lunedì 16 dicembre 2013

Le prese per i ...fondelli di chi ci governa (nr. 1)


Ho deciso di aprire una “rubrica” con questo nome, dove riporterò tutte le “prese per i fondelli” che siamo costretti a subire dai nostri governanti.

Ho deciso di numerare le varie prese per i fondelli, sicuro che nel tempo ne potrò illustrare un buon numero.

Si tratta di una tecnica comunissima tra i politici, che essi considerano importante saper usare, pena il non poter proprio far parte della casta a cui appartengono.

La tecnica prevede la ricerca di metodi atti a far credere alla cittadinanza di aver risolto un problema, non eliminandolo effettivamente, ma trasformandolo in maniera tale da poter “far apparire” l'azione come effettivamente la soluzione definitiva, ma curando contemporaneamente di far sì che la trasformazione porti un ulteriore beneficio alle casse dello Stato, senza che i cittadini se ne accorgano.

Naturalmente, agiscono pensando di avere a che fare con degli sprovveduti che è facile imbrogliare, e con ciò offendono ulteriormente i loro “sudditi” proprio per la sfrontatezza con cui pretendono di imbrogliarli.

Oggi parlerò dell'IMU e della grande pubblicità che il Governo ha fatto per mesi e mesi, dicendo che l'avrebbe eliminata per la prima casa, ma che poi invece è stata solo sospesa prima e poi eliminata, ma solo per il 2013, in cambio però dell'attivazione di nuove tasse atte a sostituirla che avevano altri nomi e che poi sono state conglobate insieme per giungere finalmente (e non sappiamo se la cosa è ormai definitiva o se presto cambierà ancora) ad una nuova imposta che al momento si chiama IUC.

Naturalmente la nuova tassa è stata creata in modo da coprire interamente le necessità dei Comuni e quindi in maniera tale da sostituire il gettito dell'IMU che hanno fatto finta di eliminare; ovviamente hanno anche detto che la nuova tassa sarà più bassa dell'IMU, ma per dimostrarlo hanno fatto riferimento a qualche caso particolare in cui questo è effettivamente vero, trascurando invece la verità per la stragrande maggioranza dei casi.

Ma non basta; hanno detto che avrebbero rimborsato ai Comuni che avevano aumentato l'aliquota di solo una parte dell'aumento, per cui detti Comuni si sono sentiti in dovere di pretendere dai cittadini la cosiddetta MINI IMU da corrispondere non si sa ancora se entro il 15 o il 24 di gennaio prossimo.

Poi come se tutto questo non bastasse, Saccomanni ha avvertito che l'IMU è stata eliminata per il 2013, ma che negli anni successivi dovrà essere comunque ripristinata in qualche modo, perchè in tutti gli altri Paesi questa imposta esiste.

Quindi, noi italiani, che forse siamo speciali, dovremo nel futuro non solo pagare la IUC, ma anche una qualche IMU ancora da venire.

Bel risultato vero? Io credo che se esistesse l'Oscar o il premio Nobel per queste belle trovate, Saccomanni verrebbe sicuramente premiato per questa sua grande capacità e sulla targa gli scriverebbero:

Per essere riuscito a imbrogliare milioni di italiani senza che nessuno se ne accorgesse, facendo credere loro di avere eliminata una tassa ed essere riuscito comtemporaneamente ad elevare, sempre senza che nessuno se ne accorgesse, gli introiti per l'erario.”

Che ve ne pare? 

Franco Fellicò

sabato 17 agosto 2013

Non riesco a capire!



Non si cambia l'auto: PER RISPARMIARE
Non si acquistano più case: PER RISPARMIARE
Non si va più a cena fuori: PER RISPARMIARE
Si riducono fortemente le vacanze: PER RISPARMIARE
Si comprano abiti e calzature solo in saldi: PER RISPARMIARE
Si usa molto meno l’auto: PER RISPARMIARE
Si mangia meno carne e pesce: PER RISPARMIARE
Si compra anche meno verdura: PER RISPARMIARE

.  .  .  .  .  .  .  . e ancora, ancora . . . .

Una sola spesa non si riesce ad evitare o almeno a ridurre: PER RISPARMIARE

Essa anzi aumenta sempre, tanto che sembra essere più importante perfino dei beni di prima necessità!

E’ la spesa derivante dalla TASSAZIONE.

Chi ci governa è CONVINTO che le famiglie e i cittadini tutti non possano RISPARMIARE anche mediante una riduzione delle tasse; secondo loro bisogna morire di fame, prima che la pressione fiscale venga allentata.

Si, è vero, se si acquista meno, si pagano meno tasse (quelle indirette) e allora che si fa? Si aumentano le aliquote IVA, le accise sui carburanti, il canone Rai, le tasse sull’energia, e così via, perché mentre tutti noi, come singoli privati RISPARMIAMO su TUTTO, lo Stato invece non può farlo e insiste per mantenere tutte le sue spese, gravando su tutti noi per non cambiare il suo tenore di vita.

Poi, non potendo riuscire ugualmente a MANTENERE gli introiti (di risparmiare non se ne parla nemmeno), tassa le proprietà, cioè quei beni che non producono ricchezza, ma se mai, sono frutto di spese.

Non importa se le proprietà siano state pagate con moneta NETTISSIMA (quindi già tassata abbondantemente); non importa che spesso molto più della metà di essa è ancora da pagare perché gravata da un mutuo (ovviamente tassato anch’esso); non importa se l’unica possibilità che ha il malcapitato per liberarsi dal balzello è di SVENDERE il suo bene, ormai abbondantemente svalutato proprio per l’intervento dello Stato.

Se l’azione è giusta ed etica non conta, l’importante è mantenere gli introiti o meglio, aumentarli a dispetto della crisi in atto.

Insomma, sembra che “come ti muovi ti fulmino” e l’UNICA spesa impossibile da evitare o almeno da ridurre, sia la TASSAZIONE.

Eppure basterebbe una LEGGINA semplicissima che dicesse semplicemente: “dal prossimo mese ogni tassa è ridotta del 50%”.

E le spese dello Stato? Molto semplice (si riducono inizialmente anch’esse tutte linearmente del 50%).

Poi una piccola postilla alla LEGGINA potrebbe essere:

“dopo tre mesi dall’entrata in vigore della nuova legge, si esamineranno gli introiti dell’erario con il nuovo regime fiscale, si valuterà la percentuale di riduzione degli introiti (o di aumento, cosa non impossibile anche con una tassazione ridotta, a causa del sicuro aumento dei consumi) e la percentuale di riduzione (o aumento) sarà applicata linearmente ai servizi forniti dallo Stato modificando quella riduzione iniziale del 50%.”

Ora non storcete il naso, non dite che tutto questo è impossibile, e pensate che la GRECIA, quindi un Paese ben più malandato del nostro, ha appena deciso di ridurre l’IVA dal 23 al 13%.

Sono pazzi come me? O i risultati attesi sono un’inversione di tendenza della crisi?

Franco Fellicò 

venerdì 5 luglio 2013

COME RISOLVERE LA CRISI? COME INVERTIRE TANTI TREND NEGATIVI? E’ PROPRIO IMPOSSIBILE RIUSCIRCI?



Probabilmente qualcuno dirà che questa esposizione è troppo “lunga” e allora invito costoro a provare ad esprimere tutte le considerazione che troverà qui in uno scritto più breve (magari nei 140 caratteri ammessi da Twitter).

A proposito di Twitter dirò che è proprio questa costrizione che non mi ci ha mai fatto appassionare; infatti non mi sembra giusto che anche quando si è dotati di una minima capacità di ragionamento, ci si debba obbligare a “cinguettare”.

Quindi poiché questo documento vuol essere un invito a valutare alcuni ragionamenti, dopo questa premessa, se chi mi legge si lascia spaventare dalla sua dimensione, vada pure ad ascoltare i cinguettii di Twitter.

Detto questo, probabilmente ora siamo rimasti in pochi, ma ciò mi conforta perché posso pensare che chi è ancora qui, è disposto se non ad approfondire, almeno a seguire il mio ragionamento.

Posso quindi ora dire che intendo parlare della situazione critica in cui si trova in particolare il nostro Paese e dei tentativi sempre più infruttuosi di chi ci governa per trovare le necessarie soluzioni.

Sappiamo tutti che i problemi principali sono, la disoccupazione, la recessione, la povertà sempre maggiore e la tassazione.

Se ci pensate bene però non si tratta di problemi diversi, ma soltanto di aspetti diversi di un unico problema; ciascuno di essi dipende dagli altri e ciò fa sì che non si possano affrontare separatamente neanche partendo da quello che si ritiene essere il più grave.

Non si può pensare quindi di affrontare la disoccupazione creando lavoro, perché il lavoro non si crea; infatti lavoro implica produzione e produzione implica mercato.

Non si possono tassare ulteriormente i cittadini perché essendo giunti ormai ad una pressione fiscale  che supera il 50% non si può ancora pensare che ci siano margini per farlo, ma anche perché l’esigua parte di danaro che rimane nelle tasche dei contribuenti non consente più di consumare alcunché con la conseguenza di rendere sempre più inutile la produzione di beni.

Dunque il lavoro non si crea, ma lo si può solo incentivare; ma quale azienda assumerà lavoratori anche se sollevato per qualche anno dai prelievi fiscali, sapendo per certo che non riuscirà a vendere ciò che produce?

Intanto, il fatto che il problema sia unico dovrebbe confortarci, perché evidentemente si tratta di trovare un unico intervento o un unico insieme di interventi che consentano di invertire tutti gli andamenti negativi.

E allora bisognerebbe capire che il lavoro manca semplicemente perché le aziende chiudono, ma anche che le aziende chiudono non tanto perché il costo del lavoro è alto, ma piuttosto perché niente può essere prodotto se non per essere immediatamente venduto, e poiché il mercato interno è ormai ridotto al lumicino, mentre per quello internazionale non siamo competitivi, è inutile produrre ciò che nessuno acquisterà mai.

Dunque gli incentivi fiscali non servono a niente, a meno che non si possa fare in modo anche di far riprendere i consumi, e per farli riprendere l’unico modo è di lasciare nelle tasche dei contribuenti una maggiore quantità di denaro.

Questo lo si sa benissimo, le tasse comprimono i consumi tanto è vero che spesso per arginare certi consumi il Governo li ha tassati proprio con lo scopo di farli ridurre; come si può pensare quindi che quegli stessi governanti non siano consci che la tassazione (specie quella al 50% e più) è la fonte primaria della contrazione dei consumi?  E anche che l’aumento di un altro punto dell’IVA servirebbe proprio a ridurli ulteriormente? 

Dunque il risultato di tutto questo è che le aziende chiudono inesorabilmente, ma quando chiudono un’importante danno ricade proprio sullo Stato perché i suoi introiti diminuiscono mentre le sue spese aumentano; infatti l’erario incassa meno tasse dalle aziende chiuse e dai lavoratori ormai a casa e spende più soldi per sostenere i disoccupati; in più la povertà aumenta, il danaro disponibile per gli acquisti diminuisce ulteriormente e il mercato si contrae con nuove possibili chiusure di aziende.  E’ una reazione a catena che è difficile bloccare!
  
Ovviamente sostituire gli introiti perduti e i maggiori bisogni rivenienti dalla necessità di sostenere un maggior numero di disoccupati con altra tassazione (che necessariamente si scaricherebbe su un numero sempre minore di possibili contribuenti), non fa altro che peggiorare la situazione provocando la chiusura anche delle aziende superstiti e il passaggio tra i disoccupati di altri lavoratori.

Tirando le somme, anche un bambino si renderebbe conto che la PRIMA cosa da fare per invertire TUTTI questi andamenti negativi, sarebbe LASCIARE PIU’ SOLDI nelle tasche dei contribuenti, e non soltanto delle aziende, ma di TUTTI: aziende e cittadini! 

Eccolo quindi il vero problema; ormai non c’è più niente da tassare e non esiste più denaro tra i cittadini che possa essere utilizzato né a sostenere chi il lavoro non lo ha, né a ridurre la pressione fiscale alle aziende superstiti.

Ma qualcuno potrà dire: come lo Stato può mantenere in essere tutti i servizi che nel tempo sono stati creati per un buon funzionamento dell’intera nazione e per un minimo di welfare, pur introitando meno tasse?

La risposta a questa domanda la si può avere seguendo un altro ragionamento che riporto qui di seguito.

Finora, i Governi si sono considerati SERI quando hanno asserito che non è possibile mai togliere una tassa o rinunziare ad aggiungerne un’altra se non si trova la cosiddetta “copertura”.

Questo significa che un governo SERIO prima di rinunziare ad un introito deve trovare il modo di sostituirlo con un altro; è ovvio quindi che non potendo fabbricare denaro dal nulla, i governanti altro non fanno che spostare i prelievi, ma non li possono mai evitare; ed invece nella prima parte di questo documento mi pare di aver proprio dimostrato che per avere un risultato, i prelievi non dovrebbero essere spostati, ma EVITATI. 

In più poichè le esigenze aumentano (più disoccupazione = minori entrate e maggiori uscite) le tasse dovrebbero anche essere aumentate.

Tutto questo significa chiaramente che per ridurre veramente la pressione fiscale occorrerebbe poterlo fare anche in mancanza di copertura. E allora supponiamo di farlo ugualmente e vediamo quindi cosa succederebbe in questo caso.

Per chiarire come ciò può essere fatto senza tema di essere considerato “poco serio” utilizzerò come esempio quello che può avvenire all’interno di una famiglia onesta quando per un motivo qualunque si dovesse verificare una riduzione sensibile degli introiti.

Quello che il capo famiglia farebbe in tale eventualità, sarebbe di ridurre le spese, ovviamente partendo da quelle voluttuarie, ma se necessario intaccando anche quelle indispensabili, fino a giungere ad utilizzare i pochi proventi rimasti per le sole spese necessarie alla sopravvivenza. Certamente, se è veramente un uomo onesto, non manderebbe i figli a rubare pur di continuare a mantenere il precedente tenore di vita. 

Ebbene uno Stato onesto dovrebbe fare allo stesso modo, ed invece quando cerca una “copertura” per evitare una nuova tassazione o per mantenerne una vecchia o per far fronte ad una nuova esigenza e come se decidesse di rubare pur di non adeguare le spese alle disponibilità.

Nel tempo, la vita sociale ci ha regalato tante belle cose: sanità, scuola, servizi sociali, ordine pubblico, giustizia e tante ma tante cose che CI SEMBRANO ora indispensabili e che sono anche effettivamente utili, ma in un momento di crisi come quello attuale, quando come in una famiglia bisogna stringere la cinghia, occorre capire che queste conquiste non possono rimanere tali a meno di non agire in maniera disonesta andando a rubare nei portafogli sempre più vuoti dei cittadini.

Quando si dice che abbiamo finora vissuto al di sopra delle nostre possibilità e che dobbiamo rivedere il nostro modo di vivere, non significa che questo vale soltanto per i privati cittadini, ma anche e soprattutto per i servizi pubblici e che quindi non possiamo più pretendere che in ogni occasione lo Stato mantenga in essere tutti i servizi che siamo stati capaci di inventare nel tempo; senza contare poi che moltissimi di essi sono addirittura superflui.

Ovviamente bisognerebbe partire, come in una famiglia in difficoltà, eliminando i servizi meno importanti, ma comunque se non bastasse, dovremmo intervenire anche su quelli più importanti, fino a giungere se necessario a riadeguare anche quelli che si possono definire quasi indispensabili.

Ma per evitare di considerare tutto indispensabile bisognerebbe ragionare in un modo completamente diverso e invece di partire dalle esigenze (che oltre tutto si è abituati a considerare sempre tutte indispensabili) bisognerebbe partire dalle disponibilità.

Cosa intendo dire? Intendo dire che sarebbe possibile, se lo si volesse veramente, evitare di dover trovare le “coperture”, semplicemente distribuendo quello di cui si dispone (senza ovviamente andare a rubare) nel più equo modo possibile tra le varie esigenze, stando ovviamente attenti a valutare quali sono quelle più importanti.

Ci sono delle correnti di pensiero, quello comunista in particolare, che ritengono che piuttosto che creare ricchezze bisogna distribuire equamente quello di cui si dispone; io non la penso in questo modo ma fin quando non si riesce a disporre di nuove ricchezze mi sembra ovvio che ci si debba accontentare di distribuire quelle poche di cui si dispone; soltanto che a me sembra che i comunisti ritengono soltanto di dover togliere a chi ha di più per dare a chi ha di meno senza guardare se chi ha di più è una formica e chi a di meno è una cicala, ma non anche di ridurre i servizi a tutti, quando la ricchezza di cui si dispone risulta insufficiente.

Intanto osservo che tutti parlano di CAMBIAMENTO, ma poi si ragiona sempre allo stesso modo e quindi non si cambia assolutamente niente; invece un vero cambiamento potrebbe essere proprio questo: “distribuire le disponibilità tra le esigenze e non cercare le disponibilità per mantenere in essere TUTTE le esigenze”.

Bisognerebbe quindi partire da una tassazione ONESTA, tale da dar respiro a TUTTI i contribuenti; una congrua RIDUZIONE dell’IVA, una forte riduzione delle accise sui carburanti, una riduzione degli scaglioni dell’IRPEF e poi anche una detassazione duratura alle imprese indipendentemente dalle assunzioni, perché se le imprese producono e guadagnano, assumono certamente di propria iniziativa.

Se la forte tassazione, come tutti ormai riconoscono, è fonte di chiusura di aziende, di stagnazione del mercato e d’impoverimento generale, una forte riduzione della pressione fiscale invertirebbe chiaramente questo trend e sia il mercato che il lavoro rinascerebbe; e di conseguenza la disoccupazione diminuirebbe fino ad azzerarsi.

E come coprire le spese per le esigenze dello Stato?  Certo, a causa della riduzione degli introiti, specie inizialmente, le disponibilità economiche dello Stato sarebbero minori delle attuali, ma poiché come si è già detto chi è onesto, in tempo di crisi deve ridurre le spese adeguandole alla disponibilità, anche lo Stato dovrebbe agire così e decidere non più di assegnare a ciascun servizio delle cifre in valore assoluto, ma di farlo in una percentuale degli introiti proporzionale all’importanza del servizio, decidendo in questo modo quanto a ciascuno va assegnato.

Ad esempio alla sanità potrebbe essere attribuito il 20% degli introiti dell’erario, alla scuola il 10% di quell’introito e così via per i vari servizi fino a giungere ad utilizzare tutto o quasi tutto si ha disponibile.

Ovviamente potrebbe essere lasciata una piccola percentuale da parte (ad esempio un 10% del tutto) così come farebbe ogni buon padre di famiglia per utilizzarlo nel caso d’imprevisti; fermo restando che se detta parte non dovesse essere utilizzata nell’anno, venga aggiunta agli introiti dell’anno successivo.

Questo sistema consentirebbe di adeguare automaticamente la sovvenzione ricevuta da ciascun servizio pubblico a quanto disponibile anno per anno e in questo modo si avrebbe il vantaggio di migliorare i vari servizi man mano che gli introiti aumentano (e prevedibilmente essi aumenteranno se il mercato ricomincerà a muoversi e le aziende ricominceranno a riaprire); e non ci sarà neanche il bisogno di preparare una finanziaria ogni anno per coprire vecchie e nuove esigenze.

L’unica possibilità del Governo sarebbe quella di rivedere di tanto in tanto le percentuali utilizzate per i vari servizi, togliendo qualcosa a qualcuno in favore di qualche altro, ma sempre distribuendo percentuali di disponibilità.

Ho tralasciato tutti i possibili discorsi sull’evasione fiscale per due motivi: sia perché non esiste una genialata con la quale risolvere questo problema dall’oggi al domani, sia perché si può ritenere che buona parte dell’evasione è stata provocata proprio dalla eccessiva pressione fiscale e poi è dilagata quando ci si è accorti con quanta facilità si può evadere.

La lotta all’evasione va fatta certamente, ma i frutti che ne derivano giorno dopo giorno non sono sufficienti a coprire le necessità e quindi non sono da soli una soluzione praticabile.

Viceversa agendo secondo la mia proposta, tutti i proventi che si riuscissero a realizzare dalla scoperta delle evasioni servirebbero a far crescere le disponibilità dell’erario con conseguente beneficio per ciascun servizio che se ne avvantaggerebbe proporzionatamente alla propria importanza.

Come risultato la qualità dei servizi sarebbe sempre proporzionato al gettito, non ci sarebbe mai necessità di tartassare ulteriormente i contribuenti e i servizi forniti alla cittadinanza migliorerebbero o peggiorerebbero automaticamente proprio secondo le disponibilità.

La “spendig review” è stata un timido tentativo di ridurre le spese, ma si è rivolto solo verso quelle considerate non importanti; questo va benissimo, ma se come si è visto i risultati sono stati miseri, allora o si è considerato tutto indispensabile, oppure vuol dire che avremmo dovuto agire purtroppo anche sui servizi più importanti.

Ovviamente ai servizi superflui si può sempre attribuire una percentuale di sovvenzione dello 0% con il che si aboliscono totalmente.
 
Ma ci sarà mai qualcuno disposto a delle scelte così traumatiche? Forse sarà proprio la semplicità dell’idea a non consentirne la realizzazione, perché le menti dei politici sembra vogliano sguazzare nelle cose complesse e rifuggono dalle soluzioni semplici; le loro capacità si esprimono al meglio se riescono a complicare anche le cose semplici che naturalmente affrontano e credono di risolvere con regole sempre più complesse tali solo da rendere più facile ai furbi italiani il loro aggiramento.

Un’ultima considerazione voglio fare che a mio avviso potrà contribuire a rendere più valida la mia proposta; ho sempre asserito che provando ad agire in maniera completamente opposta a quella adottata dai nostri governanti, si potrebbero raggiungere meglio gli obiettivi perseguiti; ho spesso verificato quanto sia vera quest’affermazione e anche in questo caso la mia proposta dimostra che un’azione OPPOSTA a quella verso cui si orienta il Governo può meglio risolvere il problema.  

Ora che ho finito, mi aspetto anche un contraddittorio, ma per favore fate in modo che sia costruttivo, non limitatevi a spiegare perché quest’approccio è difficile da attuare, non elencate i mille motivi per cui un cambiamento simile non si può fare; ma piuttosto proponete una soluzione diversa e se proprio non l’avete, al limite concordate con quello che sta facendo il Governo, ma dimostratemi che i miei ragionamenti sono sbagliati; viceversa aiutatemi a migliorare l’idea.

Franco Fellicò


domenica 28 aprile 2013

Amore per la PATRIA o per il PARTITO?



E' una domanda che sempre più spesso mi faccio. E nel tentativo di rispondermi voglio fare alcune riflessioni sulla base di frasi pronunciate da politici che potrebbero aiutarci a capire.

Questo perchè non abbiamo FATTI da esaminare per darci una risposta, e dobbiamo accontentarci delle dichiarazioni ascoltate alla TV o lette sui giornali.

Riporterò quindi le frasi e le dichiarazioni di politici, di giornalisti o di chiunque altro, che potrebbero dare supporto alla ricerca della “verità”.

Ma prima di fare ciò voglio ricordare alcuni fatti importanti semplificando al massimo il mio discorso.

Come in tutti i Paesi del mondo, anche in Italia si è assodato che il vivere civile impone assolutamente la presenza di un Governo che si occupi di legiferare con l’obiettivo di rendere giusta e ordinata la vita dei cittadini.

Con questo obiettivo siamo passati dalla dittatura, alla monarchia e infine alla repubblica. Il medesimo obiettivo (il bene della Nazione) è stato sempre in TEORIA sia quello del dittatore, sia del monarca sia del parlamento.

Ma con l’avvento della repubblica, nel tentativo di migliorare il modo attraverso il quale i cittadini potessero eleggere i propri rappresentanti, si sono formati dei gruppi (i partiti) riuniti da identità di vedute e ai cittadini è stata data la possibilità di votarli, lasciando poi ai partiti stessi il compito di mandare al governo qualcuno dei propri appartenenti.

Nel tempo i partiti sono proliferati, insieme a idee spesso anche poco diverse tra loro; e si sono in particolare formati due grossi BLOCCHI chiamati di DESTRA e di SINISTRA con idee abbastanza diverse tra loro. E’ da sottolineare però anche che all’interno dei partiti stessi si sono create correnti diverse che in qualche caso hanno anche provocato e provocano continue scissioni e formazioni di movimenti e poi di nuovi partiti.

Questa premessa era d’obbligo e dovrebbe servire a sottolineare quello che è avvenuto nel tempo mostrando come pian piano i partiti si sono via via trasformati in una sorta di SETTE che sembrano sempre più interessate alla propria sopravvivenza che al bene del Paese e che sono quindi fortemente impegnate nel tentativo di prevalere sugli altri.

Questo atteggiamento, non è soltanto degli appartenenti a quelle che da ora in poi chiamerò SETTE, ma si è propagato anche a molta parte dei cittadini stessi i quali simpatizzando  per  una delle sette, non pensano ad altro che al progredire della stessa, dimenticando l’obiettivo primario che dovrebbe essere invece il bene della Nazione.

Si spiega così l’esistenza di una grande quantità di politici ma anche di cittadini che NON GIUSTIFICANO ASSOLUTAMENTE la formazione di un Governo che riunisca insieme diverse forze politiche.

Sembra proprio che tutti costoro preferirebbero veder collassare la Nazione piuttosto che rischiare di non raggiungere il primato del comando.

A mio avviso chi ragiona in questo modo dovrebbe provare a rivedere un po’ la sua posizione riflettendo un po’ di più su quello che fa e che dice ed evitando di farsi abbindolare dagli atteggiamenti dei rappresentanti delle SETTE.

Ma se qualcuno dovesse non condividere quello che finora ho affermato voglio riportare alcune affermazioni fatte da alcuni importanti appartenenti alle SETTE, in modo da convincerli che quanto ho detto è proprio realtà.

 Il giorno 2 marzo 2012 scrissi un articolo sul mio BLOG stigmatizando una frase sentita alla TV pronunciata da Quagliarello (della setta PDL) che disse:

Il governo deve essere eletto dalla cittadinanza, ma ora siamo in un periodo di emergenza e quindi i partiti devono mettere da parte i loro interessi e devono pensare agli interessi dell’Italia”.
  
Questa frase dimostra come l’interesse per l’Italia fosse secondo lui esclusivamente temporanea e tanto necessaria da dover “sospendere” PER UN PO’ l’attenzione all’interesse per la proprio setta.

Ma in momenti più recenti posso riportare la frase di Rosy Bindi (della setta PD) che quando si vociferava sulla possibilità che il nuovo Governo fosse presieduto da Enrico Letta, diceva: “Enrico Letta non deve andare al Governo, perché è troppo importante per il partito”; non si è quindi stupidamente accorta di aver così chiaramente affermato che, secondo lei, le migliori menti della sua setta dovevano essere utilizzate per far prevalere la setta stessa e non per il bene della Nazione.

Non più tardi di ieri in una trasmissione politica di LA7 un giornalista di cui non ricordo il nome, criticava la nascita di Governo PD-PDL dicendo semplicemente che se quel tipo di Governo avesse fatto cose buone, il PDL ne avrebbe avuto il merito, mentre un eventuale fallimento sarebbe stato attribuito al PD; dunque il PD non doveva avere nessun interesse a farlo; e quindi ancora una volta veniva mostrato come l’interesse della setta fosse più importante di quello del Paese.

Anche i cittadini ultimi, in buona parte ragionano ormai così e sono proprio certo che se improvvisamente venisse alla ribalta un ipotetico signore, bravissimo, con un curriculum superbo e capace per certo di risolvere tutti o quasi i problemi del Paese, molti dei cittadini a cui alludo, prima di votarlo chiederebbero: “Ma è di DESTRA o di SINISTRA?” e solo dopo aver saputo questo, deciderebbero se votarlo o non.

Io da tempo non la penso più così, tanto è vero che ho auspicato in tempi non sospetti la nascita di un Governo con rappresentanti sia di destra che di sinistra (vedi un ultimo il mio articolo in proposito),  tanto che ho plaudito alla scelta di Enrico Letta pur essendo le mie idee più di Destra che di Sinistra.

Invito quindi tutti i miei amici e anche i miei figli a cambiare un po’ il proprio atteggiamento, accorgendosi in tempo che quell’atteggiamento lo hanno spesso acquisito per la forte azione di quelli delle sette; li invito quindi a continuare a seguire i propri convincimenti politici, ma dando nuovamente un peso preponderante all’obiettivo PRIMARIO piuttosto che agli interessi della propria setta, sacrificandoli  eventualmente se necessario, per il bene della Nazione.

Concludo riportando qui di seguito la formula del giuramento che abbiamo ultimamente ascoltato  da tutti i componenti del nuovo Governo, con la speranza che ciò che hanno proferito li convinca veramente di essere stati chiamati a lavorare per la Nazione e non per adoperarsi per la supremazia della propria SETTA.

Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”.


E aggiungo per tutti quelli che insistono nel considerare inutile il tentativo di formare un Governo di larghe intese, che non è giusto rinunciare ad ogni speranza, ricordando loro anche una delle prime frasi proferite da Papa Francesco: NON LASCIATEVI RUBARE LA SPERANZA!

Franco Fellicò

domenica 7 aprile 2013

La situazione politica italiana post elezioni

E’ passato parecchio tempo senza che mi facessi sentire, e più volte avevo pensato di esporre i miei pensieri a proposito dell’andazzo politico sempre più caotico e sempre più imprevedibile.

Ma ho sempre rimandato in attesa di capire qualcosa di più di quello che stava accadendo; il tempo che ho lasciato passare non mi ha aiutato però ad avere nessuna previsione su quello che c’era da aspettarsi, ma ho potuto, come tutti gli italiani, solo assistere a nuovi fatti peggiorativi della già disastrosa situazione.

Eppure mentre sembra che tutte le parti in causa siano concordi sulla gravità della  situazione, nessuno sembra aver capito che occorrerebbe rivedere i propri atteggiamenti che non solo portano allo stallo, ma anche alla distruzione completa di quanto è rimasto del nostro Paese.

In fondo la situazione è chiara, ormai ci sono tre forze politiche in gioco ciascuna delle quali rappresenta all’incirca un terzo degli elettori, ma poiché nessuna di esse è in grado da sola di formare il Governo, per uscire dallo stallo occorrerebbe o ripetere le elezioni, oppure formare un Governo con l’unione di almeno due delle tre parti.

Siamo costretti a scartare le nuove elezioni sia perché non abbiamo al momento un Presidente della Repubblica che possa sciogliere le Camere, sia perché ritornare al voto con l’attuale legge elettorale probabilmente ricreerebbe una situazione analoga.

In più se anche attendessimo l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica  per andare alle elezioni, possiamo essere sicuri che una nuova legge elettorale non verrebbe MAI varata per un motivo semplicissimo: perché qualunque nuovo sistema avrebbe certamente vantaggi per qualcuno e svantaggi per qualcun altro ed è chiaro e lapalissiano che ciascuna corrente sarebbe sempre e solo disponibile a votare una legge esclusivamente quando ritiene di poter essere da essa avvantaggiata.

E’ questo il motivo per cui finora il Parlamento non è mai riuscito a varare questa legge ed è certo che per questi stessi motivi, non meno importanti per loro oggi, non la vareranno mai.

Una simile legge dovrebbe essere decisa e promulgata da altri soggetti non interessati, magari dal parlamento Europeo, perché anche in questo caso c’è un “conflitto d’interessi” e quindi così come se un leader ha le televisioni non può fare il politico perché altrimenti è influenzato dai suoi interessi, anche in questo caso tutti i politici italiani non possono fare una legge elettorale perché influenzati dai propri interessi.

Ma lasciamo perdere questo mio suggerimento che ovviamente cozza con così tante regole che mai si potrebbe attuare e lasciamo anche perdere le nuove elezioni visto anche che i tempi necessari per riorganizzarle sarebbero tali da far “morire l’agonizzante” .

Non rimane quindi che una sola soluzione: formare un Governo con l’unione di almeno due dei tre contendenti; le possibili soluzioni sono PD-M5S, PD-PDL, PDL-M5S alle quali aggiungerei anche PD-PDL-M5S (perché anche se si unissero in tre non ci sarebbe niente di strano e oltre tutto non ci sarebbe neanche un escluso e probabile oppositore).

Così facendo visto dagli elettori, sarebbero accontentati i due terzi di essi (se non addirittura i tre terzi) e si potrebbe formare un Governo che cominci ad affrontare i problemi più importanti e cioè economia, sprechi, tasse, crescita e occupazione. Tutte cose che tutti ritengono di dover affrontare e anche di estremo interesse per la cittadinanza indipendentemente dal credo politico.

Certo il PD dovrebbe rinunciare ad affrontare subito il “conflitto d’interessi” e magari il PDL e M5S alla lotta alla corruzione, e queste cose pur importantissime finirebbero per essere un po’ rimandate; d’altra parte se non si fa questa unione non c’è nessuna speranza che queste cose siano affrontate, ma in più non sarebbero affrontate, come stiamo vedendo appunto in questo periodo, neppure quelle che ho citato prima che rappresentano l’indispensabile.

Ora se esaminiamo le tre correnti vediamo che M5S ha dichiarato che non intende allearsi con NESSUNO, il PD sarebbe disposto solo ad allearsi con M5S (che non ne vuole sapere) e il PDL da tempo dice di essere disponibile ad allearsi con il PD (che a sua volta non ne vuol sapere); immagino che il PDL sarebbe disponibile anche ad allearsi con M5S, ma ha evitato di bussare alla sua porta soltanto per non ricevere un rifiuto.

Quello che a me pare assurdo, e ora lo posso dire anche con maggior forza dopo le ultime affermazioni di Renzi, è l’ostinazione di Bersani che preso da un odio profondo per la persona BERLUSCONI, recita la parte di Sansone che piuttosto intende morire con tutti i filistei!

Questo è un atteggiamento assurdo che attraverso l’odio che lui nutre per un leader suo antagonista, lo mette in contrapposizione con milioni di elettori del PDL (e ricordo ancora che rappresentano un terzo dei votanti), colpendo loro ed insieme a loro anche tutti i propri elettori.

Quando si è in politica se si è eletti, magari con un buon margine di maggioranza, ci si prodiga per tutti i cittadini, non soltanto per i propri elettori; credo che quando il margine è minimo, come nel nostro caso, bisognerebbe ancor più essere attenti anche ai desideri di chi è dall’altra parte, e tanto più se poi la situazione è grave e quando ogni anche minimo irrigidimento può provocare danni enormi a TUTTI. Insomma l’odio per il leader antagonista non può assolutamente giustificare l’arroccamento a cui stiamo assistendo.

Ed invece si continua così provocando finanche il risentimento di personaggi quale Renzi che ha in fondo detto come me che il 95% degli italiani vuole che siano affrontate poche cose importanti e che se queste le affronterà Bersani o qualcun altro o tutti insieme andrà sempre bene, mentre la squadra che lo farà avrà molto meno importanza.

Per chiudere il discorso dell’odio, mi riviene alla mente quanto scrissi nell’aprile del 2009 a proposito dell’Anti-Berlusconismo dove mi riferivo all’atteggiamento di tantissimi cittadini non di destra i quali combattevano la destra non con critiche costruttive ma con un odio profondo per il leader Berlusconi.

Ho degli amici con i quali non posso neanche parlare di eventuali anche buone idee di quel politico, perché rifiutano il dialogo dicendo: “io di quel personaggio non voglio neanche parlare”.

Tutto ciò è disdicevole e anche poco corretto se è un atteggiamento di qualche cittadino comune, ma se questo odio a livello “fisico” è di un politico che lo ostenta quasi come una bandiera, allora è assolutamente illogico, per niente politico e quasi sempre finisce per ritorcersi proprio contro chi lo pratica.
  
Tornando ai problemi dell’Italia dirò che sono sempre stato un elettore di destra, oggi invece non sono più elettore di nessuno, e vorrei soltanto che QUALCUNO risolvesse i problemi che abbiamo; mi rimetterei alle soluzioni di Bersani, di Renzi, di Berlusconi, di Alfano di Grillo o di chiunque altro, purchè qualcuno di loro o tutti insieme affrontassero e risolvessero i problemi che ho elencato.

Ma è importante RISOLVERLI non elencarli, come ho detto più volte; non mi piace sentire Bersani quando dice che Grillo DEVE DIRE CHE VUOL FARE, mentre lui stesso non ha mai detto cosa intende fare se non che farà il CAMBIAMENTO: ma diavolo che cavolo è questo cambiamento? E’ una parola generica che significa tutto e niente, che potrebbe essere un toccasana o un disastro se solo si sapesse che cosa deve cambiare e come cambierà; ma forse lui preferisce lasciare liberi chi lo ascolta di immaginare ciascuno il cambiamento desiderato, così da accontentare tutti e nessuno. 

Confrontatelo con Berlusconi il quale ha detto TOGLIERO’ L’IMU e restituirò quello del 2012, tasse ZERO per 5 anni agli imprenditori che assumeranno. Sono cose tangibili, magari impossibili da realizzare per mille ragioni, ma per la miseria non hanno paragoni in quanto a concretezza con la promessa di un CAMBIAMENTO.

Durante la campagna elettorale ho sentito un giornalista che diceva che l’atteggiamento del PD non è quello di chi ha le idee chiare di cosa intende fare e che quindi cerca di vincere le elezioni per iniziare a mettere in pratica le sue soluzioni; invece il PD sembra che sia impegnato prima di tutto a vincere le elezioni, così poi, solo dopo aver vinto, si metterà a studiare come risolvere i tanti problemi.

Ma mentre stavo scrivendo queste righe sta giungendo notizia che anche Franceschini, oltre a Renzi e poi Casini e altri hanno finalmente capito che PD e PDL devono assolutamente parlarsi e formare un governo insieme per risolvere subito i problemi economici e occupazionali della nazione.

Bersani, si sta addolcendo, e dovrà fare per forza MACCHINA INDIETRO e naturalmente, dopo tutto l’odio che ha sventolato per mesi dovrà cambiare musica, e la cosa non gli gioverà certamente; d’altra parte se non lo farà lui, ci sarà qualcun altro del suo partito che lo farà al posto suo ed allora state certi che con questo rischio finirà non dico per baciare le mani a Berlusconi, ma dovrà cambiare completamente registro.

Se fosse stato più accorto ed avesse accondisceso ad un accordo da subito, lo avrebbe potuto fare in una posizione di predominio ed invece non avendo avuto l’acume di capirlo a tempo ora lo farà se non da subalterno almeno da paritetico!   

Intanto Berlusconi con i suoi ultimi otto punti (anche questa volta proposte di soluzioni e non elenco di problemi da risolvere) dovrà essere ascoltato e sia se lo aiuteranno, sia se lo ostacoleranno gli forniranno un sicuro guadagno di voti nelle future elezioni.

Se la politica è anche furbizia, chi è il più furbo? Ecco forse il motivo dell’odio! 
  

Franco Fellicò 

lunedì 28 gennaio 2013

Regole, regole e sempre nuove Regole


Ma pensateci bene, sembrano tutte fatte apposta per peggiorare la situazione già difficile in cui siamo. 

E come ho sempre affermato, non vi sembra che adottando scelte esattamente OPPOSTE si sarebbero ottenuti risultati migliori?

Come dimostrazione voglio citare le ultime due notizie ascoltate alla TV:

1.
E’ stato deciso che il licenziamento di una colf, anche per giusta causa, debba costare al datore di lavoro € 480 per ogni anno di lavoro prestato dalla colf, il rateo della tredicesima per l’anno in corso e anche circa 1.500 euro da versare all’INPS.

2.
I cani di qualunque razza e taglia sono entrati a far parte delle spese considerate dal redditometro.

Prendo spunto da queste due ultime decisioni per osservare, in linea con le prime affermazioni di questo scritto, che entrambe queste decisioni saranno motivo di numerosi fatti fortemente negativi.

Per quanto riguarda la prima, ho subito avvertito mia figlia madre di un bebè di 5 mesi, di stare ben attenta nel pensare di farsi aiutare nei lavori di casa da una qualsiasi persona, visto che deve tener conto che la cifra che dovrà pagarle verrebbe aumentata di circa un 40% a causa di tutti gli obblighi di legge previsti.

Non ritenendomi l’unico ad aver avuta questa reazione, immagino che questo ragionamento sia stato fatto da una moltitudine di cittadini italiani e dunque la “nuova pensata”, anche se chi l’ha inventata ritiene che il saldo per l’INPS sarà positivo, dimostra ancora una volta che NESSUNO dei nostri amministratori ha l’acume di tener conto delle reazioni che ogni azione provoca.

In un momento in cui una larga parte dei cittadini ha la necessità quanto meno di valutare con estrema attenzione le spese a cui va incontro, c’è chi, invece di adoperarsi per alleviare questi problemi, pensa a come “succhiare” altri soldi al popolo sia pure per destinarli ad un assistenzialismo che molto probabilmente sarà sfruttato da una buona quantità di falsi aventi diritto.

Si decide considerando sempre e solo qualche vantaggio e non si fa mai mente locale a tutti gli svantaggi che ogni decisione realizza.

Ma possibile che nessuno ha neanche immaginato la naturale contrazione dell’offerta di lavoro che la “pensata” produrrà? Ed è il caso di non tener conto di questa certezza, proprio nel momento in cui lo Stato dovrebbe mettere in atto ogni azione atta invece ad incentivare le offerte di lavoro?.

Ma non pensate che invece bisognerebbe premiare in qualche modo chi utilizza un po’ del poco denaro rimastogli per dar da mangiare a chi ne ha bisogno, piuttosto che tassarlo per averlo fatto?

E passo all’altra “nuova pensata”, quella dei cani. La stupidità di quest’altra nuova idea deriva dal fatto che essa vorrebbe essere un nuovo “aggiustamento” ai complicati calcoli del redditometro.

“Errare è umano, ma perseverare è diabolico”, questo mi è venuto in mente sentendo la notizia; ed infatti è diabolico che mentre l’intero Paese di tartassati e anche di buona parte dei tartassatori si sta rendendo conto dell’assurdità del redditometro, c’è qualcuno dotato evidentemente di paraocchi,  che pensa a come rendere ancora più astruso il provvedimento.

Ma forse il legislatore, valutando teoricamente e a modo suo il costo che un cane ha per il proprio padrone, voleva cercare di far diventare “non congrui” anche i barboni che dormono nelle strade in compagnia non di uno ma di alcuni cani?

Le naturali reazioni che questa idea sta provocando sono subito venute fuori; sono già molti quelli che non fanno più inserire il chip sotto pelle al proprio cane, molti altri non li vaccinano più, aumenteranno i cani abbandonati, e aumenterà comunque l’illegalità perché ci sarà un altro motivo per nascondere quello che si possiede al fisco. Quindi, come sempre, questa novità peggiora la società, mortifica i cittadini e li istiga ancor più all’evasione. Bel risultato, no?

Approfitto per sottolineare, e non sono il solo, come anche la “invenzione” del redditometro sta servendo principalmente a scoraggiare ogni acquisto e non dei super ricchi che rimangono sempre fuori da ogni intervento e che essendo comunque pochi hanno poca influenza sui consumi, ma del ceto medio che fino a qualche tempo fa costituiva forse l’unica categoria di persone che poteva mettere un po’ di danaro in circolo consentendo alle aziende di vendere e di conseguenza di pagare le tasse.

A me pare che se un cittadino evade le tasse lo sa bene, perché se lo fa, lo fa scientemente; dunque il “redditest” disponibile in rete serve solo a far capire ai contribuenti se il fisco con i suoi astrusi parametri teorici li considererà evasori o non, indipendentemente dall’esserlo veramente; esso probabilmente finirà per essere usato solo per verificare se una certa spesa che vorrebbe fare utilizzando dei risparmi ottenuti magari mangiando meno, sarà accettata come congrua dal fisco; se come spesso accadrà, il risultato sarà “non congruo”, la spesa nella maggioranza dei casi non verrà più fatta, e ciò produrrà soltanto una riduzione dei consumi tutt’altro che utile.

E non serve a nulla affermare che se si riesce a giustificare la spesa non congrua, non si ha nulla da temere, perché sappiamo tutti bene l’atteggiamento da strozzini che hanno gli impiegati dell’organizzazione.

Personalmente, io preferirei poter chiedere PRIMA all’Agenzia delle Entrate se data certa una mia situazione economica, mi posso PERMETTERE o non un acquisto, in maniera da avere una approvazione scritta già nelle mani, e non dover rischiare pur avendo agito onestamente, di incontrare un impiegato maldestro che non voglia sentire ragioni; lo so, c’è sempre la commissione tributaria a cui ricorrere, ma visto che mi è già capitato, se anche mi daranno ragione (e non è detto) dovrò tribolare con la giustizia, gli avvocati e alla fine con la “compensazione delle spese” che ABITUALMENTE E SENZA RAGIONE i giudici decidono di aggiungere nelle sentenze, anche se favorevoli al cittadino, quando dall’altra parte c’è lo Stato.    

Per concludere dirò che al momento in Italia per un cittadino che faccia parte del ceto medio, la situazione è la seguente:

1.
Sugli ultimi 1000 euro guadagnati, ne versa 410 subito al fisco come trattenuta alla fonte;

2.
Se decide di utilizzare i 590 euro che gli sono rimasti e acquista un bene qualsiasi, ne versa sotto forma di IVA altri 102 provocando anche un ulteriore introito per lo Stato dovuto alle tasse che paga il venditore sul suo guadagno (circa altri 70 euro)

3.
Da quanto detto sopra 1000 euro incassati da un cittadino di ceto medio gli consentono di acquistare un bene il cui valore reale completo anche del guadagno di chi lo vende è di euro 488; il fisco invece, su quei 1000 euro guadagnati da un cittadino con il suo lavoro, incassa all’incirca euro 658.

4.
E dopo tutto questo il cittadino, prima di decidere di utilizzare i suoi soldi guadagnati onestamente e versando tutto quanto gli è stato imposto al fisco, deve desiderare di poter chiedere il permesso a quest’ultimo di poter utilizzare quei soldi.

Ma viviamo in un Paese libero o questo è uno Stato di Polizia?   

Sia ben chiaro che non intendo stendere un “velo pietoso” su chi evade; ma ritengo che ci debbano essere ben altri mezzi per combattere gli evasori alcuni dei quali già messi in atto, metodi che non infonoano negli onesti la PAURA di spendere e che non rischiano di creare un enorme contenzioso.     

Franco Fellicò

martedì 21 agosto 2012

Ex Presidente della Camera


Luciano Violante, ex Presidente della Camera ha detto (sono le testuali parole ascoltate in TV dalla sua bocca):

Ogni detenuto costa allo Stato 140 euro al giorno e questo significa che il suo costo è di 4.200 euro al mese, dunque… (e qui io mi aspettavo che dicesse quello che io vado dicendo da tempo e cioè che se li facessimo lavorare potremmo recuperare un po’ delle spese che ci costano) …se noi dessimo loro 2.000 euro al mese pregandoli di non più delinquere, lo Stato potrebbe risparmiare 2.200 euro al mese per ciascuno di loro”.

Dopo questa affermazione, l’unica cosa che mi viene in mente è che il vecchio Presidente della Camera dovrebbe essere rinchiuso non in un carcere, ma in un manicomio.

La sua affermazione è di una stoltezza unica e anche se fosse fatta senza la vera intenzione di operare questo intervento, non è degna neanche di un ragioniere da quattro soldi.

Ma come possiamo aver avuto fiducia in simili figure? Non si vergogna l’individuo di sentirsi trasmesso per TV nel proferire delle parole così dissennate?

Io stento a crederci, ma le mie orecchie e i miei occhi lo hanno sentito e visto sullo schermo televisivo e quindi senza ombra di dubbio.

Non voglio influenzare nessuno, ma chiunque leggerà questa informazione potrà trarre le debite conclusioni.

Oh! per chi non ci credesse ho trovato il video, ascoltatelo:
http://www.rainews24.rai.it/it/video.php?id=29257

E se vi va leggete anche qui:
http://infosannio.wordpress.com/2012/08/22/stipendio-ai-carcerati-per-luciano-violante-una-soluzione-per-risparmiare/

Franco Fellicò