una di capra; e tutte e tre emettevano fiamme.

Questo mostro che per le sue caratteristiche è al di fuori di ogni immaginazione, ha fatto sì che venissero soprannominate “chimere” tutte quegli oggetti o situazioni assolutamente difficili se non impossibili da incontrare; insomma CHIMERA è diventato anche un sinonimo di UTOPIA.

La vera chimera dei nostri giorni, quindi quella del 2020, è certamente la mascherina di protezione per il Covid-19; infatti se anche ormai si vedono moltissimi cittadini che la indossano, le mascherine veramente “chimere”, sono quelle da 50 centesimi e senza IVA annunciate da Arcuri.

Se ne parla continuamente, ma nessuno sa dove si trovano e da chi possono essere acquistate; le farmacie continuano a disporre delle mascherine ad un costo intorno ai 10 euro, mentre quelle UFFICIALI che dovrebbero essere le uniche disponibili e anche le uniche autorizzate ad essere poste in vendita, sono rimaste una illusione; eppure il Commissario per l’emergenza Domenico Arcuri in persona ci aveva chiarito che ce ne sarebbero state in abbondanza e ad un costo calmierato non superiore ai 50 centesimi e non gravate da IVA.

Ogni giorno la TV ci parla, anche da prima dell’annuncio di Arcuri, di milioni e milioni di mascherine arrivate in Italia da Paesi più diversi, ma poi esse sembrano volatilizzarsi immediatamente, perché la disponibilità presso le farmacie è scarsa e i costi sono elevati.

Insieme a queste notizie vediamo anche, sempre alla TV, che in Francia ad esempio, distribuiscono gratuitamente mascherine a tutti i passanti che ne sono sprovvisti.

La maggior parte dei grossisti dispongono oggi di mascherine, ma non certo ai prezzi fissati da Arcuri, e quei grossisti che invece hanno quelle ufficiali, non si sa perché non le forniscono ancora alle farmacie, le quali peraltro hanno ancora un po’ di quelle a costi alti che quando saremo (forse un giorno) inondati da quelle da 50 centesimi, diventeranno invendibili.

Quindi direi che è anche probabile, che le farmacie non vedano di buon occhio l’arrivo delle mascherine di Arcuri, visto che le ultime disponibilità di quelle molto più care, rimarrebbero a loro, certamente invendute.

A dire il vero quelle care, già non potrebbero essere più vendute, visto che il calmiere introdotto ne vieterebbe la vendita al vecchio prezzo; ma questo si tradurrebbe in una perdita netta per le farmacie che giocoforza le avevano acquistate a loro volta a prezzi certamente maggiori di 50 centesimi l’una.

Insomma, come al solito, le regole arrivano con ritardo e questo non solo è dannoso per i cittadini, ma causa anche disagi e danni a chi per servirli era stato costretto a trovare delle soluzioni per proprio conto.

Nessuno ha pensato a questi problemi indotti e quindi: o si danneggeranno le farmacie o si dovrà tollerare anche la vendita di mascherine a prezzi maggiori del calmiere.

Ci sono cose che si dovrebbero capire prima ancora che accadano e i responsabili dovrebbero avere questa consapevolezza; ovviamente quando il ritardo è avvenuto, e si prende una decisione in ritardo, si dovrebbe almeno tener conto delle situazioni in atto ed evitare di danneggiare chi si era organizzato per rimediare; non preoccuparsi di quest’aspetto genera difficoltà nell’entrata in vigore delle nuove regole e danneggia chi aveva cercato in qualche modo di risolvere i problemi quando non le regole non c’erano ancora.

Franco Fellicò