mercoledì 24 settembre 2014

La “Costa Concordia”


Siamo ormai prossimi a tre anni dal naufragio della Costa Concordia all’isola del Giglio, ma il processo sulle responsabilità dell’accaduto ancora non si conclude e chissà quanto tempo occorrerà ancora.

Sono morti 32 persone, la nave costata mezzo miliardo di euro è stata anche “ripescata” e portata a Genova da una impresa titanica dal costo di un miliardo e mezzo di euro; sarà anche demolita completamente e il processo invece rimarrà ancora in piedi per chissà quanti anni ancora.

Io credo che anche i bambini possano riconoscere nel comandante Schettino la causa vera della tragedia; difatti NESSUNO PUO’ DISCONOSCERE che il passaggio così vicino alla costa da consentire addirittura ai passeggeri superstiti di raggiungerla a nuoto, è stata ordinata da lui.

Il comandante in effetto ha usato il bellissimo mezzo, con migliaia di vite umane a bordo, come fosse un giocattolo, e ciò solo per dimostrare la sua “bravura” o per soddisfare il piacere di qualche suo amico: NESSUN motivo legato al lavoro di gestione della nave e della sua sicurezza poteva richiedere infatti quel passaggio lungo costa così ravvicinato.

Eppure il processo continua ad andare avanti alla ricerca di possibili diverse responsabilità, e gli avvocati difensori del comandante continuano a cercare e a dimostrare che la nave aveva dei problemi, volendo affermare che la causa del disastro fu causata da quei problemi e non già dalla “stupidità” del loro rappresentato.

Quello che mi meraviglia è che i giudici li seguono, consentendo loro di spostare l’attenzione su fatti diversi da quelli della sfacciata volontà di chi “guidava la nave”.

Insomma a che serve verificare se effettivamente due radar su quattro del transatlantico erano guasti, a sapere che la scatola nera aveva dei problemi e che finanche il pulsante per il comando delle pinne stabilizzatrici era difettoso?

Quali di questi strumenti anche se perfettamente a posto avrebbe potuto evitare l’impatto con lo scoglio quasi sulla riva dell’isola del Giglio? Si vuol per caso dimostrare che il povero comandante Schettino non ha potuto servirsi di quei dispositivi e dunque per questo è finito sullo scoglio?

Ma, premesso che certamente il comandante doveva conoscere l’inefficienza di certe apparecchiature, poteva mai affidare ad esse il compito di non urtare uno scoglio a pochi metri dalla riva?

Insomma, io dico che a monte di tutto c’è la decisione del comandante di “fare la barba” alla costa, decisione insulsa e priva di ogni spiegazione legata alla rotta della nave; ed invece di approfondire questa decisione, si continua a sviare il discorso occupandosi di particolari che nulla avrebbero causato se la nave avesse viaggiato alla distanza regolamentare dalla costa.

L’altra cosa che mi ha colpito in questa vicenda è il comportamento della Guardia Costiera che è stato presentato all’opinione pubblica come eccellente, mentre nessuno le ha mai contestato l’assenza di interventi precedenti nei confronti dei comandanti dei transatlantici per la comune pratica di passare molto vicino all’isola.

Non posso fare a meno di pensare alle innumerevoli volte in cui a Gaeta dove vivo, sono stato apostrofato anche malamente da quegli uomini perchè con la mia piccola imbarcazione di soli 5 metri ero ancorato e fermo, secondo loro troppo vicino alla spiaggia; eppure ero certamente più lontano dalla costa di quanto non lo era quel gigante del mare al momento del naufragio e anche all’incirca alla distanza a cui da tempo le grosse navi passavano vicino all’isola del Giglio; tutto questo non poteva essere non noto alle Capitanerie di Porto; e dunque se questi, avessero diffidato già nel passato i comandanti dal farlo, probabilmente anche Schettino sarebbe stato costretto a rispettare le regole.

Ma la giustizia, che come io dico a tempo: non esiste, continua ad occuparsi di particolari che nulla hanno a che vedere con le responsabilità del comandante.

Franco Fellicò  

lunedì 1 settembre 2014

Il malore di Massimiliano Latorre


Sono ormai DUE ANNI E MEZZO che i due Marò italiani sono ostaggi del governo indiano.

SI, sono in ostaggio con pesanti accuse e sempre in attesa di un processo che non si celebra mai e che certamente è rimandato continuamente soltanto per poterli trattenere in ostaggio ancora.

Si sono succeduti diversi ministri degli esteri e della difesa, ma malgrado le promesse e gli obiettivi sempre dichiarati da tutti, non c’è stato mai nessuno che li ha raggiunti.

Quello che abbiamo visto è soltanto un andirivieni di personalità tra l’Italia e l’India senza che mai un risultato concreto sia scaturito.

Ed oggi a seguito del malore che Massimiliano Latorre ha avuto, a cosa assistiamo?

Ad un immediato ennesimo viaggio del ministro Roberta Pinotti a Nuova Delhi che “preoccupata per l’avvenimento” ha immediatamente deciso di andare di persona a controllare le condizioni dello sventurato militare.

Io non so se il volo è stato fatto con un aereo di Stato o se il ministro (e certamente un suo nutrito seguito) ha utilizzato un normale volo di linea, ma in ogni caso mi donando se tutto ciò è giustificato e se non fosse stato meglio mettere invece i suoi familiari in condizioni di andare a trovare il proprio congiunto.

Vi immaginata “la gioia” del nostro marinaio nel vedere al suo capezzale nientemeno che il Ministo della Difesa? Ma non sarebbe bastata la visita del nostro Ambasciatore a Nuova Delhi e, molto meglio fargli rivedere sua figlia e sua moglie?

Ma questa è l’Italia in cui viviamo, questi sono i Ministri che abbiamo; essi evidentemente hanno così poco da fare che possono prendersi il lusso di organizzare (in men che non si dica) un viaggio aereo di 8 ore e trattenersi qualche giorno quasi dall’altra parte del mondo, soltanto per mostrare un interesse a cittadini che per ben due anni e mezzo non sono stati capaci di proteggere.

E io pago! Così  diceva un grande nostro attore comico.

Franco Fellicò

sabato 2 agosto 2014

La Causa e l’Effetto e anche la Teoria e la Pratica


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Questi concetti sono assolutamente sconosciuti ai nostri politici.

Infatti essi non mettono mai in relazione gli EFFETTI con le CAUSE e prendono decisioni basate esclusivamente sulle loro TEORIE senza mai verificare cosa accade in PRATICA.

Quanto ho detto sopra è una constatazione che può essere verificata ogni giorno.

Si comportano come un dottore, che sicuro di aver chiara la diagnosi, cura un malato con una medicina adatta a quanto lui pensa e poi, pur notando che il malato peggiora continuamente, non si lascia neanche sfiorare dall’idea che forse la diagnosi è sbagliata e continua la cura, magari intensificandola fino ad ottenere la morte del paziente.

TUTTI i nostri “dottori” anche se asseriscono che la crisi a tutti nota va combattuta con il “cambiamento”, cambiano SI qualcosa, ma insistono ostinatamente nel cambiare solo i medicinali, sostituendoli con altri che hanno un nome diverso, ma che sostanzialmente hanno lo stesso contenuto deleterio.

Poi mentre tutti i cittadini e loro stessi osservano che il malato peggiora, continuano imperterriti con la stessa cura, senza accorgersi che è proprio quella che fa peggiorare la malattia.

Mentre dicono tutti di voler combattere la crisi, nessuno di loro sembra accorgersi che sono proprio i provvedimenti che prendono che invece di curare, fanno aggravare il paziente.

Ecco la prima pagina de “IL TEMPO”del 26 luglio 2014: “Ogni 5 minuti chiudono due aziende. La ripresa è lontana, fermi consumi e crescita”; e sono dichiarazioni della Confindustria.

Il PIL continua a scendere, il debito pubblico aumenta, l’occupazione diminuisce e i cassa-integrati aumentano ogni giorno; decine di migliaia di aziende chiudono e migliaia di aziende emigrano in altri paesi, l’inflazione aumenta, i consumi sia interni che esterni diminuiscono continuamente, la povertà aumenta e nessuno degli indicatori economici tende ad invertire la tendenza.

Tutto quanto appena detto è causa non solo di minor gettito fiscale, ma anche di maggiori spese per lo Stato e costringe quest’ultimo, che sembra conoscere solo una cura, a far crescere ulteriormente la tassazione su chi sopravvive ancora; e questa è una spirale dalla quale non si esce più. 

Ma loro imperterriti non cambiano la cura, anzi l’intensificano, cambiamo la medicina IMU con un’altra medicina che si chiama TASI che è anche più forte di quella precedente, danno qualche sgravio fiscale da qualche parte con un aggravio maggiore applicato da qualche altra parte, ma mai pensano di cambiare proprio metodo visto che nulla accade che possa considerarsi un effetto positivo dovuto ai loro provvedimenti.

Insomma come ho già detto prima, non si accorgono che le CAUSE degli EFFETTI che si osservano, sono proprio i loro provvedimenti.

In più, a dispetto di ogni rilevazione statistica, TUTTI i GRANDI ECONOMISTI non mancano di vaticinare ogni giorno che la ripresa è vicina e che la crescita sta per venire. Ricordate SACCOMANNI che continuava a dire che entro la fine del 2013 ci sarebbe stata l’inversione di tendenza e la crisi sarebbe cominciata a svanire? Dove sono finite le sue previsioni? E dove finiranno quelle di chi l’ha sostituito?

Continuano a dire che il problema delle imprese è la tassazione troppo alta e promettono loro sgravi fiscali che attuano spostando la pressione fiscale su chi deve spendere, fornendo un piccolo sollievo a chi produce, ma togliendo loro buona parte della clientela che è sempre meno in grado di comprare i loro prodotti.

E lo si vede chiaramente (solo loro non se ne accorgono), visto che i consumi scendono continuamente. Ma non pensano questi signori che ogni imprenditore pagherebbe anche più tasse se potesse produrre e VENDERE di più? E che sarebbe felice di assumere anche altri dipendenti, pure senza alcuna sovvenzione, se avesse la possibilità di produrre e VENDERE?

Ma secondo questi signori l’IVA al 22% è una bella pensata dello Stato, o un modo per disincentivare i consumi?  Insomma la TEORIA è una cosa, ma in PRATICA certe teorie altro non fanno che peggiorare la situazione.

Io penso che al primo posto tra le medicine da utilizzare per combattere la crisi, dovrebbe esserci una FORTISSIMA ed INDISCRIMINATA riduzione della pressione fiscale, dopo di che tutto si aggiusterebbe; e solo così si comincerebbe veramente a rivedere la crescita; perfino l’enorme burocrazia che frena l’attività industriale e commerciale, passerebbe in secondo ordine.

Ho detto riduzione FORTISSIMA e INDISCRIMINATA perché occorre un vero SCOSSONE all’economia stagnante; ridurre ad esempio l’IVA di uno o due punti e fare altrettanto sulle varie aliquote irpef, non avrebbe alcun effetto; la prova c’è già, perché è a tutti noto che l’EFFETTO sui consumi dei famigerati 80 euro nelle buste paghe di pochi cittadini, è stato pressochè NULLO.

Ma dove si trovano le coperture per i mancati introiti dell’erario? Direbbe qualcuno.

Questo vocabolo “COPERTURA”, per come la penso io, andrebbe proprio cancellato; oggi è proprio per via delle coperture che si continua ad aumentare la pressione fiscale; le aziende chiudono, le tasse introitate diminuiscono e di conseguenza i cassa-integrati aumentano; ciò provoca una maggiore necessità di introiti fiscali da prendere da qualche altra parte (le coperture necessarie quindi aumentano) e dunque l’ulteriore pressione fiscale che ne deriva si riversa sulle poche aziende superstiti e sui cittadini che saranno costretti a ridurre ulteriormente i consumi; la conseguenza è che il malato peggiorerà sempre più fino alla morte (il default nel caso dello Stato).   

E allora cambiare cura significa quindi ridurre FORTEMENTE le tasse A TUTTI, almeno del 50%; e solo così c’è da aspettarsi un boom sicuramente simile a quello degli anni ’60.

E i servizi sociali come saranno sovvenzionati? Per rispondere a questa domanda non faccio altro che portare ad esempio quello che accade in una famiglia onesta quando uno o più componenti della stessa dispongono di meno risorse economiche; in questi casi il capofamiglia riunisce i familiari, dichiara di essere in ristrettezze e dunque decide di eliminare tutte le spese voluttuarie; poi se anche in quel modo non riesce a coprire le necessità restanti, decide di ridurre l’acquisto di vestiario, vende la macchina o si accontenta di un vecchio macinino; fino anche a ridurre il consumo dei cibi più costosi; insomma si organizza in maniera tale da farsi bastare quello che riesce a guadagnare.

Di contro in una famiglia DISONESTA il capofamiglia, pur di mantenere il precedente tenore di vita, invita i propri figli ad andare a rubare e inizia a farlo lui stesso in maniera da procurarsi ugualmente il denaro che ritiene essergli necessario. 

Lo Stato, attualmente si regola come una capo-famiglia disonesto, infatti pur di mantenere in essere tutte le strutture che nel tempo ha creato, utili o inutili che siano, in nome della cosiddetta COPERTURA, invece di adeguare le sue spese alla situazione di crisi, impone ai cittadini (direi in questo caso ai sudditi), sacrifici che per molti sono addirittura insostenibili.

Il vero cambiamento sarebbe invece l’adozione del comportamento ONESTO; dovrebbe tassare i cittadini in una misura accettabile, poi valutare il gettito fiscale che riesce a raggranellare dopo aver applicato una pressione fiscale non da strozzino e tale da provocare il risveglio dei consumi, e ridistribuire i proventi disponibili alle varie istituzioni partendo dalle più importanti (sanità, scuola, forse dell’ordine, ecc.) in percentuali proporzionali all’importanza dell’istituzione stessa.

Come in tutte le famiglie oneste in ristrettezze economiche, i cittadini dovrebbero rinunziare ad un po’ di servizi, ma in compenso avrebbero una notevole quantità di danaro in più da spendere, e spendendoli farebbero rinascere le aziende che ricomincerebbero anche ad assumere. Aziende che producono di più e cittadini non più assistiti ma che lavorano, produrrebbero meno spese e nuovo gettito per le casse dello Stato; quindi più occupazione, meno spese per assistenza a chi non ha lavoro, più gettito per l’erario da lavoratori e aziende.

Con questa cura se negli anni successivi il gettito dovesse aumentare (come è prevedibile visto che si assisterebbe presto ad un aumento dei consumi e ad una crescita dell'occupzione), automaticamente ogni istituzione riceverebbe una sovvenzione maggiorata (visto che le sovvenzioni sarebbero fissate come percentuali sul gettito ottenuto) e potrebbe migliorare così la propria qualità. E nel tempo forse si riuscirebbe anche a riottenere l’attuale qualità dei servizi, pur senza opprimere la cittadinanza.

Ovviamente, anche se ho detto che la burocrazia è meno importante, bisognerebbe agire pesantemente nella sua semplificazione e tutto ciò porterebbe pian piano ad un miglioramento generale, che invece non possiamo assolutamente aspettarci diversamente.

Ci sono due modi per un’azienda di guadagnare; vendere a prezzi molto alti con grandi margini o vendere a prezzi appena superiori ai costi e quindi con piccoli margini; non è detto che il primo metodo possa essere più produttivo del secondo, ma certamente con il secondo che punta ad aumentare le quantità vendute si può ottenere di più specie in periodi di crisi economica.

Se i nostri governanti facessero semplicemente questa riflessione, dovrebbero immediatamente capire che in periodo di crisi, un’alta  pressione fiscale e solo controproducente per l’erario; gli unici EFFETTI che si ottengono sono un’ulteriore riduzione della produzione e dei consumi ed anche un aumento degli evasori.

Per concludere, visto che è ormai certo che la cura che ci stanno proponendo è fallimentare e serve solo a peggiorare le condizioni del Paese, non costerebbe molto tentare questa strada e poi verificare se gli EFFETTI previsti dalla nuova TEORIA sono effettivamente diversi; se il boom economico preventivato non dovesse aversi o si dovesse assistere ancora ad un peggioramento della crisi, sarebbe facile e giusto tornare indietro anche su questo esperimento e cercare una nuova soluzione.

Insomma quando gli effetti attesi non ci sono, non si dovrebbe mai insistere con la cura che si è dimostrata sbagliata, ma bisogna assolutamente cambiarla!

Ma ora voglio chiudere riportandovi quello che è accaduto a me pochi giorni fa dopo aver chiesto ad un azienda il preventivo per una semplice zanzariera da sostituire ad una vecchia che avevo nel mio appartamento.

Il costo della stessa era di 250 euro compreso un centinaio di euro di guadagno del venditore, ma ad essa bisognava aggiungere euro 55 di IVA e anche circa 45 euro che il venditore diceva che avrebbe pagato di IRPEG sul suo guadagno; il prezzo complessivo diventava quindi di euro 350. Considerando esoso il prezzo finale a causa dell'enorme pressione fiscale da subire anche in questa piccola spesa, ho deciso allora di NON ACQUISTARE la zanzariera e di mantenere la vecchia.

Lo Stato che pretendeva troppo, quindi non ha avuto niente e se l’azienda a causa della mia rinunzia e a quella di altri dovesse chiudere, non solo non prenderà più neanche un euro né dai compratori, né dall’azienda, né dai suoi dipendenti, ma dovrà accollarsi anche il mantenimento dei lavoratori che rimarranno a casa. Questo si chiama EFFETTO e come tutti gli effetti dipende da una CAUSA; ed ora è inutile che ripeta qual’è.

Franco Fellicò




martedì 8 luglio 2014

Una nuova “semplificazione” burocratica!





Questa la dobbiamo a DARIO FRANCESCHINI, nuovo Ministro dei beni culturali, che forse non vedeva l’ora di diventarlo per poter inventare anche lui UNA NUOVA TASSA.

Si tratta di un decreto denominato ”Equo Compenso” che porta il SUO NOME che fissa un “compenso” da versare nelle casse della SIAE da applicare su ciascun supporto o mezzo di memorizzazione prodotto, sia a se stante che facente parte di una qualunque apparecchiatura.

Insomma questa volta sono stati colpiti i CD, i DVD, i Blue Ray, le Pen Drive, gli Hard Disk sia interni ai computer che esterni, i TV che possono registrare, i piccoli lettori Mp3, i nastri magnetici, i cellulari di ogni marca e tipo e direi ogni apparecchiatura elettronica perché oggi ognuna di esse utilizza un supporto per la memorizzazione dei dati. La prebenda è naturalmente commisurata alle dimensioni delle memorie stesse secondo delle complesse tabelle allegate al decreto.

Partendo dal fatto che la diffusione delle memorie di qualunque tipo è al giorno d’oggi altissimo, il nostro caro Ministro ha pensato che tassare anche con pochi centesimi ogni piccolo quantitativo di memoria, avrebbe prodotto un gettito  rilevante e quindi in quattro e quattr’otto ha elaborato il nuovo decreto, naturalmente gloriandosi di essere finalmente anche lui un portatore di un nuovo “beneficio”.

Naturalmente si tratta di una tassa che riguarda soltanto l’Italia e i produttori del nostro Paese, per cui c’è da attendersi che gli acquisti che ciascuno di noi farà nel prossimo futuro saranno fatti con qualche click (ormai si acquista molto via internet) diretto possibilmente verso qualche altro paese dell’unione.

In questo modo dunque il nostro amico ha anche provveduto piuttosto che a sgravare di tasse un po’ di aziende, a colpirle ulteriormente e ad incentivare qualche altra fabbrica italiana ad emigrare in altri luoghi.

Ho letto il “decreto del 20 giugno 2014"

E se volete potete leggerlo anche voi al link che segue:


http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2014-07-07&atto.codiceRedazionale=14A05171&elenco30giorni=false

Ma poiché come tutti sanno Franceschini appartiene ad un governo che tra i suoi obiettivi primari ha anche quello di fare la lotta alla burocrazia, allora mi piace riportare qui di seguito l’inizio di ciascun periodo; eccoli:



Visto il decreto legislativo ...

Visto il decreto del Presidente della Repubblica ...

Vista la legge ...

Visto l'art. ...

Visto l'art. ...

Visto, altresi', l'art. ...

Visti, in particolare, i commi ...

Visto il decreto del Ministro ...

Viste le sentenze del TAR ...

Visto l'art. 193 della legge ...

Visto il verbale dell'adunanza ...

Visto il verbale dell'adunanza ...

Visto il parere espresso ...

Sentite le Associazioni ...

Considerato che le Associazioni ...

Considerato che entro  il ...

Considerati gli esiti del ...

Considerato che lo sviluppo ...

Tenuto conto dell'incidenza ...

Sentite le Associazioni di categoria ...

Considerato che le Associazioni ...

Considerato che il Ministro p.t. ...

Visto il successivo parere ...

Considerato che l'ampia ...

Considerato che la discrezionalita' ...

Ritenuto, pertanto, che ...

Considerato che taluni scostamenti ...

Considerato che gli scostamenti ...

Considerata, altresi', la necessita' ...



DECRETA
Art. 1


1.
Il compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi è determinato nella misura tariffaria stabilita nell'allegato tecnico annesso al presente decreto e di cui è parte integrante.

2.
Le tariffe priviste nel sopracitato allegato tecnico entrano in vigore alla data di pubblicazione del medesimo decreto sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica.


Come vedete per giustificare un UNICO ARTICOLO DI LEGGE ci sono voluti ben 28 diverse considerazioni; un bel lavoraccio; e se provate a leggere per intero tutti quei periodi, vi renderete conto anche di quanto contorti siano i ragionamenti e di come si cerca di semplificare la burocrazia!

Insomma come sempre devo purtroppo concludere che: NON ABBIAMO SPERANZE!

Franco Fellicò

domenica 30 marzo 2014

Ma cos’è che rende interessante RENZI?




Questo nuovo capo del Governo sembra riscuotere sempre più consensi ed io allora mi domando: “Ma cosa ha di speciale questo giovane che pur facendo parte della CASTA politica non è inviso come tutti gli altri, e anzi sembra essere uno tra i pochi che è apprezzato da molti cittadini?”

Dopo averci pensato a lungo, mi sono convinto che il motivo c’è ed è il fatto che appare ai più come un individuo dotato di quella grinta e determinazione che appartiene normalmente ai DITTATORI.

Si, credo che sia proprio così; infatti gli italiani, dopo aver inutilmente sperato che la democrazia fosse la soluzione a tutti i mali, e dopo aver a lungo tentato di rincorrerla, si sono infine resi conto di desiderare piuttosto una dittatura (possibilmente “illuminata” come diceva un mio caro amico e collega) che avesse la forza e la capacità di “imporre” soluzioni, piuttosto che cercare di trovarle mediando tra le idee quasi sempre contrastanti di un parlamento “molto parlamentoso”.

Certe frasi come: “questo si deve fare” con l’aggiunta di “si possono sentire gli altri per migliorare se possibile quello che penso, ma in ogni caso si deve fare” non possono essere fraintese.

I suoi ministri, secondo lui, devono semplicemente attuare quello che lui pensa e non possono avere idee diverse; ciascuno di essi ha la responsabilità di un dicastero, ma nessuno di essi può prendere decisioni che siano in contrasto con ciò che lui pensa.

Credo che la prova più lampante sia il caso del ministro dell’economia Pietro Carlo Padoan il quale, lo ricordo bene perché l’ho anche scritto in un mio documento precedente, aveva esordito dicendo: “occorrerà spostare la tassazione sui consumi e sui patrimoni” e invece oggi si vede benissimo che ha messo completamente da parte quelle sue dichiarazioni ed idee, molto probabilmente perché “il capo” gli ha chiarito che lui la pensa diversamente.

Ed ora credo che sia sulla questione F35 dove abbiamo assistito alle contrastanti dichiarazioni di Roberta Pinotti che è passata in pochissimo tempo dal dimezzamento dell’acquisto, al mantenimento completo dello stesso, sia sulla questione prepensionamenti dei professori proposti da Maria Anna Madia in contrasto con quanto dice invece Stefania Giannini, deciderà LUI e anche se non lo sapremo, indicherà chiaramente alle giovani ministre cosa fare.

E così anche sulla questione della modificazione del SENATO, basta sentire le dichiarazioni di Renzi in risposta alle “resistenze di Pietro Grasso” che parla di “rischi democratici”.

Tutto queste cose, che in molti potrebbero definire poco democratiche, saranno risolte forse rapidamente dal modo di agire di Renzi il quale, dopo aver dichiarato apertamente che o riesce a mettere in atto quello che ha nella testa, oppure riterrà FINITA la sua carriera politica, non ha nessuna intenzione di fallire.

Bene. Questo modo di fare, molto dittatoriale, è proprio ciò che sta facendo crescere la fiducia in lui, e ciò dimostra quanto ho detto prima e cioè che il desiderio di “un po’ di dittatura” è molto diffuso tra la cittadinanza.

Che il suo atteggiamento sia dittatoriale è dimostrato anche dal fatto che segue le sue idee senza consentire a nessuno di contrastarle, anche se chi dissente fa parte del SUO PARTITO.

E questa ultima osservazione gli sta facendo guadagnare la fiducia anche di molti cittadini non di sinistra.

Dunque, quello che ci meritiamo e forse anche quello che desideravamo da un po’ di tempo, sembra sia arrivato; non è arrivato né dalla destra e nemmeno dalla sinistra, ma da un singolo uomo, giovane fuori, ma che sembra essere dotato dell’esperienza che altri di maggiore età non hanno.

Il suo team è costituito per la maggior parte da giovani come lui o meno di lui e forse non all’altezza del compito (a me molti di essi sembrano dei bambini destinati improvvisamente a risolvere problemi molto più grandi di loro), ma questo in fondo gli renderà più facile il compito che si è assunto, perché farà meno fatica a indirizzarli secondo i suoi voleri.

E’ un fatto positivo questo avvenimento? Secondo me sì, il gradimento tra i cittadini c’è e la forza di convincimento del premier darà certamente qualche frutto; e se come molti hanno osservato, anche “questa cura” dovesse fallire, potremo tranquillamente dire che, avendole provate tutte, per questo sventurato Paese non ci sono più speranze.

Franco Fellicò


giovedì 13 marzo 2014

Quote rosa e parità di genere


Ecco i due nuovi termini appositamente coniati dai nostri ministri. Anzi dalle nostre MINISTRE!

Chi scrive queste note è un uomo che non si dichiara maschilista, ma che ovviamente ha un minimo di fierezza per essere uomo, così come giustamente ogni donna è orgogliosa del suo essere donna.

Io ritengo che sia gli uomini che le donne, se dotati di un minimo di intelligenza, devono essere capaci di fare un ragionamento oggettivo prima d schierarsi da una parte o dall’altra.

E’ noto che alla nutrita schiera di donne che già sono al Governo, piuttosto che pensare a nuove proposte indirizzate alla soluzione dei numerosi e gravi problemi del Paese, è apparso MOLTO PIU’ IMPORTANTE introdurne uno nuovo e cioè la necessità di promulgare una legge che rendesse OBBLIGATORIA la presenza nella politica di una quantità di donne proporzionale a quelle presenti nel Paese.

La presidente della Camera Boldrini, ha infatti sfacciatamente affermato che le donna del Paese sono il 50% e DUNQUE non consentire che una stessa percentuale di chi le rappresenta sia costituita da donne, NON E’ DEMOCRATICO; lo ha detto dimenticando cha a tutt’oggi però non esiste NESSUN LlMITE che vieti nè il raggiungimento nè il superamento di una percentuale.

La Boldrini ritiente GIUSTA e DEMOCRATICA la richiesta e quindi ammette che se per assurdo non ci fossero abbastanza donne competenti e/o desiderose di entrare in politica, per raggiungere il numero che lei dice corretto pur di rispettare la regola, si potrebbe dover ricorrere anche ad utlizzare delle figure incompetenti; e dice anche per conseguenza che ove mai le donne competenti dovessero essere in numero maggiore, l’eventuale superamento del 50% di presenze femminili dovrebbe essere vietato.

La Boldrini, e tutte coloro che si sono vestite di bianco per affermare quanto fosse necessaria questa regola, non hanno proprio pensato che quello che conta veramente, in un mondo come il nostro dove ormai la parità tra i sessi è già abbondantemente riconosciuta, è la CAPACITA’ e la COMPETENZA, doti che possono essere trovate in diversa misura negli individui sia che fossero uomini che donne.

Io invece penso che se dovesse accadere che i migliori cervelli si ritrovino in un certo numero di donne tale che porti al Governo non il 50 ma l’80% di quel sesso, non per questo bisognerebbe ricorrere a degli uomini meno capaci, soltanto per mantenere il rapporto del 50% tra i sessi.

Un’altra considerazione voglio fare: se si vuol rincorrere questa cosiddetta parità di genere, mi domando come ma la Boldrini non ha anche affermato che una sia pur minima presenza di GAY dovrebbe per giustizia essere resa anch’essa OBBLIGATORIA; ed ancora: come mai non si decide che i rappresentanti del popolo non debbano essere il 50% di età inferiore ai 45 anni e il 50% di età superiore? O anche il 50% più alti di 1,60 e il 50% più bassi? E si potrebbe continuare con esempi simili.

A me pare anche che questa assurda richiesta può essere motivata solo da un desiderio corporativo di acquisire potere e noto anche che senza volerlo la Boldrini e le sue colleghe si sono considerate INFERIORI e invece di dimostrare il contrario, mostrando la loro capacità di pensare, hanno preferito pretendere una parità numerica che ritengono di NON POTER AVERE DIVERSAMENTE.

Infine non posso dirlo con certezza, ma ho l’impressione che quelle stesse donne che hanno portato avanti la richiesta delle quote rosa, si sono dichiarate contrarie alle PREFERENZE, dimostrando nuovamente di voler raggiungere il potere per LEGGE e non facendosi apprezzare per CAPACITA’ dagli elettori.

Io da uomo NON MASCHILSTA ma neanche FEMMINISTA, spero che la bocciatura ricevuta sia stata motivata dalle mie stesse considerazioni, e spero anche che le pretendenti alla parità di genere evitino di ripresentare questa stupida richiesta, dimostrando così di aver capito che NON CON I NUMERI si va al potere, ma piuttosto dimostrando le proprie capacità.

Se si hanno le capacità infatti si è scelti già da tempo indipendentemente dal sesso e la prova è lampante visto quante sono le appartenenti al “gentil sesso” che sono oggi tra i governanti; il mio augurio è che, sempre a patto che ci sia la competenza necessaria, il numero possa anche aumentare e senza alcun limite legato a percentuali, mentre ovviamente non accetterò mai di contribuire a portare al Governo donne o uomini incompetenti sulla base della PARITA’ DI GENERE.


Franco Fellicò

domenica 23 febbraio 2014

IL NUOVO MINISTRO DELL’ECONOMIA


E così dopo aver tanto atteso, il ministro dell’economia è finalmente arrivato! Si chiama PIER CARLO PADOAN e come al solito è stato già soprannominato SuperMinistro.

Io speravo ancora che questa fosse la volta buona, ma a giudicare dalle sue prime parole riportate dai giornalisti, direi che ancora una volta per non smentirsi i “capoccioni” preferiscono percorrere la strada opposta a quella più ovvia.

Quello che mi ha infatti subito impressionato è stata una sua frase gettata lì: “Bisogna spostare la tassazione sui CONSUMI e sui PATRIMONI”.

Se così è effettivamente, a nulla è valsa la richiesta di Alfano di scegliere un ministro che non fosse “affezionato alle tasse e alla patrimoniale”!

Ho ascoltato qualche giorno fa le proteste di un imprenditore che affermava quanto fosse anticostituzionale il comportamento del fisco, visto che si basa non, come indicato dalla Costituzione, sulla CAPACITA’ CONTRIBUTIVA DI CIASCUN CITTADINO, ma sulle necessità che di volta in volta lo Stato ritiene di dover soddisfare.

La protesta dell’imprenditore ha richiamato alla mia mente quello che ho spesso affermato e cioè che lo Stato NON PUO’ reperire i suoi introiti basandosi sulle SUE NECESSITA’ (che oltre tutto sono spessissimo inutili), perché in questo modo rischia di far fallire tutta la cittadinanza in nome di quelle COPERTURE che ritiene di dover sempre trovare.

Se in ciascuna nostra famiglia agissimo in quel modo, in caso di ristrettezze economiche potremmo anche decidere di ANDARE A RUBARE pur di mantenere in essere non solo quanto occorre per vivere, ma anche ogni altra esigenza non necessaria; e invece le famiglie oneste, basano giustamente il loro tenore di vita sulle disponibilità economiche a disposizione.

Lo Stato viceversa, utilizza un metodo diverso: fissa le spese necessarie (considerando tali anche quelle inutili) e riversa i costi sulla cittadinanza curando almeno apparentemente di distribuirla in maniera tale da colpire meno le categorie meno abbienti; non importa se alla fine TUTTI risultano tartassati fino all’inverosimile, perché se i soldi SERVONO, qualcuno dovrà comunque versarli!

Ciò provoca naturalmente delle reazioni che vanno dalla chiusura delle aziende, ai suicidi dei titolari e dall’aumento dell’evasione allo spostamento delle poche industrie rimanenti, in altri paesi.

Io penso invece che, così come ogni famiglia onesta fa, la tassazione dovrebbe essere riportata a essere quella ACCETTABLE e come dice la Costituzione, essere funzione della  capacità contributiva di ciascuno; e poi, al modo di come fanno le famiglie oneste, il risultato dei proventi così ottenuti dovrebbe essere distribuito al meglio per far fronte a quei servizi sociali che la cifra disponibile consente di soddisfare.

Insomma occorrerebbe un modo diverso di ragionare, che sarebbe prima di tutto più etico e che non rischierebbe di peggiorare sempre più la vita di noi tutti.

Bisognerebbe utilizzare al meglio ciò che ETICAMENTE si può pretendere dai cittadini, piuttosto che fissare prima le spese e poi cercare le coperture traducendole automaticamente in maggiore pressione fiscale.

Ma analizziamo meglio le prime parole del nuovo ministro:

SPOSTARE LA TASSAZIONE SUI CONSUMI significa comprimere i consumi stessi; spesso si fanno delle tassazioni al solo scopo di disincentivare qualcosa e aumentare la tassazione sui consumi significa aumentare ancora le aliquote IVA e/o le accise sui carburanti ed equivale quindi proprio a disincentivare i consumi. Ed io mi domando, come si può pensare di ottenere una crescita del Paese se prima di tutto si colpisce chi pensa di consumare? Come si può pensare che le imprese potranno riprendersi solo con qualche beneficio fiscale, visto che le loro produzioni sarebbero poi invendibili a causa della riduzione dei consumi?

SPOSTARE LA TASSAZIONE SUI PATRIMONI è anch’essa una scelta certamente poco intelligente; essa infatti disincentiverebbe anche il risparmio e sarebbe ingiusta e per niente etica; non si può infatti non considerare che chi ha un patrimonio (e parlo di chi lo ha accumulato onestamente) lo ha perché si è comportato da FORMICA e ha preferito non scialacquare i SUOI SOLDI, ma ha utilizzato dei sui guadagni ONESTI ciò che l’abbondante tassazione gli ha lasciato, in un modo a lui gradito; tassarlo ancora una volta significa punirlo per aver utilizzato liberamente quel poco che il fisco gli aveva consentito di avere; diverso naturalmente è se lo Stato confiscasse addirittura i beni acquistati con soldi sporchi o con quelli evasi al fisco.

Dunque mi sono bastati pochi minuti per perdere tutta la fiducia in chi sostituendo Saccomanni poteva iniziare il suo lavoro con un metodo diverso che fosse anche in linea con quanto il Governo Renzi ha promesso di fare e cioè di CAMBIARE MUSICA.

Ma allora non sarebbe stato meglio trovare un ministro che fosse meno tecnico e anche meno politico, ma dotato soltanto di maggiore logica?

Spero di sbagliarmi, ma presto potremo giudicare!

Franco Fellicò