domenica 28 aprile 2013

Amore per la PATRIA o per il PARTITO?



E' una domanda che sempre più spesso mi faccio. E nel tentativo di rispondermi voglio fare alcune riflessioni sulla base di frasi pronunciate da politici che potrebbero aiutarci a capire.

Questo perchè non abbiamo FATTI da esaminare per darci una risposta, e dobbiamo accontentarci delle dichiarazioni ascoltate alla TV o lette sui giornali.

Riporterò quindi le frasi e le dichiarazioni di politici, di giornalisti o di chiunque altro, che potrebbero dare supporto alla ricerca della “verità”.

Ma prima di fare ciò voglio ricordare alcuni fatti importanti semplificando al massimo il mio discorso.

Come in tutti i Paesi del mondo, anche in Italia si è assodato che il vivere civile impone assolutamente la presenza di un Governo che si occupi di legiferare con l’obiettivo di rendere giusta e ordinata la vita dei cittadini.

Con questo obiettivo siamo passati dalla dittatura, alla monarchia e infine alla repubblica. Il medesimo obiettivo (il bene della Nazione) è stato sempre in TEORIA sia quello del dittatore, sia del monarca sia del parlamento.

Ma con l’avvento della repubblica, nel tentativo di migliorare il modo attraverso il quale i cittadini potessero eleggere i propri rappresentanti, si sono formati dei gruppi (i partiti) riuniti da identità di vedute e ai cittadini è stata data la possibilità di votarli, lasciando poi ai partiti stessi il compito di mandare al governo qualcuno dei propri appartenenti.

Nel tempo i partiti sono proliferati, insieme a idee spesso anche poco diverse tra loro; e si sono in particolare formati due grossi BLOCCHI chiamati di DESTRA e di SINISTRA con idee abbastanza diverse tra loro. E’ da sottolineare però anche che all’interno dei partiti stessi si sono create correnti diverse che in qualche caso hanno anche provocato e provocano continue scissioni e formazioni di movimenti e poi di nuovi partiti.

Questa premessa era d’obbligo e dovrebbe servire a sottolineare quello che è avvenuto nel tempo mostrando come pian piano i partiti si sono via via trasformati in una sorta di SETTE che sembrano sempre più interessate alla propria sopravvivenza che al bene del Paese e che sono quindi fortemente impegnate nel tentativo di prevalere sugli altri.

Questo atteggiamento, non è soltanto degli appartenenti a quelle che da ora in poi chiamerò SETTE, ma si è propagato anche a molta parte dei cittadini stessi i quali simpatizzando  per  una delle sette, non pensano ad altro che al progredire della stessa, dimenticando l’obiettivo primario che dovrebbe essere invece il bene della Nazione.

Si spiega così l’esistenza di una grande quantità di politici ma anche di cittadini che NON GIUSTIFICANO ASSOLUTAMENTE la formazione di un Governo che riunisca insieme diverse forze politiche.

Sembra proprio che tutti costoro preferirebbero veder collassare la Nazione piuttosto che rischiare di non raggiungere il primato del comando.

A mio avviso chi ragiona in questo modo dovrebbe provare a rivedere un po’ la sua posizione riflettendo un po’ di più su quello che fa e che dice ed evitando di farsi abbindolare dagli atteggiamenti dei rappresentanti delle SETTE.

Ma se qualcuno dovesse non condividere quello che finora ho affermato voglio riportare alcune affermazioni fatte da alcuni importanti appartenenti alle SETTE, in modo da convincerli che quanto ho detto è proprio realtà.

 Il giorno 2 marzo 2012 scrissi un articolo sul mio BLOG stigmatizando una frase sentita alla TV pronunciata da Quagliarello (della setta PDL) che disse:

“Il governo deve essere eletto dalla cittadinanza, ma ora siamo in un periodo di emergenza e quindi i partiti devono mettere da parte i loro interessi e devono pensare agli interessi dell’Italia”.
  
Questa frase dimostra come l’interesse per l’Italia fosse secondo lui esclusivamente temporanea e tanto necessaria da dover “sospendere” PER UN PO’ l’attenzione all’interesse per la proprio setta.

Ma in momenti più recenti posso riportare la frase di Rosy Bindi (della setta PD) che quando si vociferava sulla possibilità che il nuovo Governo fosse presieduto da Enrico Letta, diceva: “Enrico Letta non deve andare al Governo, perché è troppo importante per il partito”; non si è quindi stupidamente accorta di aver così chiaramente affermato che, secondo lei, le migliori menti della sua setta dovevano essere utilizzate per far prevalere la setta stessa e non per il bene della Nazione.

Non più tardi di ieri in una trasmissione politica di LA7 un giornalista di cui non ricordo il nome, criticava la nascita di Governo PD-PDL dicendo semplicemente che se quel tipo di Governo avesse fatto cose buone, il PDL ne avrebbe avuto il merito, mentre un eventuale fallimento sarebbe stato attribuito al PD; dunque il PD non doveva avere nessun interesse a farlo; e quindi ancora una volta veniva mostrato come l’interesse della setta fosse più importante di quello del Paese.

Anche i cittadini ultimi, in buona parte ragionano ormai così e sono proprio certo che se improvvisamente venisse alla ribalta un ipotetico signore, bravissimo, con un curriculum superbo e capace per certo di risolvere tutti o quasi i problemi del Paese, molti dei cittadini a cui alludo, prima di votarlo chiederebbero: “Ma è di DESTRA o di SINISTRA?” e solo dopo aver saputo questo, deciderebbero se votarlo o non.

Io da tempo non la penso più così, tanto è vero che ho auspicato in tempi non sospetti la nascita di un Governo con rappresentanti sia di destra che di sinistra (vedi un ultimo il mio articolo in proposito),  tanto che ho plaudito alla scelta di Enrico Letta pur essendo le mie idee più di Destra che di Sinistra.

Invito quindi tutti i miei amici e anche i miei figli a cambiare un po’ il proprio atteggiamento, accorgendosi in tempo che quell’atteggiamento lo hanno spesso acquisito per la forte azione di quelli delle sette; li invito quindi a continuare a seguire i propri convincimenti politici, ma dando nuovamente un peso preponderante all’obiettivo PRIMARIO piuttosto che agli interessi della propria setta, sacrificandoli  eventualmente se necessario, per il bene della Nazione.

Concludo riportando qui di seguito la formula del giuramento che abbiamo ultimamente ascoltato  da tutti i componenti del nuovo Governo, con la speranza che ciò che hanno proferito li convinca veramente di essere stati chiamati a lavorare per la Nazione e non per adoperarsi per la supremazia della propria SETTA.

“Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”.


E aggiungo per tutti quelli che insistono nel considerare inutile il tentativo di formare un Governo di larghe intese, che non è giusto rinunciare ad ogni speranza, ricordando loro anche una delle prime frasi proferite da Papa Francesco: NON LASCIATEVI RUBARE LA SPERANZA!

Franco Fellicò

domenica 7 aprile 2013

La situazione politica italiana post elezioni

E’ passato parecchio tempo senza che mi facessi sentire, e più volte avevo pensato di esporre i miei pensieri a proposito dell’andazzo politico sempre più caotico e sempre più imprevedibile.

Ma ho sempre rimandato in attesa di capire qualcosa di più di quello che stava accadendo; il tempo che ho lasciato passare non mi ha aiutato però ad avere nessuna previsione su quello che c’era da aspettarsi, ma ho potuto, come tutti gli italiani, solo assistere a nuovi fatti peggiorativi della già disastrosa situazione.

Eppure mentre sembra che tutte le parti in causa siano concordi sulla gravità della  situazione, nessuno sembra aver capito che occorrerebbe rivedere i propri atteggiamenti che non solo portano allo stallo, ma anche alla distruzione completa di quanto è rimasto del nostro Paese.

In fondo la situazione è chiara, ormai ci sono tre forze politiche in gioco ciascuna delle quali rappresenta all’incirca un terzo degli elettori, ma poiché nessuna di esse è in grado da sola di formare il Governo, per uscire dallo stallo occorrerebbe o ripetere le elezioni, oppure formare un Governo con l’unione di almeno due delle tre parti.

Siamo costretti a scartare le nuove elezioni sia perché non abbiamo al momento un Presidente della Repubblica che possa sciogliere le Camere, sia perché ritornare al voto con l’attuale legge elettorale probabilmente ricreerebbe una situazione analoga.

In più se anche attendessimo l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica  per andare alle elezioni, possiamo essere sicuri che una nuova legge elettorale non verrebbe MAI varata per un motivo semplicissimo: perché qualunque nuovo sistema avrebbe certamente vantaggi per qualcuno e svantaggi per qualcun altro ed è chiaro e lapalissiano che ciascuna corrente sarebbe sempre e solo disponibile a votare una legge esclusivamente quando ritiene di poter essere da essa avvantaggiata.

E’ questo il motivo per cui finora il Parlamento non è mai riuscito a varare questa legge ed è certo che per questi stessi motivi, non meno importanti per loro oggi, non la vareranno mai.

Una simile legge dovrebbe essere decisa e promulgata da altri soggetti non interessati, magari dal parlamento Europeo, perché anche in questo caso c’è un “conflitto d’interessi” e quindi così come se un leader ha le televisioni non può fare il politico perché altrimenti è influenzato dai suoi interessi, anche in questo caso tutti i politici italiani non possono fare una legge elettorale perché influenzati dai propri interessi.

Ma lasciamo perdere questo mio suggerimento che ovviamente cozza con così tante regole che mai si potrebbe attuare e lasciamo anche perdere le nuove elezioni visto anche che i tempi necessari per riorganizzarle sarebbero tali da far “morire l’agonizzante” .

Non rimane quindi che una sola soluzione: formare un Governo con l’unione di almeno due dei tre contendenti; le possibili soluzioni sono PD-M5S, PD-PDL, PDL-M5S alle quali aggiungerei anche PD-PDL-M5S (perché anche se si unissero in tre non ci sarebbe niente di strano e oltre tutto non ci sarebbe neanche un escluso e probabile oppositore).

Così facendo visto dagli elettori, sarebbero accontentati i due terzi di essi (se non addirittura i tre terzi) e si potrebbe formare un Governo che cominci ad affrontare i problemi più importanti e cioè economia, sprechi, tasse, crescita e occupazione. Tutte cose che tutti ritengono di dover affrontare e anche di estremo interesse per la cittadinanza indipendentemente dal credo politico.

Certo il PD dovrebbe rinunciare ad affrontare subito il “conflitto d’interessi” e magari il PDL e M5S alla lotta alla corruzione, e queste cose pur importantissime finirebbero per essere un po’ rimandate; d’altra parte se non si fa questa unione non c’è nessuna speranza che queste cose siano affrontate, ma in più non sarebbero affrontate, come stiamo vedendo appunto in questo periodo, neppure quelle che ho citato prima che rappresentano l’indispensabile.

Ora se esaminiamo le tre correnti vediamo che M5S ha dichiarato che non intende allearsi con NESSUNO, il PD sarebbe disposto solo ad allearsi con M5S (che non ne vuole sapere) e il PDL da tempo dice di essere disponibile ad allearsi con il PD (che a sua volta non ne vuol sapere); immagino che il PDL sarebbe disponibile anche ad allearsi con M5S, ma ha evitato di bussare alla sua porta soltanto per non ricevere un rifiuto.

Quello che a me pare assurdo, e ora lo posso dire anche con maggior forza dopo le ultime affermazioni di Renzi, è l’ostinazione di Bersani che preso da un odio profondo per la persona BERLUSCONI, recita la parte di Sansone che piuttosto intende morire con tutti i filistei!

Questo è un atteggiamento assurdo che attraverso l’odio che lui nutre per un leader suo antagonista, lo mette in contrapposizione con milioni di elettori del PDL (e ricordo ancora che rappresentano un terzo dei votanti), colpendo loro ed insieme a loro anche tutti i propri elettori.

Quando si è in politica se si è eletti, magari con un buon margine di maggioranza, ci si prodiga per tutti i cittadini, non soltanto per i propri elettori; credo che quando il margine è minimo, come nel nostro caso, bisognerebbe ancor più essere attenti anche ai desideri di chi è dall’altra parte, e tanto più se poi la situazione è grave e quando ogni anche minimo irrigidimento può provocare danni enormi a TUTTI. Insomma l’odio per il leader antagonista non può assolutamente giustificare l’arroccamento a cui stiamo assistendo.

Ed invece si continua così provocando finanche il risentimento di personaggi quale Renzi che ha in fondo detto come me che il 95% degli italiani vuole che siano affrontate poche cose importanti e che se queste le affronterà Bersani o qualcun altro o tutti insieme andrà sempre bene, mentre la squadra che lo farà avrà molto meno importanza.

Per chiudere il discorso dell’odio, mi riviene alla mente quanto scrissi nell’aprile del 2009 a proposito dell’Anti-Berlusconismo dove mi riferivo all’atteggiamento di tantissimi cittadini non di destra i quali combattevano la destra non con critiche costruttive ma con un odio profondo per il leader Berlusconi.

Ho degli amici con i quali non posso neanche parlare di eventuali anche buone idee di quel politico, perché rifiutano il dialogo dicendo: “io di quel personaggio non voglio neanche parlare”.

Tutto ciò è disdicevole e anche poco corretto se è un atteggiamento di qualche cittadino comune, ma se questo odio a livello “fisico” è di un politico che lo ostenta quasi come una bandiera, allora è assolutamente illogico, per niente politico e quasi sempre finisce per ritorcersi proprio contro chi lo pratica.
  
Tornando ai problemi dell’Italia dirò che sono sempre stato un elettore di destra, oggi invece non sono più elettore di nessuno, e vorrei soltanto che QUALCUNO risolvesse i problemi che abbiamo; mi rimetterei alle soluzioni di Bersani, di Renzi, di Berlusconi, di Alfano di Grillo o di chiunque altro, purchè qualcuno di loro o tutti insieme affrontassero e risolvessero i problemi che ho elencato.

Ma è importante RISOLVERLI non elencarli, come ho detto più volte; non mi piace sentire Bersani quando dice che Grillo DEVE DIRE CHE VUOL FARE, mentre lui stesso non ha mai detto cosa intende fare se non che farà il CAMBIAMENTO: ma diavolo che cavolo è questo cambiamento? E’ una parola generica che significa tutto e niente, che potrebbe essere un toccasana o un disastro se solo si sapesse che cosa deve cambiare e come cambierà; ma forse lui preferisce lasciare liberi chi lo ascolta di immaginare ciascuno il cambiamento desiderato, così da accontentare tutti e nessuno. 

Confrontatelo con Berlusconi il quale ha detto TOGLIERO’ L’IMU e restituirò quello del 2012, tasse ZERO per 5 anni agli imprenditori che assumeranno. Sono cose tangibili, magari impossibili da realizzare per mille ragioni, ma per la miseria non hanno paragoni in quanto a concretezza con la promessa di un CAMBIAMENTO.

Durante la campagna elettorale ho sentito un giornalista che diceva che l’atteggiamento del PD non è quello di chi ha le idee chiare di cosa intende fare e che quindi cerca di vincere le elezioni per iniziare a mettere in pratica le sue soluzioni; invece il PD sembra che sia impegnato prima di tutto a vincere le elezioni, così poi, solo dopo aver vinto, si metterà a studiare come risolvere i tanti problemi.

Ma mentre stavo scrivendo queste righe sta giungendo notizia che anche Franceschini, oltre a Renzi e poi Casini e altri hanno finalmente capito che PD e PDL devono assolutamente parlarsi e formare un governo insieme per risolvere subito i problemi economici e occupazionali della nazione.

Bersani, si sta addolcendo, e dovrà fare per forza MACCHINA INDIETRO e naturalmente, dopo tutto l’odio che ha sventolato per mesi dovrà cambiare musica, e la cosa non gli gioverà certamente; d’altra parte se non lo farà lui, ci sarà qualcun altro del suo partito che lo farà al posto suo ed allora state certi che con questo rischio finirà non dico per baciare le mani a Berlusconi, ma dovrà cambiare completamente registro.

Se fosse stato più accorto ed avesse accondisceso ad un accordo da subito, lo avrebbe potuto fare in una posizione di predominio ed invece non avendo avuto l’acume di capirlo a tempo ora lo farà se non da subalterno almeno da paritetico!   

Intanto Berlusconi con i suoi ultimi otto punti (anche questa volta proposte di soluzioni e non elenco di problemi da risolvere) dovrà essere ascoltato e sia se lo aiuteranno, sia se lo ostacoleranno gli forniranno un sicuro guadagno di voti nelle future elezioni.

Se la politica è anche furbizia, chi è il più furbo? Ecco forse il motivo dell’odio! 
  

Franco Fellicò 

lunedì 28 gennaio 2013

Regole, regole e sempre nuove Regole


Ma pensateci bene, sembrano tutte fatte apposta per peggiorare la situazione già difficile in cui siamo. 

E come ho sempre affermato, non vi sembra che adottando scelte esattamente OPPOSTE si sarebbero ottenuti risultati migliori?

Come dimostrazione voglio citare le ultime due notizie ascoltate alla TV:

1.
E’ stato deciso che il licenziamento di una colf, anche per giusta causa, debba costare al datore di lavoro € 480 per ogni anno di lavoro prestato dalla colf, il rateo della tredicesima per l’anno in corso e anche circa 1.500 euro da versare all’INPS.

2.
I cani di qualunque razza e taglia sono entrati a far parte delle spese considerate dal redditometro.

Prendo spunto da queste due ultime decisioni per osservare, in linea con le prime affermazioni di questo scritto, che entrambe queste decisioni saranno motivo di numerosi fatti fortemente negativi.

Per quanto riguarda la prima, ho subito avvertito mia figlia madre di un bebè di 5 mesi, di stare ben attenta nel pensare di farsi aiutare nei lavori di casa da una qualsiasi persona, visto che deve tener conto che la cifra che dovrà pagarle verrebbe aumentata di circa un 40% a causa di tutti gli obblighi di legge previsti.

Non ritenendomi l’unico ad aver avuta questa reazione, immagino che questo ragionamento sia stato fatto da una moltitudine di cittadini italiani e dunque la “nuova pensata”, anche se chi l’ha inventata ritiene che il saldo per l’INPS sarà positivo, dimostra ancora una volta che NESSUNO dei nostri amministratori ha l’acume di tener conto delle reazioni che ogni azione provoca.

In un momento in cui una larga parte dei cittadini ha la necessità quanto meno di valutare con estrema attenzione le spese a cui va incontro, c’è chi, invece di adoperarsi per alleviare questi problemi, pensa a come “succhiare” altri soldi al popolo sia pure per destinarli ad un assistenzialismo che molto probabilmente sarà sfruttato da una buona quantità di falsi aventi diritto.

Si decide considerando sempre e solo qualche vantaggio e non si fa mai mente locale a tutti gli svantaggi che ogni decisione realizza.

Ma possibile che nessuno ha neanche immaginato la naturale contrazione dell’offerta di lavoro che la “pensata” produrrà? Ed è il caso di non tener conto di questa certezza, proprio nel momento in cui lo Stato dovrebbe mettere in atto ogni azione atta invece ad incentivare le offerte di lavoro?.

Ma non pensate che invece bisognerebbe premiare in qualche modo chi utilizza un po’ del poco denaro rimastogli per dar da mangiare a chi ne ha bisogno, piuttosto che tassarlo per averlo fatto?

E passo all’altra “nuova pensata”, quella dei cani. La stupidità di quest’altra nuova idea deriva dal fatto che essa vorrebbe essere un nuovo “aggiustamento” ai complicati calcoli del redditometro.

“Errare è umano, ma perseverare è diabolico”, questo mi è venuto in mente sentendo la notizia; ed infatti è diabolico che mentre l’intero Paese di tartassati e anche di buona parte dei tartassatori si sta rendendo conto dell’assurdità del redditometro, c’è qualcuno dotato evidentemente di paraocchi,  che pensa a come rendere ancora più astruso il provvedimento.

Ma forse il legislatore, valutando teoricamente e a modo suo il costo che un cane ha per il proprio padrone, voleva cercare di far diventare “non congrui” anche i barboni che dormono nelle strade in compagnia non di uno ma di alcuni cani?

Le naturali reazioni che questa idea sta provocando sono subito venute fuori; sono già molti quelli che non fanno più inserire il chip sotto pelle al proprio cane, molti altri non li vaccinano più, aumenteranno i cani abbandonati, e aumenterà comunque l’illegalità perché ci sarà un altro motivo per nascondere quello che si possiede al fisco. Quindi, come sempre, questa novità peggiora la società, mortifica i cittadini e li istiga ancor più all’evasione. Bel risultato, no?

Approfitto per sottolineare, e non sono il solo, come anche la “invenzione” del redditometro sta servendo principalmente a scoraggiare ogni acquisto e non dei super ricchi che rimangono sempre fuori da ogni intervento e che essendo comunque pochi hanno poca influenza sui consumi, ma del ceto medio che fino a qualche tempo fa costituiva forse l’unica categoria di persone che poteva mettere un po’ di danaro in circolo consentendo alle aziende di vendere e di conseguenza di pagare le tasse.

A me pare che se un cittadino evade le tasse lo sa bene, perché se lo fa, lo fa scientemente; dunque il “redditest” disponibile in rete serve solo a far capire ai contribuenti se il fisco con i suoi astrusi parametri teorici li considererà evasori o non, indipendentemente dall’esserlo veramente; esso probabilmente finirà per essere usato solo per verificare se una certa spesa che vorrebbe fare utilizzando dei risparmi ottenuti magari mangiando meno, sarà accettata come congrua dal fisco; se come spesso accadrà, il risultato sarà “non congruo”, la spesa nella maggioranza dei casi non verrà più fatta, e ciò produrrà soltanto una riduzione dei consumi tutt’altro che utile.

E non serve a nulla affermare che se si riesce a giustificare la spesa non congrua, non si ha nulla da temere, perché sappiamo tutti bene l’atteggiamento da strozzini che hanno gli impiegati dell’organizzazione.

Personalmente, io preferirei poter chiedere PRIMA all’Agenzia delle Entrate se data certa una mia situazione economica, mi posso PERMETTERE o non un acquisto, in maniera da avere una approvazione scritta già nelle mani, e non dover rischiare pur avendo agito onestamente, di incontrare un impiegato maldestro che non voglia sentire ragioni; lo so, c’è sempre la commissione tributaria a cui ricorrere, ma visto che mi è già capitato, se anche mi daranno ragione (e non è detto) dovrò tribolare con la giustizia, gli avvocati e alla fine con la “compensazione delle spese” che ABITUALMENTE E SENZA RAGIONE i giudici decidono di aggiungere nelle sentenze, anche se favorevoli al cittadino, quando dall’altra parte c’è lo Stato.    

Per concludere dirò che al momento in Italia per un cittadino che faccia parte del ceto medio, la situazione è la seguente:

1.
Sugli ultimi 1000 euro guadagnati, ne versa 410 subito al fisco come trattenuta alla fonte;

2.
Se decide di utilizzare i 590 euro che gli sono rimasti e acquista un bene qualsiasi, ne versa sotto forma di IVA altri 102 provocando anche un ulteriore introito per lo Stato dovuto alle tasse che paga il venditore sul suo guadagno (circa altri 70 euro)

3.
Da quanto detto sopra 1000 euro incassati da un cittadino di ceto medio gli consentono di acquistare un bene il cui valore reale completo anche del guadagno di chi lo vende è di euro 488; il fisco invece, su quei 1000 euro guadagnati da un cittadino con il suo lavoro, incassa all’incirca euro 658.

4.
E dopo tutto questo il cittadino, prima di decidere di utilizzare i suoi soldi guadagnati onestamente e versando tutto quanto gli è stato imposto al fisco, deve desiderare di poter chiedere il permesso a quest’ultimo di poter utilizzare quei soldi.

Ma viviamo in un Paese libero o questo è uno Stato di Polizia?   

Sia ben chiaro che non intendo stendere un “velo pietoso” su chi evade; ma ritengo che ci debbano essere ben altri mezzi per combattere gli evasori alcuni dei quali già messi in atto, metodi che non infonoano negli onesti la PAURA di spendere e che non rischiano di creare un enorme contenzioso.     

Franco Fellicò

martedì 21 agosto 2012

Ex Presidente della Camera


Luciano Violante, ex Presidente della Camera ha detto (sono le testuali parole ascoltate in TV dalla sua bocca):

“Ogni detenuto costa allo Stato 140 euro al giorno e questo significa che il suo costo è di 4.200 euro al mese, dunque… (e qui io mi aspettavo che dicesse quello che io vado dicendo da tempo e cioè che se li facessimo lavorare potremmo recuperare un po’ delle spese che ci costano) …se noi dessimo loro 2.000 euro al mese pregandoli di non più delinquere, lo Stato potrebbe risparmiare 2.200 euro al mese per ciascuno di loro”.

Dopo questa affermazione, l’unica cosa che mi viene in mente è che il vecchio Presidente della Camera dovrebbe essere rinchiuso non in un carcere, ma in un manicomio.

La sua affermazione è di una stoltezza unica e anche se fosse fatta senza la vera intenzione di operare questo intervento, non è degna neanche di un ragioniere da quattro soldi.

Ma come possiamo aver avuto fiducia in simili figure? Non si vergogna l’individuo di sentirsi trasmesso per TV nel proferire delle parole così dissennate?

Io stento a crederci, ma le mie orecchie e i miei occhi lo hanno sentito e visto sullo schermo televisivo e quindi senza ombra di dubbio.

Non voglio influenzare nessuno, ma chiunque leggerà questa informazione potrà trarre le debite conclusioni.

Oh! per chi non ci credesse ho trovato il video, ascoltatelo:
http://www.rainews24.rai.it/it/video.php?id=29257

E se vi va leggete anche qui:
http://infosannio.wordpress.com/2012/08/22/stipendio-ai-carcerati-per-luciano-violante-una-soluzione-per-risparmiare/

Franco Fellicò

mercoledì 11 luglio 2012

Ignavia è la parola giusta!













Si, alla fine l’ho trovata, è una parola che descrive perfettamente l’indole della maggior parte dei cittadini italiani.

L’ho trovata, e ho trovato anche alcune chiare definizioni che a loro volta illustrano la parola e che vi riporto qui di seguito:

  • Ecco dunque che cos'è l'ignavia: è l'illusione di credere che i poteri forti, vedendo la debolezza della società civile, abbiano meno motivi di comportarsi in maniera arrogante.
  • L'ignavia è il timore che il proprio sacrificio sia inutile per la causa della libertà individuale e, insieme, della giustizia collettiva.
  • L'ignavia è la falsissima idea di far coincidere la giustizia sociale col mero conseguimento di una libertà personale.
  • E' cioè l'accontentarsi di un vantaggio individuale, invece di estenderlo a quante più persone possibili.
  • Gli ignavi sono peggio dei nemici dichiarati, proprio perché spendono parole sopraffine per arrendersi al sopruso, oppure fingono soltanto di opporvisi.
Tutte queste cose infatti sono emerse dal comportamento dei tanti amici a cui avevo proposto semplicemente di mettere “una crocetta” su un sito Internet che li avrebbe fatti considerare firmatari di un progetto che mirava a portare “Gente onesta al Governo”.

A dimostrazione incontestabile di quello che affermo, chiunque può verificarlo andando sul sito  http://www.ffellico.com/politicatest/index.php e vedere che in un mese meno di 20 persone hanno aderito alla mia iniziativa.


Eppure TUTTE le persone invitate erano e sono A PAROLE convinte che la classe politica attuale debba essere cambiata appunto con persone più oneste.


Questo è purtroppo il nostro vero grande male, tanto che la corruzione della casta politica può passare tranquillamente in seconda linea.


D’altra parte come si può qualificare chi critica, sbraita e inveisce contro qualcuno e poi, nel momento in cui gli si fornisce un’arma per reagire, anche quando l’arma spara quasi da sola visto che basta solo accettarla, la rifiutano?


Come ho anche già detto, lascerò il sito in essere a riprova perenne dell’ignavia dei cittadini italiani e pur non passando dalla loro parte perché non è nel mio modo di pensare, non potendo agire da solo mi dedicherò ad altro.


Voglio ricordare che Dante aveva così tanto disprezzo degli ignavi che li considera indegni di meritare sia il Paradiso che l’Inferno per cui li pone nell’AntInferno (dove sono punite miseramente le tristi anime che vissero "sanza 'nfamia e sanza lodo", anime che non operarono nè il bene nè il male per la loro scelta di vigliaccheria).


Franco Fellicò

domenica 1 luglio 2012

Lettera aperta ai miei amici


Ho capito!


Si. Ho avuto la dimostrazione palpabile del perché il nostro Paese è finito  nelle mani di un così gran numero di approfittatori, e ciò che è peggio, ho capito anche che questi ultimi hanno ormai “mano libera” e MAI nessuno li costringerà più ad andarsene.


Anzi essi aumenteranno e le loro fila si ingrosseranno sempre più perché tanti altri “sudditi” attuali tenteranno la scalata al potere, sicuri di risolvere il proprio problema individuale accedendo a quel luogo di privilegi e benefici che per anni  loro stessi hanno  biasimato.


Il discorso è diventato ormai: “invece di combattere la corruzione, lascio le cose come stanno e mi accomodo anch’io a far parte dei corrotti”; o nei casi meno disonesti: “devo trovare un modo per risolvere in qualche modo il mio problema individuale, poi gli altri si arrangino”.


La dimostrazione è venuta chiara e limpida quando, dopo aver tanto ascoltato il disgusto così chiaramente espresso da tanti miei amici e non solo, ho deciso di realizzare un sito web in cui ciascuno avrebbe dovuto semplicemente “apporre una crocetta” accanto alla frase: “Promettiamo di votare alle prossime elezioni soltanto candidati che sottoscrivendo un certo documento ci dimostrino di essere ONESTI”.


Ebbene pur avendo fatto pervenire un centinaio di email a quegli amici con i quali scambio di tanto in tanto messaggi di quel tipo, pregandoli non solo di apporre la crocetta, ma anche di diffondere a loro volta con lo stesso mezzo l’iniziativa, NESSUNO, dico NESSUNO mi ha degnato né della crocetta ma neanche di una risposta sia pure contraria.


Ho aspettato di incontrarli per capirne i motivi e finalmente l’incontro c’è stato, la risposta è venuta e mi ha convinto pienamente di quanto ho scritto all’inizio di questo documento.


L’Italia, cominciando dai miei amici tutte persone di un buon livello culturale, è “piena di mugugnatori” cioè di persone che parlano e sparlano, che spesso criticano con piena ragione le azioni dei politici, biasimano il loro atteggiamento, dicono di non aver più fiducia di nessuno, affermano che forse non andranno proprio a votare, giungono anche a dichiarare che l’unica cosa da fare è la rivoluzione; ma tutti loro, nessuno escluso, quando qualcuno propone una sia pur semplice “azione” che non li impegna se non per qualche minuto soltanto, si tirano indietro.

Figuriamoci se poi si dovesse proporre di iniziare la rivoluzione che loro stessi dicono essere necessaria; quella sì che ci deve essere, ma la devono fare i giovani! Cambiare i politici? Si cambieranno da soli! Votare gli onesti? Continuiamo a cercarne qualcuno tra i disonesti attuali! Chi votiamo? Non andiamo proprio a votare! E cos’ via….

D’altra parte la “schiuma” di questi italiani dove si trova ora? Si trova al potere dove questo modo di fare è stato messo a punto esercitandosi per anni nel mugugno e nella “chiacchiera”.

Si la “chiacchiera” perché di gente che chiacchiera ce n’è tantissima, pronti a criticare ogni cosa, ma mai disponibili a PROPORRE qualcosa, mai aperti ad AGIRE; pieni di desideri, capaci anche di immaginare “COSA SI DOVREBBE FARE”, ma mai di iniziare a tentare di fare direttamente qualcosa per OTTENERE.

E come conseguenza ci troviamo nelle mani di tanti individui che continuamente ci raccontano “COSA SI DEVE FARE”, ma che mai ci dicono “COME LO FAREBBERO” e che MAI cambiano veramente tutto il marcio che si è accumulato negli anni.

Ma ritorniamo a noi italiani; ho provato ad esporre delle idee estremamente logiche da applicare al paese, idee che nella vita pratica si sono dimostrate vincenti, e nessuno mi ha contrastato dimostrandomi il perché le idee erano sbagliate, in cambio qualcuno si è limitato a dire che in tutti gli altri paesi quelle cose non si fanno e che QUINDI le idee erano inattuabili.

Ed io mi domando, ma è questo un modo di ragionare? Questa cosa io la chiamo “pecoraggine” e significa al pari delle pecore, seguire il gregge, senza voler sapere dove sta andando.

Ma non vi sembra che solo quando ci si distingue con idee veramente nuove, e specie se traumatiche, si possa ottenere qualcosa di diverso dall’andazzo normale?

Vi immaginate se nel calcio fossimo così chiacchieroni come lo siamo per la politica? Le squadre che vincono e che ci fanno diventare campioni del mondo sono quelle che utilizzano ottimi giocatori affiatati ed adottano tecniche nuove e che si DISTINGUONO dagli altri per qualcosa; si vince perché si è diversi, non perché si è uguali agli altri!

Ed invece molti italiani pensano che se la benzina costa all’incirca come negli altri paesi europei, se la pressione fiscale non si discosta molto dai nostri confinanti, allora è tutto regolare, anche se tutto va verso il precipizio.

Tocchiamo con mano il rapido peggioramento di ogni attività produttiva, vediamo chiudere le aziende e diciamo, ma diciamo soltanto, che bisogna lavorare per la crescita, mentre intanto la situazione economica di privati e di aziende viene fortemente appesantita dal continuo aumentare della pressione fiscale; e se qualcuno osa affermare che il male vero nasce proprio dalla pressione fiscale troppo alta, la risposta è che anche …negli altri paesi!

Un’altra cosa che ho notato che quando qualcosa non va, si cerca di capire di chi è la colpa; di solito quelli di sinistra dicono che la colpa è stata della destra e quelli della destra che la colpa è stata della sinistra. Ma c’è qualcuno di destra o di sinistra che invece di farci capire con dissertazioni contorte di è stata la colpa, si occupi di cambiare la cosa che non va?

E noi “sudditi” allo stesso modo diatribiamo sulle diverse ideologie, e non proviamo invece a spremerci il cervello, ad unirci indipendentemente dalle nostre idee politiche e a proporre a gran voce un provvedimento!

Se fossi riuscito a riunire in un sito tante persone, e mi sembrava logico che avvenisse, visto che sulla disonestà e la corruzione dell’attuale classe politica sono tutti d’accordo, la voce grossa forse l’avremmo potuta fare in molte altre occasioni; ma la mia idea è stata considerata UTOPIA ed allora lasciamola lì e proseguiamo così; ma vi prego evitatemi nel futuro di farmi più ascoltare i vostri mugugni.

Ma un’ultima episodio voglio raccontarvi: qualche tempo fa l’amico che ha collaborato con me per preparare i contenuto del sito, mi ha invitato a leggere una intervista fatta sul Corriere della sera al professor Stefano Zamagni (ordinario di Economia politica dell’università di Bologna e autore con Luigino Bruni di un saggio che si intitola Economia civile già tradotto in 5 lingue)  che parlava della cosiddetta “Democrazia deliberativa”.

Il link è il seguente (ma purtroppo non lo troverete più perché penso che l'articolo è stato eliminato):

http://archiviostorico.corriere.it/2012/giugno/24/Giusto_coinvolgere_contribuenti_con_email_co_9_120624020.shtml

Poiché il nostro sito era proprio un tentativo MAL RIUSCITO di riunire i cittadini proprio per sollecitare le proposte di cui parlava il professore, ho voluto scrivergli un’email per informarlo sui risultati deludenti incontrati nel tentativo di realizzare qualcosa che assomigliava proprio a quanto da lui auspicato; quasi per convincerlo che anche quando le idee si condividono (e le sue erano perfettamente tali) NESSUNO è disponibile a muovere almeno “un dito” per attuarle.

Vi riporto la sua risposta che è giunta l’altro ieri:

Caro Fellicò,
grazie per il Suo messaggio e per quanto mi scrive. Comprendo la Sua amarezza, ma chi studia questi processi ha la spiegazione. Si tratta del modello a massa critica. Il nuovo per affermarsi esige che venga raggiunta una massa critica, la cui entità dipende dal contesto e dalla tematica (in termini grafici, il modello viene reso con una sigmoide intorno alla bisettrice del primo quadrante). I grandi rivoluzionari l’hanno sempre saputo. Una rivoluzione per avere successo esige che almeno il 10% della popolazione sia convinta della necessità della stessa. Altrimenti abortisce.

Veda allora di non scoraggiarsi. Bisogna continuare a gettare semi e prima o poi verrà su la piantina.

Le invio un caro saluto e buon lavoro. Stefano Zamagni

Come ho scritto nel sito, per chi lo avesse letto, anche io prevedevo un boom delle adesioni solo dopo che avessimo raggiunto un primo congruo numero di adesioni iniziali (e l’aiuto a raggiungere quella massa critica l’avevo chiesto ai miei amici che invece me l’hanno negato); il fenomeno che si sarebbe visto successivamente sarebbe stata una sorta di “pecoraggine” che questa volta avrebbe avuto un effetto più che positivo per tutti.

Il sito poteva avere anche poche probabilità di riuscita, ma è invece certo che dal NULLA non potremo attenderci NULLA.

Ora chiudo il mio …sfogo e vi invito comunque a riflettere e anche a rivedere la vostra posizione, considerando che a volte è più produttivo e anche più onorevole riconoscere un atteggiamento sbagliato,  piuttosto che continuare ad insistere nel trovare motivi per rifiutare una proposta.

Vi saluto affettuosamente. Franco.

venerdì 22 giugno 2012

La cura Monti (quella definita del RIGORE)


Ho appena ascoltato dalla TV che 340.000 aziende hanno “chiuso i battenti”; è un fatto gravissimo che nello stesso momento in cui si parla di crescita, dimostra che invece la recessione è in “picchiata”.

Ed ora la crescita “di cui si parla da tempo, ma della quale si parla soltanto”, quand’anche finalmente iniziasse, dovrà prima far recuperare questo immenso “tonfo” e solo dopo iniziare a dare qualche vero risultato.

Ma ciò che vorrei qui far  notare è qualcosa che forse non tutti hanno realizzato, e per farlo farò due semplicissimi conti.

Sono partito dal fatto che io stesso, modesto pensionato sia pure di fascia media, verso allo Stato ogni mese per trattenute alla fonte oltre 1.300 euro e se vi aggiungo soltanto tutto ciò che verso anche soltanto per IVA e per le accise sui carburanti, giungo facilmente ai 2.000 euro mensili.

Detto questo, mi sono sentito con un amico commercialista e gli ho chiesto invece quale potrebbe essere una cifra media che versa al fisco un’azienda mensilmente. Tenendo conto che ci sono anche molte aziende di piccole dimensioni abbiamo considerato che 10.000 euro mensili in media potrebbe essere un valore giusto e probabilmente ancora sottostimato.

Questo significa che le 340.000 aziende che hanno chiuso, non versano più al fisco ben 40,80 miliardi di euro all’anno (340.000 x 10.000 x 12).

Ma se consideriamo che ogni azienda che ha chiuso poteva avere una media di 5 dipendenti, poiché anch’essi non verseranno più tasse non avendo più introiti e ammettendo che ciascuno di essi versava ogni mese probabilmente 500 euro, la conseguenza è che in un anno tutti i dipendenti delle aziende che hanno chiuso cioè 1.700.000 dipendenti (5 x 340.000) non verseranno più 500 x 1.700.000 x 12, pari a 10,20 miliardi di euro.

In più immaginando che lo Stato versi ad ogni cassa-integrato anche solo 400 euro al mese, si deve ancora considerare che la chiusura delle 340.000 aziende costerà per la nuova cassa integrazione altri 1.700.000 x  400 x 12 e cioè 8,16 miliardi di euro.

Ci sono sicuramente altre implicazioni, ma mi fermo qui e concludo che la chiusura delle aziende è costata al fisco una perdita di ben 59,16 miliardi all’anno.

Con l’IMU il Governo voleva recuperare 21 miliardi, ma non solo l’introito è stato già assorbito a causa della chiusura delle aziende, ma a quell’azzeramento si è aggiunto anche una perdita doppia di quanto si voleva acquisire.

Cosa voglio dire con ciò?  Niente di particolare, ma osservo soltanto che se il rigore ha prodotto una chiara e visibile perdita, per avere un risultato OPPOSTO a quello ottenuto con il rigore, ci sarebbe voluto un provvedimento OPPOSTO al rigore.

E allora ancora una volta ripeto che se la tassazione invece che essere aumentata, fosse stata fortemente diminuita, non solo le 340.000 aziende e anche i loro dipendenti starebbero ancora versando le loro tasse, ma sarebbe stata anche molto probabile l’apertura di nuove aziende non solo nazionali ma anche straniere, invogliate ad investire nel nostro Paese dal miglior regime fiscale; senza contare l'aumento dei turisti invogliati a passare le vacanze in Italia non solo per le sue bellezze, ma anche per i costi di soggiorno molto più bassi degli altri paesi.

Ne avrebbe beneficiato sia tutta la popolazione per la riduzione (e non l’aumento) della pressione fiscale; ne avrebbe beneficiato la disoccupazione perchè non solo il 1.700.000 dipendenti non avrebbero perso il lavoro, ma anche perchè tanti precedenti disoccupati invece avrebbero trovato il lavoro  per l’apertura delle nuove aziende.

Ma ne avrebbe beneficiato proprio anche il fisco che tra le perdite evitate e i guadagni ottenuti dalla nascita di nuove aziende, la riduzione dei costi per la minore cassa integrazione e l’aumento dei contribuenti proveniente dai nuovi occupati, avrebbe almeno compensata la riduzione degli introiti riveniente dalla più bassa pressione fiscale.

Infine anche l’evasione fiscale si sarebbe potuta ridurre, considerando che un certo numero di attuali evasori, dovendo sottostare ad un regime fiscale meno pesante di quello attuale, avrebbe forse pensato di rinsavire.

Non sono come sapete né un politico né un economista, ma quattro conti li so fare e non mi sembra che quelli che ho riportato sopra possano essere tanto diversi dalla realtà.

Ma a proposito della tassazione, un’ultima considerazione vorrei fare. A me sembra che l’approccio usato per determinare gli obblighi fiscali sia quello di fissarli in base alle necessità del Governo e della comunità.

A me sembra invece che bisognerebbe ragionare proprio all’opposto e cioè bisognerebbe prima fissare un’equa pressione fiscale che possa essere sopportata senza grossi sacrifici da tutti i cittadini e poi utilizzare quello che si è riusciti a “raggranellare” per i bisogni della Nazione. 
 
Insomma, così come fatto tutte le famiglie oneste, adeguare le spese agli introiti su cui si può contare e non andare a rubare per soddisfare ogni esigenza sia importante che voluttuaria.

E per questo che la lettura di una storiella che ho pubblicato su questo stesso BLOG il  12 maggio 2009 sotto il titolo “L’antiberlusconismo… (continua)” può essere utile.