Abbiamo vissuto la prima ondata della pandemia con grande responsabilità e siamo stati tutti premiati; le drastiche restrizioni ci hanno regalato in cambio una riduzione rapida dei contagi, e l’annullamento quasi totale delle vittime.
C’era certamente da gioire vista la piega che stava prendendo la pandemia nel nostro Paese che è stata addirittura quella maggiormente colpita in Europa.
L’azione, malgrado le critiche dell’opposizione, è stata immediata e forte e ad essa si è aggiunta la risposta responsabile di tutti noi che ne abbiamo capito il motivo.
Il mondo intero ha ammirato le scelte fatte dal Governo italiano e la risposta dei cittadini, tanto che il nostro Paese è stato considerato pubblicamente come un esempio da seguire.
E così è stato perché molti altri paesi europei ci hanno imitato.
Ma la cosa veramente premiante è stato il risultato ottenuto che ciascuno di noi conosce bene e ciascuno di noi apprezza.
Al buon risultato ottenuto, quando ormai i morti erano quasi azzerati e i contagi vicini allo zero, il Governo ha allentato la morsa delle restrizioni e tutti i cittadini si sono comportati come se tutto fosse finito; l’estate è stata come tutte le altre, malgrado le distanze regolamentari le spiagge sono risultate affollatissime e sono ripresi anche tutti i divertimenti insieme alla solita spensieratezza delle vacanze.
Grande è stato l’errore, perché proprio al termine dell’estate c’è stata una nuova impennata dei contagi che da qualche centinaio al giorno sono cresciuti velocemente e inesorabilmente fino a raggiungere i 35.000 contagi al giorno; i morti sono aumentati di pari passo e si sono più o meno stabilizzati in circa 800 al giorno. La nuova ondata, come è stata chiamata, è apparsa più nefasta della prima e il Governo è dovuto intervenire nuovamente; ma questa volta non lo ha fatto con il vigore della prima volta; la preoccupazione dei danni all’economia era forte e si è cercato di non tornare ad un nuovo lockdown,
Non so se a causa del minor rigore delle restrizioni o se per il forte desiderio di vivere liberamente, ma solo pochi le hanno rispettate e quel che è ancora più grave che la maggior parte di quelli che hanno trascurato di rispettarle non sono stati i poveri commercianti o i ristoratori, ma i giovani che non hanno saputo fare a meno dei loro divertimenti, dimenticando che quel loro mancato sacrificio lo avrebbe dovuto pagar caro tutta la comunità.
I controlli sono stati ridottissimi, basti pensare che hanno potuto riunirsi in migliaia uno accanto all’altro a Napoli per omaggiare Maradona improvvisamente passato a miglior vita; e si sono riversati in migliaia (pare 20.000 tutti insieme) venerdì 27 novembre a Roma per entrare nel nuovo grande centro commerciale.
E allora, con tutto il rispetto per la morte di un campione mondiale del calcio, mi domando per quale motivo al funerale di un povero normale cittadino il numero dei partecipanti deve essere limitato, le distanze di sicurezza devono essere sempre rispettate e le mascherine sono d’obbligo e poi invece in una regione per giunta di fascia rossa, sono stati consentiti gli assembramenti che tutti noi abbiamo visto, l’assenza molto spesso di mascherine e le distanze nulle tra i manifestanti. Solo perché si trattava di Maradona? E la forza pubblica perché non è intervenuta e non ha disperso, magari con le lance ad acqua o con i lacrimogeni, la folla impazzita?
E per il nuovo centro commerciale; come mai è stata consentita l’apertura e per giunta il giorno 27 novembre (giorno del Black Friday)? Perché non si è capito che i soliti sconti che si praticano in quelle inaugurazioni aggiunti a quelli del Black Firiday avrebbe spinto migliaia e migliaia di cittadini ad accalcarsi nei lunghi corridoi delimitati dalle transenne?
E se proprio non si voleva vietare quella manifestazione, come mai non si sono multati tutti coloro che hanno senza alcun motivo urgente violato le regole? .
In complesso ormai è chiaro che la cittadinanza non è più disposta a collaborare con il Governo e che quindi le restrizioni esistono ma vengono rispettate solo da pochissimi.
Oggi ho sentito che con il passaggio della Lombardia dalla fascia rossa a quella arancione, che i negozi di piazza Duomo erano pieni e si notavano anche le file all’esterno in attesa di potervi entrare. Questo è un ottimo modo per peggiorare nuovamente una situazione che sembrava solo un po’ in miglioramento.
Immagino già quello che succederà a Natale e ancor più a Capodanno.
Io penso che ora che un lieve miglioramento stava manifestandosi bisognava ancor più stringere i freni per rendere più veloce la riduzione dei contagi e soprattutto dei morti. Ed invece sembra che siano tutti solo pronti ad approfittare dei piccoli miglioramenti per fermare le poche restrizioni esistenti; nessuno vuol capire che ci vuole molto poco per far riprendere il peggioramento.
Ma possibile che non siamo capaci di rinunziare anche totalmente per una sola volta nella vita alla baldoria del Natale e ancor più a quella di Capodanno? Non potremmo decidere quanto meno di rimandare quelle due feste a quando sarà veramente tutto finito?
La prova che allentare le cautele produce immediatamente un effetto negativo, l’abbiamo anche avuta; ed è possibile che ancora non abbiamo capito che stiamo facendo di tutto per far arrivare anche la terza ondata? Si parla del vaccino ormai vicino e non sarebbe il caso di attendere almeno che una buona parte della popolazione sia stata vaccinata, di rispettare nel frattempo scrupolosamente le restrizioni e magari di invocarne delle altre?
Vi lascio con questi interrogativi.
Franco Fellicò
