domenica 3 maggio 2015

Primo maggio 2015. Considerazioni e proposte


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Festa del lavoro, inaugurazione dell’EXPO 2015, manifestazione anti-expo e devastazione di Milano.
Non c’è male come giornata da ricordare; ma cosa dobbiamo ricordare di più? La festa del lavoro, l’avvio dell’expo o la distruzione dei beni pubblici e dei cittadini per mano dei black bloc?
Io non mi sento di sottovalutare quest’ultimo evento e anzi ritengo più che doveroso valutarne tutti gli aspetti e la gravità.
Da semplice cittadino voglio valutare l’avvenimento da tutti i punti di vista, senza farmi condizionare da quanti ne hanno parlato e ne parlano ancora.
Voglio cominciare da quando ho ascoltato con le mie orecchie alla TV che un corteo anti-expo aveva cominciato il suo percorso nel centro di Milano e che la polizia, che sapeva per certo della presenza tra i manifestanti di malintenzionati, aveva anche previsto di deviare il corteo per evitare che si avvicinasse troppo a delle zone.
Dunque la polizia sapeva, ed era proprio in attesa dell’inizio delle “ostilità”, ma avendo le “mani legate” da disposizioni precise che mirano a preservare la libertà di manifestare, non poteva intervenire preventivamente in nessun modo.
Quando però un gruppo di facinorosi (i black bloc) si è staccata dal corteo e, dopo essersi “camuffato”, ha cominciato a imbrattare i muri, ad infrangere le vetrine e ad incendiare le macchine e le banche, solo allora immagino che le forze dell’ordine fossero ormai legittimate ad intervenire anche con le maniere forti.
Ma quello che non capisco è che mentre gli operatori televisivi e i giornalisti erano così vicini ai malviventi da poterli riprendere e mostrarceli in diretta, e i devastatori si potevano riconoscere benissimo perché sembravano in divisa (casco bianco, guanti e mazze nelle mani, incappucciati e provvisti di maschere antigas), nessun poliziotto si è avvicinato ad essi per bloccarne almeno qualcuno; ma la polizia si è solo limitata a sparare lacrimogeni pur vedendo che a nulla servivano visto che i malviventi avevano le maschere, per cui i lacrimogeni sono serviti soltanto a rendere irrespirabile l’aria ai poveri cittadini inermi della zona.
Ho sentito dire che le forze di polizia hanno agito benissimo e che se non fosse stato per il loro intervento, i danni sarebbero stati molto maggiori; io ho grande rispetto per polizia e carabinieri e ritengo che essi rappresentano alcune tra le poche organizzazioni di questo sventurato Paese che funzionano veramente, ma non riesco a capire come è stato possibile che NEANCHE UNO di questi vandali fosse stato bloccato e preso nel momento in cui rompeva una vetrina con un martello o incendiava un’auto; e questo mentre i cameramen a pochi metri da loro li riprendevano da vicino.
Poi i vandali hanno deciso di loro iniziativa di scomparire; forse ritenendo di aver raggiunto completamente gli obiettivi di distruzione che si erano posti, abbiamo visto che si sono “svestiti”, hanno abbandonato tutti gli indumenti e le attrezzature che avevano abbondantemente utilizzato e sono ridiventati degli innocenti manifestanti!
Subito dopo ho visto i mezzi dei vigili del fuoco che iniziavano a ripulire le strade dall’enorme quantità di vestiti e oggetti abbandonati e mi sono meravigliato che non si fosse proceduto invece a esaminare con cure quegli oggetti sul posto in cui erano stati lasciati, per cercare almeno di rilevare delle impronte digitali e perché no, anche possibili tracce di DNA allo scopo di poter meglio procedere, almeno in tempi successivi, all’identificazione dei colpevoli.
Ho poi ho sentito che sono stati arrestati, almeno finora, 5 individui. Anche questa notizia mi lascia interdetto perché mi sembra impossibile che su 500 scalmanati (tanti sono stati valutati) in piena azione e a pochi metri dalla polizia, ne siano stati presi soltanto l’1%.
Ma andiamo avanti, ammesso anche che i 5 non riescano a trovare il modo di discolparsi, vediamo cosa dobbiamo aspettarci ora.
Sento dire che poiché FORSE essi potrebbero essere anche incolpati di “devastazione”, potrebbero rischiare anche di ricevere una condanna di 15 anni di reclusione.
Orbene, sempre ammesso che si riuscisse a condannarli e anche a comminare loro il massimo della pena, significherebbe che la società, dopo aver pagato gli ingenti danni ricevuti, dovrebbe mantenere in galera per 15 anni, almeno 5 dei 500 colpevoli. Visto che è stato valutato che ogni giorno di prigione costa allo Stato 140 euro, questo significa che questi malviventi ci costeranno altri 3.832.500 euro.
A questo punto non riesco a fare a meno di pensare al fatto che abbiamo una giustizia assolutamente sbagliata e mi torna alla mente quanto ho più volte sperato si capisse.
Premetto che riterrei giustissimo, tanto per cominciare, condannare questi individui ad assistere impotenti all’incendio di tutti i loro beni in maniera da far vivere loro la stessa sofferenza che hanno imposto a tanti cittadini innocenti; ritengo invece assolutamente insufficiente e costoso infliggere loro una pena detentiva.
Mi sembrerebbe invece molto più appropriato e punitivo condannarli a lavorare fisicamente per tutto il  tempo necessario a raggranellare tanto danaro quanto ne serve per ripagare TUTTI i danni causati.
Questa è una mia vecchia idea che ho sempre ritenuta utile sia a far meglio capire che “chi rompe paga”, sia per far capire che per pagare occorre LAVORARE.
Quindi ancora una volta propongo di condannare questi balordi a farli lavorare duramente fino a quando non avranno ripagato tutti i danni prodotti, oltre ad una congrua percentuale di maggiorazione per coprire anche le spese che la società dovrà sostenere per mantenerli in vita nel frattempo.
Franco Fellicò

sabato 17 gennaio 2015

Francia. Dopo l’ultimo eccidio


Abbiamo tutti vissuto la tragedia della Francia, con apprensione prima e sgomento dopo.

Quale la motivazione che ha spinto i terroristi ad attaccare la redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo?

Non soltanto l’odio per l’occidente, ma anche un desiderio di “punire” coloro che con le loro vignette avevano “osato offendere” il profeta Maometto.

Una reazione assolutamente sproporzionata, che nessuno potrà mai neanche lontanamente giustificare. Infatti la libertà di stampa nei paesi dell’occidente non ammettono assolutamente reazioni diverse da quelle di una risposta fatta con le stesse “armi”, cioè con delle altre pubblicazioni dal contenuto diverso.

L’ISIS e la JIHAD sono organizzazioni pericolosissime che si stanno sempre più rafforzando e che costituiscono uno dei maggiori attuali pericoli per il mondo intero; le loro azioni non rispettano alcuna regola e le atrocità dei suoi adepti non conosce limiti, anzi sembra quasi che ogni giorno essi cerchino di mostrare al mondo che si può essere spietati sempre di più.

Non si possono nemmeno paragonare alle bestie, perché neanche nel mondo animale, perfino tra le più feroci, è possibile trovare comportamenti anche solo paragonabili a quelli che abbiamo visto da loro.

C’è qualcosa che il mondo intero può fare per difendersi da questa enorme calamità del ventunesimo secolo? Non molto, se non essere molto attenti nell’individuare in tempo le cellule jadiste che sono presenti in tutti i paesi occidentali; i vari paesi europei e non, dovrebbero essere più uniti, scambiarsi notizie e aiutarsi a vicenda nella speranza di riuscire sempre ad evitare nuove stragi.

Ma c’è un’altra cosa importate da fare ed è di evitare, nei limiti del possibile, di fornire a questi pazzi ulteriori motivi che possano aumentare il loro innato odio per l’occidente.

Io personalmente, quando ho visto milioni di francesi nella sacrosanta manifestazione organizzata a livello europeo, inizialmente ho provato un certo senso di fastidio nel vedere la grande quantità di cartelli “Je suis Chiarlie”, ma poi successivamente ho considerato assolutamente inopportuno che la redazione abbia ricominciato a pubblicare le solite vignette, curando anche di renderle magari più “pepate”.

Forse lo hanno fatto per sottolineare che la libertà di stampa non può essere combattuta né vinta, ma il vero risultato è stato certamente quello di rendere i francesi e l’occidente tutto, ancora più inviso a quelli che dovremmo combattere certamente in altri modi.

Non avrei avuto il coraggio di esprimere questo mio convincimento, ma dopo aver ascoltato le parole del Papa dalle Filippine, mi rendo conto che anche Lui non approva questo modo di agire, sia perché inopportuno nei confronti del fondatore di una religione, sia perché certe azioni possono soltanto rendere ancora peggiore una situazione già abbastanza grave.

Franco Fellicò

giovedì 8 gennaio 2015

Usare il cervello e la ragione, o copiare gli altri?


Io non ho dubbi, ma devo dire che mi sento abbastanza solo nei panni di chi vuol usare il cervello e il ragionamento.

I politici sono tutti propensi ad imitare quello che si fa negli altri paesi (anche se sono ben attenti a non fare mai quello che non gli conviene!); ma purtroppo non solo loro sono così.

Ci sono anche tanti cittadini che la pensano in questa maniera, e non si accorgono che in questo modo danno credito e forza proprio a coloro che ritengono essere i maggiori responsabili dello sfacelo del Paese.


Io ad esempio ho un amico, che come me si interessa della nostra politica, e che lo fa studiando e leggendo libri e libri su come si comportano gli altri e nell’approfondire quello che è stato fatto dagli altri paesi anche nel passato.

Quando ne parliamo, lui insiste affinchè mi documenti anch’io sulle scelte operate dagli altri governi; e quando io invece, dopo aver fatta un’analisi dei mali che affliggono l’Italia, provo ad immaginare delle soluzioni basate solo sulla logica, lui le considera subito troppo audaci e non applicabili; ma questo non perché ha delle argomentazioni che possano dimostrare l’inefficacia delle mie idee, ma soltanto perché nei suoi studi non ha mai trovato qualche altro paese che ha già adottato le “medicine” che propongo io.

Difatti, leggendo l‘ultima esposizione delle mie proposte di soluzione, mi ha scritto esattamente così:

“…non si tratta di copiare gli altri, ma se quello che tu proponi è incommensurabilmente distante (milioni di chilometri !) da quello che fanno oggi tutti (tutti !) i paesi e da quello che hanno sempre fatto in tutta la storia dell’umanità fino ad oggi, dalle caverne ai grattacieli, da tutti i regimi e da tutti i governi, in pratica e in dottrina; se tutti i punti che tu hai evidenziato sono stati già stati presi in esame esattamente, e la risposta è incommensurabilmente diversa, che ci vuoi fare, non ti viene qualche dubbio ?”

Quest’affermazione mi suona proprio male, perché io dico che se TUTTI ragionassero così, il mondo rimarrebbe per sempre costretto dentro certe forme di governo, varie SI, ma limitate da impostazioni ormai vecchie, e non riuscirebbe mai più a progredire!

Per la verità non ho capito se il mio amico pensa che questo modo di agire debba essere utilizzato da tutti i popoli per cui tutti dovrebbero copiare o comunque prendere esempio dagli altri o se invece il suo discorso riguarda solo noi italiani; ma nel primo caso si verificherebbe quello che spiegherò poco dopo in questa mio scritto, mentre nel secondo caso non vedo perché non debba essere concesso anche a noi stessi di proporre per primi delle idee nuove e almeno di poterle sperimentare.

Non condivido assolutamente quindi questo modo di pensare, per almeno due motivi:

·   perché in ogni campo della scienza i progressi si sono avuti sempre e solo per il coraggio di chi ha proposto nuove teorie
·   perché anche io stesso nella mia passata vita lavorativa ho indotto la mia Azienda almeno un paio di volte a percorrere strade che viste dal mio amico sarebbero state considerate in controtendenza con tutto il resto del mondo per cui le avrei dovute mettere subito da parte; l’alta Direzione della mia Azienda invece, mi dette fiducia, e dopo aver verificato la logica delle proposte, senza preoccuparsi di fare un passo molto diverso dagli altri, mi consentì di far sopravanzare gli altri, che poi pian piano finirono per percorrere tutti la nostra stessa strada.


Io propongo un mondo dinamico aperto al cambiamento, lui invece pensa che, forse perché sono in tanti quelli che hanno i nostri stessi problemi, sarebbe meglio cambiare SI, ma cercando le soluzioni nell’ambito di chi come noi ha già provato a risolverli, e di seguire loro; lui ha quindi certezza di ottenere gli stessi risultati, cosa però discutibile visto che il nostro ambiente non è certo lo stesso di chi si tenterebbe di imitare.

Ma poi, ammesso che riuscissimo a migliorare in questo modo, al massimo i risultati sarebbero gli stessi di quelli del paese imitato e mai superiori; e se tutti ragionassero in questo modo, tutti insieme potremmo al massimo raggiungere un certo standard mondiale con caratteristiche pari a quella del paese più avanzato di tutti ad oggi.

A quel punto avremmo raggiunto tutti una certa perfezione e nessuno più si adopererebbe nella ricerca di ulteriori migliorie, perché ormai non esisterebbe per nessuno un qualcuno che opera meglio.

Il mio modo di pensare e assolutamente diverso; io sono per un vero cambiamento (ma non quello sbandierato da molti attuali politici); occorre cambiare modo di governare, di tassare, di punire, di istruire, di curare, di dare giustizia, di mantenere l’ordine pubblico, di aiutare i meno abbienti, di gestire le calamità, e bisogna farlo da capo sulla base delle esigenze di un mondo che nel tempo si è modificato così tanto che non riusciamo più a rincorrere solo con l’aggiustamento delle regole esistenti.

Io ritengo che è giunto il momento di confezionare un vestito nuovo al nostro Paese, perché non è più possibile aggiungere pezze a quello tutto malandato che abbiamo indosso; e quando si prepara un nuovo vestito lo si fa partendo dalla stoffa, tagliandola opportunamente secondo delle misure adatte a chi deve indossarlo e cucendolo in maniera opportuna per fargli seguire bene tutte le sue forme.

Ma così come, se si vuol realizzare un vestito su misura perfetto, non si devono avere limitazioni, di tempo, di costi, di qualità della stoffa, di colore, ecc., la nuova organizzazione e le regole nuove di un governo devono poter essere decise senza dover rispettare gli attuali vincoli di leggi esistenti (anche perché sono così tante che ce ne sarebbe sempre almeno una che potrebbe bloccare ogni decisione), di Europa, di diversità dagli altri paesi, e di tutti quelli derivanti dall’organizzazione precedente.

Vedo già il mio amico inorridire a queste mie affermazioni, direbbe certamente che mai nessuno ha intrapresa questa strada, direbbe che invece bisognerebbe intervenire sui vari problemi con aggiustamenti successivi tesi ad ottenere il risultato voluto, ma senza grossi scossoni e rispettando sempre quello che fanno e hanno fatto nel tempo gli altri; insomma direbbe che invece bisogna non solo ancora rattoppare un vestito che sta cadendo a pezzi, ma lo si deve fare avendo anche cura di utilizzare i vecchi metodi per non traumatizzare nessuno.

Non riuscirà mai a convincermi ma, data la situazione esistente, continuerà a potermi dire che nessuno ha mai pensato diversamente, aiutato dal fatto purtroppo, che nessuno degli attuali politici ha voglia di dare veramente uno shock al sistema, anche se sa benissimo che essi sono restii a farlo perché sguazzano proprio bene nel complesso mondo attuale dove possono esercitare il potere senza tema di perderne una parte e di contare di meno.

Allora ecco il perché della mia domanda che ripeto più in dettaglio:

“E’ giusto usare il proprio cervello e trovare una soluzione tutta nuova, tenendo a limite conto degli errori che altri hanno fatto, ma solo per non ripeterli, o è meglio cercare di “aggiustare” l’attuale ordinamento pian piano, modificando qualche regola o peggio aggiungendone ancora di nuove copiate dagli altri Paesi?”

Come ho detto io sono convinto delle mie idee, come del resto tutti,  e se dipendesse da me non esiterei un istante a mettere in pratica la prima strada.

Ho più volte detto che sarebbe bene far lavorare i carcerati, sia per punirli veramente, sia per ridurre i costi che sopportiamo per loro; ho detto anche che dovremmo tassare tutti i cittadini con una pressione fiscale ONESTA e poi utilizzare al meglio i proventi e non invece prima decidere quali sono le esigenze dello Stato e poi tassare i cittadini in maniera da coprirle; ho detto che bisognerebbe cancellare tutte le centinaia di migliaia di leggi che abbiamo per sostituirle al massimo con qualche migliaio di leggi nuove; ho detto che bisognerebbe avere una giustizia vera che mette sullo stesso piano cittadini e pubblica amministrazione, facendo ricadere le colpe delle amministrazioni sui singoli dipendenti non osservanti; ho detto che bisognerebbe tassare esclusivamente i guadagni e non i patrimoni (se onestamente realizzati) sia per non tassare più volte chi ha fatto la “formica” e ha utilizzato il suo netto a suo piacimento, sia perché  è un modo per incentivare il risparmio; ho detto che le regole devono essere poche, chiare e senza eccezioni per evitare che si possano utilizzare facili cavilli per essere autorizzati a delinquere; ho anche azzardato a proporre di non utilizzare la progressività delle aliquote perché sicuro che in cambio assisteremmo ad una crescita indefinita delle grandi aziende con conseguente automatico aumento dell’occupazione.

E potrei continuare, ma se esaminate uno per uno anche solo le idee elencate sopra, ciascuna delle quali ha una propria logica e promette ottimi risultati, vi accorgerete che in tutti gli altri Paesi quasi tutte non sono state mai prese in considerazione nel passato, nè sono state attuate da alcun altro paese nel presente; può bastare questo per scoraggiare nel provare a metterle in atto noi per primi? Io penso di NO.

Franco Fellicò

lunedì 5 gennaio 2015

Consiglio dei ministri


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Prima ancora che scoppiassero le abbondanti polemiche, al solo ascoltare le notizie sull’accaduto, non ho potuto fare a meno di approfondirle e commentarle.

Scrivo solo ora il mio pensiero, ma quello che dirò è la reazione che ho avuto fin dal primo momento.
Il Consiglio dei ministri negli ultimi giorni di dicembre, nel tentativo di recuperare soldi dall’evasione e di ridurre il carico dei tribunali, ha deciso di stabilire che quando l’importo delle imposte sui redditi evase non è superiore al 3% del reddito imponibile dichiarato o anche l’importo dell’IVA evasa non è superiore al 3% dell’IVA dichiarata, non si è punibili.

Ritengo che se la regola dovesse riguardare solo le evasioni passate, si tratta di un condono vero e proprio; mentre sarebbe un lasciapassare perpetuo se si dovesse applicare soltanto alle evasioni successive alla entrata in vigore della nuova regola.

Per la verità io non ho capito chi sarebbe soggetto alla nuova regola, ma in ogni caso sono convinto che si tratta di una regola insulsa che non fa altro che dare una mano agli evasori vecchi se è un condono per le evasioni passate, ai nuovi se avrà effetto per le evasioni future o ad entrambi se varrebbe sia per le vecchie che per le nuove evasioni. Quindi, a mio avviso, è una regola che, come molte altre, discredita soltanto chi la propone e bistratta i cittadini onesti.

Ma ciò che più di ogni altra cosa mi indispone non è tanto la decisione, che per me rimane profondamente sbagliata, quanto l’enorme reazione negativa giunta da più parti, giustificata SOLTANTO dal fatto che l’applicazione della nuova regola potrebbe avvantaggiare Berlusconi.
Insomma tutti hanno reagito contro, ma capite che il motivo del CONTRO non è dovuto al vero contenuto della legge, ma SOLTANTO al possibile vantaggio che ne potrebbe avere l’odiato ex cavaliere?

Tutto è concesso al Governo, ma guai se si permette di varare regole che possano anche lievemente essere utili ad un certo nemico politico; e se anche quella legge fosse stata utile allo Stato e a milioni di persone, mai sarebbe stata perdonata, considerando il vantaggio che ne avrebbe potuto avere una certa persona.

L’immaturità e la morale degli italiani è infinita e non manca neanche nei personaggi più significativi della Nazione, visto che lo stesso premier Renzi si è subito schierato dalla parte dei contestatori, dichiarando apertamente che non intende far passare leggi ad personam; e non ha neanche ritenuto necessario scusarsi con tutti coloro che avendo colpe fiscali simili a quelle del suo antagonista, saranno costretti a subire le conseguenze della guerra politica contro un certo individuo.

VIETO a chiunque leggerà queste mie note di considerarmi il difensore di Berlusconi, perché è da tempo che non tifo più per lui; ma la mia posizione è che le leggi si debbano fare a prescindere da chi è colpito o è avvantaggiato; posso accettare che si critichi una legge e che ci si opponga anche con forza, ma che una legge debba subire un validazione popolare e partitica, solo se non avvantaggia un particolare cittadino, è da ignoranti e incivili.

Franco Fellicò

venerdì 5 dicembre 2014

E ancora una volta è accaduto.


La MAFIA CAPITALE, così è stata subito battezzata, sembra essere stata scoperta ora a Roma; dopo Milano e Venezia e tante altre città importanti italiane, anche Roma non poteva mancare all’elenco delle amministrazioni corrotte; e per non essere da meno, nella città dove vivono un nutrito gruppo di politici e politicanti, abbiamo sentito parlare delle SOLITE collusioni tra chi è al comando e chi sa bene come organizzare i guadagni facili ai danni della comunità.
Non posso non ricordare uno dei miei ultimi scritti: “No pena di morte, no ergastolo” del novembre 2014 e tornando indietro nel tempo anche la mia proposta fatta a tutti gli elettori fin dalla metà dell’anno 2012 che può ancora essere consultata da chi non l’ha mai fatto, al link:
La mia proposta non venne presa in considerazione da nessuno, ma forse soltanto perché proveniva da un semplice cittadino che come tanti si lamenta dell’andazzo politico in cui è costretto a vivere, anche se almeno prova a immaginare cosa potrebbe essere utile fare per contrastare ciò che non ci piace e che distrugge ogni giorno di più il Paese.
Alla distanza non mi è mai capitato di accorgermi che le mie idee fossero sbagliate, mente invece alla luce dei continui nuovi avvenimenti mi rendo conto sempre più che i miei suggerimenti, se fossero stati messi in pratica,  sarebbero risultati provvidenziali e utili.
Al momento non intendo colpevolizzare nessuno, visto che ancora non esiste una lista di chi effettivamente è reo; ma quando sarà dimostrata la colpa di qualcuno, mi domando se non sarebbe giusto NON INCARCERE I REI, ma farli lavorare! magari a pulire e a liberare dai topi quei campi ROM ai quali hanno trafugato le sovvenzioni statali!
Rimango dell’avviso che la peggiore pena che si può infliggere a chi delinque è di costringerlo a vivere in una posizione perfettamente opposta a quella che voleva procurarsi rubando; intendo dire che chi, pur già vivendo nel benessere, riteneva di dover stare ancora meglio rubando addirittura ai poveri, dovrebbe essere ridotto alla povertà, così da dover rimpiangere amaramente di non essersi accontentato di quanto già disponeva.
Ma purtroppo sappiamo già che TUTTI I REI troveranno il modo non solo di non pagare veramente i loro misfatti, ma anche di godersi buona parte del mal tolto.
All’ascoltare le tristi notizie alla radio, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata: meno male che la forza pubblica e la magistratura con il loro lavoro minuzioso ha scoperto la “cupola”; ma subito dopo però mi sono reso conto che è molto probabile che quelli che saranno presi ed incriminati costituiranno solo la punta di un iceberg e che se 100 ne prendono, 1000 ne rimangono.
Torno quindi ancora a pensare che i pochi onesti che certamente ci sono al comando, non hanno nessuna possibilità di prevalere, perché sovrastati da una maggioranza di corrotti e disonesti.
Quindi ancora una volta ripenso al mio progetto del 2012 che non ebbe nessun seguito e che non lo avrà mai per l’indifferenza dei cittadini; sono infatti milioni quelli che si scandalizzano per quello che accade, ma neanche uno, ritiene necessario CAMBIARE TUTTA LA CLASSE DIRIGENTE ATTUALE con nuova gente TUTTA ONESTA, in maniera tale che la corruzione possa venir bandita, non foss’altro perché i disonesti risulterebbero una minoranza.
Non ho proposte da fare quindi, se non ripetere quelle già fatte in precedenza, pur non avendo alcuna speranza di essere ascoltato e affiancato.
Franco Fellicò


sabato 29 novembre 2014

La disoccupazione aumenta, ma ci sono stati 400.00 nuovi occupati

Voglio premettere che quello che scrivo ora e che scriverò anche successivamente non è una generica critica all’operato di Renzi del quale apprezzo senza dubbio almeno la DETERMINAZIONE. 

Ma essere determinati non basta, bisogna anche essere prima di ogni cosa GIUSTI e TRASPARENTI, e non bisogna MAI FARE I FURBI esaltando i fatti positivi nascondendo quelli negativi. 

Io disapprovo questo tipo di comportamento e non sono certamente solo; ritengo anche che se il premier continuerà così, la sua popolarità diminuirà sempre più seguendo la curva che già si osserva di perdita di consensi. 

Perciò prego chi mi legge di non considerarmi un contestatore, ma chiedo soltanto di valutare oggettivamente il comportamento dell’attuale capo del governo e anche dei suoi ministri, con l’aiuto delle mie osservazioni. 

Ed ecco un esempio: 

Se la popolazione di una nazione diminuisce e se si considera questa diminuzione un fatto negativo, non ci si può rallegrare affermando che ci sono state molte nascite, perché il fatto vero è che il bilancio tra nascite e morti è negativo e quindi il problema esiste. 

Quindi sminuire quanto accertato dall’ISTAT e cioè che la disoccupazione è aumentata ancora, affermando che ci sono stati però 400.000 nuovi occupati è stupido e ingannevole, perché il bilancio è comunque negativo. 

Nessuno poi ci ha mai detto quanti lavoratori sono andati in pensione e quanti sono addirittura morti, per cui molto probabilmente i 400.00 posti nuovi non sono altro che il naturale avvicendamento della forza lavoro. 

Intendo dire che le cose si devono guardare nel complessivo e non valutando soltanto il dato che può essere considerato interessante. 

Guardare solo i nuovi posti di lavoro è come se in un’azienda si guardassero soltanto i ricavi che sono sempre un fatto positivo, ma che potrebbero mostrare di essere invece un fatto negativo se si considera anche quante spese si sono dovute sostenere per quei ricavi; è infatti il guadagno che mostra se l’azienda è in attivo e non i suoi ricavi. 

Mi viene di pensare ora che l’affermazione di Padoan (che accennava a 800.000 posti di lavoro) che egli volesse cavalcare lo stesso cavallo, e nel citare quel numero volesse riferirsi ai nuovi posti di lavoro SENZA TENER CONTO di quelli perduti nello stesso periodo. 

Questo è l’atteggiamento dei politici che non tollero; è questa stupida furbizia, che li rende antipatici non solo a me, ma a tutti quelli che solo con un po’ di attenzione valutano le loro asserzioni; certe affermazioni mi offendono perché dimostrano che chi le fa, pensa di essere ascoltato da persone inette e cretine. 

Franco Fellicò

sabato 15 novembre 2014

Le prese per i ...fondelli di chi ci governa (nr. 5)

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Questo è il quinto esempio di come ci prendono …per i fondelli (altri tre li trovate nel mese di dicembre 2013 in questo stesso BLOG, il quarto nel mese di ottobre 2014).
Ricordo che le prese per i fondelli si realizzano a seguito di idee che i volponi credono brillanti, ma basta essere un pò più attenti per scoprire facilmente dove sono i “trucchi”.
Anche questa volta credo che sia Renzi in persona a dover essere premiato, infatti è sua l’idea di consentire, a chi lo desidera, di richiedere che parte del TFR sia corrisposto mese per mese in busta paga.
La parte esteriore del provvedimento viene pubblicizzata come un ulteriore modo di far percepire ai lavoratori qualche soldo in più di salario o stipendio.
Ma dietro quest’obiettivo che ogni giorno viene illustrato come un nuovo beneficio elargito ai lavoratori dall’ultimo Governo, ce n’è come sempre un altro nascosto; infatti come è noto, quando si percepisce il TFR a fine carriera, esso è soggetto ad una tassazione separata che utilizza un’aliquota inferiore a quella corrente.
Chi deciderà di richiedere di essere “beneficiato” vedrà invece tassato quella parte di paga con l’applicazione dell’aliquota corrente, e quindi pagherà più tasse. 
Quindi chi accetterà di farsi “beneficare” dal premier (e per fortuna pare che siano molto pochi), potrà solo ricevere in anticipo dei soldi che sono già suoi, ma per ottenerlo dovrà PAGARE questo pseudo-beneficio versando delle tasse maggiori di quelle che avrebbe versato altrimenti.
Di contro lo Stato, senza alcuna spesa ulteriore, incasserà più soldi di quanto previsto (a danno del “beneficiato”) e in più li riceverà anche prima di quando doveva riceverli normalmente.
E certamente l'astuto premier ha anche considerato che nel far salire in un modo qualunque il percepito dai lavoratori, in molti casi potrebbe causare il raggiungimento di uno scaglione di tassazione superiore, e quindi sia gli 80 euro che il TFR anticipato ben si prestano a questo ulteriore vantaggio per le casse dello Stato.  
Poco importa poi se alcune aziende dovranno rinunziare ad una liquidità sulla quale avevano basato forse anche il proprio sviluppo; e niente importa se questo danno alle aziende è in completa controtendenza su quanto si continua a sbandierare e cioè che si sta lavorando per alleggerire i loro problemi.
Ecco perché il signor RENZI merita di ricevere una nuova targa così come previsto per chi riesce a prendere bene per i fondelli i cittadini.
Vi riporto quindi qui la targa che gli spetta:
“Per essere riuscito a far credere a molti lavoratori di aver aumentato loro la paga pur utilizzando i loro stessi soldi, e ciò quindi senza alcun aggravio per lo Stato e anzi ottenendo per quest’ultimo un gettito anticipato e MAGGIORATO”.
 Franco Fellicò